Un percorso graduale, costruito mattone dopo mattone, senza l'illusione di ricalcare modelli già consolidati. L'Atletico Ascoli rappresenta oggi un esempio di crescita organica nel panorama del calcio dilettantistico italiano, frutto di una visione chiara e di un lavoro costante che ha attraversato diverse categorie fino all'approdo nella Serie D.
La filosofia alla base del progetto è stata illustrata dal presidente Clerici, che ha sottolineato l'importanza di tracciare una rotta autonoma in un territorio dove la tradizione calcistica affonda radici profonde. «Quando ti trovi in una città in cui il calcio ha una storia così radicata - dice il presidente Clerici al Corriere Adriatico - pensare di emulare è forse l'errore più grande. Bisogna compiere la propria strada e trovare un'identità chiara».
La genesi dell'attuale realtà sportiva affonda le proprie origini in una storia carica di significato umano. Il Ciabbino, formazione da cui deriva l'Atletico Ascoli, nacque infatti per onorare la memoria di un giovane scomparso prematuramente. Quel tributo sentito si trasformò nel tempo in un progetto sportivo capace di conquistare traguardi importanti, partendo dalla Prima Categoria per arrivare all'Eccellenza, prima della definitiva evoluzione in Atletico Ascoli e del successivo salto in Serie D.
La struttura organizzativa mantiene ancora oggi un carattere distintivo. «È praticamente una gestione familiare - spiega - dove tutti i componenti sono cresciuti con la società», ha dichiarato Clerici, evidenziando come il legame personale con il club rappresenti un elemento fondante dell'intera organizzazione.
Operare nel territorio ascolano, dove il legame con l'Ascoli Calcio rappresenta un elemento identitario forte per la comunità, ha richiesto un approccio particolare. Il club ha scelto la via dell'umiltà e della dedizione, costruendo progressivamente il proprio spazio senza forzature né ambizioni eccessive.
«Nel nostro piccolo il successo è dovuto all'attaccamento di tutte le componenti e ogni figura, dal magazziniere ai dirigenti, contribuisce alla crescita della società. Un'identità chiara, sintetizzata dall'equazione con l'educazione», ha affermato il presidente, evidenziando come ogni ruolo all'interno della società rivesta pari dignità e importanza nel processo di sviluppo complessivo.
Il valore educativo emerge come principio cardine, un elemento che trascende la mera dimensione agonistica per diventare missione formativa, particolarmente nei confronti delle nuove generazioni.
Paradossalmente, l'assenza di un territorio circoscritto di riferimento non ha impedito alla società di creare un senso di appartenenza. «Non abbiamo una città, un quartiere, ma abbiamo questa sede, questa è la nostra forza», spiega Clerici, individuando nella struttura stessa il punto di aggregazione e il fulcro dell'identità collettiva.
Questa peculiarità, che potrebbe apparire come una limitazione, è stata trasformata in un elemento di coesione, dimostrando come l'autenticità e la professionalità possano supplire alla mancanza di radicamento territoriale tradizionale.
L'attività organizzativa che sostiene il progetto sportivo procede incessante, spesso lontano dai riflettori. Giusy Paoletti, segretaria della società, ha descritto un impegno che non conosce pause: «Il campionato praticamente non finisce mai - spiega - si parte a luglio con iscrizioni e documenti e poi si va avanti tra tesseramenti, rapporti con famiglie e federazioni».
Il passaggio dalla dimensione locale alla Serie D ha comportato trasformazioni significative anche sul piano burocratico e relazionale. «Ti rapporti con realtà che si comportano come quelle dei professionisti, anche se sei ancora dilettante», dice Giusy quasi sorpresa, evidenziando il salto qualitativo richiesto nella gestione quotidiana delle pratiche amministrative e dei rapporti istituzionali.
Sul versante tecnico-sportivo, il direttore sportivo Mario Marzetti ha tracciato un quadro delle difficoltà concrete che caratterizzano la partecipazione alla quarta serie nazionale. «La Serie D è dura - sottolinea - molti di noi fanno un doppio lavoro ed il sacrificio è fondamentale per andare avanti. Le giornate sono lunghe, tra lavoro, campo e gestione della squadra, ma l'obiettivo resta quello di migliorarsi costantemente. Il sogno è grande, anche se accompagnato da realismo».
La doppia attività lavorativa di numerosi componenti dello staff rappresenta una testimonianza eloquente della natura ancora dilettantistica del progetto, nonostante il livello raggiunto. Il sacrificio personale emerge come ingrediente indispensabile per mantenere competitiva una struttura che deve confrontarsi con realtà talvolta dotate di mezzi superiori.
L'approccio della dirigenza combina ambizione e concretezza. La consapevolezza delle proprie potenzialità si accompagna alla piena coscienza che il percorso di sviluppo richiede gradualità e pazienza. I risultati sul campo rappresentano lo strumento principale per costruire quel seguito di pubblico capace di fornire ulteriore motivazione e sostegno al progetto.
L'Atletico Ascoli si presenta dunque come una realtà che ha saputo conquistare la propria dimensione attraverso coerenza, dedizione e un'identità ben definita. In un panorama calcistico spesso dominato da logiche di breve periodo e dall'inseguimento di modelli esterni, la scelta di costruire un percorso autonomo, radicato nei valori dell'educazione e dell'autenticità, rappresenta un approccio controcorrente che sta dando i suoi frutti. La sfida per il futuro sarà quella di consolidare quanto costruito, continuando a crescere senza tradire i principi che hanno guidato il cammino fin qui compiuto.
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