𝘾𝙖𝙧𝙤 𝙄𝙜𝙤𝙧,

Oggi è arrivato quel triplice fischio che non avremmo mai voluto sentire. Te ne sei andato 𝗮 𝘀𝗼𝗹𝗶 𝟱𝟴 𝗮𝗻𝗻𝗶, dopo aver lottato contro quel tumore al colon che tu stesso, con amara lucidità, avevi definito come una "partita iniziata sotto 3-0". E l'hai giocata tutta, fino all'ultimo respiro, con la stessa indomabile 𝗴𝗿𝗶𝗻𝘁𝗮 che mettevi in campo e con un'immensa dignità, riuscendo ad accompagnare 𝘁𝘂𝗮 𝗳𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗡𝗼𝗲𝗺𝗶 𝗮𝗹𝗹'𝗮𝗹𝘁𝗮𝗿𝗲 solo poche settimane fa, per la tua ultima apparizione pubblica.

Ci hai salutati lasciando alla tua famiglia e a tutti noi appassionati parole che spezzano il cuore, ma che raccontano perfettamente l'uomo che eri: "𝗤𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝘀𝗽𝗹𝗲𝗻𝗱𝗶𝗱𝗼 𝘃𝗶𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼, 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝘁𝗮, 𝗲̀ 𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗹 𝗳𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗼 𝗳𝗶𝗻𝗮𝗹𝗲...".

Sì, Igor, è stato un viaggio splendido. Sei stato uno degli ultimi eroi romantici del nostro calcio. Unico e inimitabile, capace di un'impresa storica: laurearsi capocannoniere in Serie A, in Serie B e in Serie C. Ma i numeri, i record e le statistiche non spiegheranno mai fino in fondo cosa hai rappresentato. 𝗡𝗼𝗻 𝗵𝗮𝗶 𝗺𝗮𝗶 𝗶𝗻𝘀𝗲𝗴𝘂𝗶𝘁𝗼 𝗮 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗶 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗶 𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗶 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗼𝗻𝗮𝗿𝗶 delle superpotenze; tu avevi bisogno di piazze vere, calde e viscerali, e dell'affetto della gente. Sei diventato un Re a Bari, hai toccato il cielo a Livorno legando il tuo nome in modo indissolubile alla città, ti sei fatto voler bene e rispettare ovunque, da Messina a Napoli, passando per la Lazio.

Sai quando ci hai fatto davvero innamorare tutti di te? Rispondere quando gonfiavi le reti sarebbe troppo facile, tu ci hai fatto innamorare di te nei momenti difficili, quando hai saputo versare lacrime in campo, dare tutto per le maglie che hai indossato anche quando le cose non sono andate bene. Hai messo nel rettangolo verde tutte quelle qualità che erano parte dell'uomo Igor. Questo il tuo lascito a tutti noi: un esempio non da seguire ma a cui ispirarsi per migliorare nel quotidiano.

Per tutti noi che per mestiere raccontiamo questo sport, non eri solo "Lo Zar" dell'area di rigore. Eri una persona schietta, intelligente, dotata di una sensibilità rara e di valori profondi. Ci hai ricordato, a parole e con i fatti, che il calcio può e deve ancora essere appartenenza, sudore, fatica e amore per la propria gente.

Oggi non piangono solo Livorno e Bari. 𝗢𝗴𝗴𝗶 𝘁𝗶 𝗽𝗶𝗮𝗻𝗴𝗲 𝗰𝗵𝗶𝘂𝗻𝗾𝘂𝗲 𝗮𝗺𝗶 𝗹𝗮 𝘃𝗲𝗿𝗮 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗮𝗹𝗰𝗶𝗼, quello fatto di 𝗯𝗮𝗻𝗱𝗶𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶 𝗮𝗺𝗺𝗮𝗶𝗻𝗮𝗻𝗼 e di 𝘂𝗼𝗺𝗶𝗻𝗶 𝗽𝗲𝗿𝗯𝗲𝗻𝗲.

𝗚𝗿𝗮𝘇𝗶𝗲 per le emozioni che ci hai regalato, per le esultanze sincere e per il meraviglioso esempio di umanità che sei stato, in campo e nel corso di questa tua ultima, difficilissima partita.

𝗙𝗮𝗶 𝗯𝘂𝗼𝗻 𝘃𝗶𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼, 𝗭𝗮𝗿. 𝗘 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗮 𝘁𝗶 𝘀𝗶𝗮 𝗹𝗶𝗲𝘃𝗲.

Sezione: In Copertina / Data: Ven 19 giugno 2026 alle 13:40
Autore: Nicolas Lopez
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