Due indizi fanno una prova, ma tre certificherebbero una crisi che L’Aquila, in questo momento cruciale della stagione, non può assolutamente permettersi. Un misero punto raccolto negli ultimi centottanta minuti – frutto del rocambolesco e nervoso 2-2 strappato per i capelli al Giulianova e del sanguinoso scivolone (3-2) contro il Sora – ha improvvisamente fatto scattare l'allarme rosso in casa abruzzese.
Il quarto posto, che fino a un paio di settimane fa sembrava una fortezza inespugnabile, ha ora le mura crepate. E la trasferta di domenica contro la Vigor Senigallia ha tutto il sapore della più classica delle trappole.
L'aspetto più affascinante – e al contempo frustrante per i tifosi – di questa flessione è che L'Aquila resta una corazzata con una potenza di fuoco illegale per la categoria. Parliamo del quarto miglior attacco del Girone F (48 reti), dietro solo ai tre "mostri" Teramo, Ostiamare e Ancona che fanno un campionato a parte. Ma il calcio, si sa, non è una scienza esatta.
I numeri dicono che ben 30 di questi 48 gol portano due firme specifiche, incise a fuoco sulle difese avversarie: Claudio Sparacello e Luca Di Renzo. I primi due cannonieri del girone, i due totem del tecnico Mauro Chianese. Eppure, proprio nel momento in cui la squadra ha più bisogno dei suoi "Gemelli del Gol", il meccanismo si è inceppato a metà.
È qui che la sfida del "Bianchelli" di Senigallia assume i contorni del thriller psicologico. Attualmente, l'attacco dell'Aquila vive una spaccatura netta. Da una parte c'è un Claudio Sparacello in totale trance agonistica: il numero 19 va a segno da tre gare consecutive, caricandosi letteralmente la squadra sulle spalle e sbloccando il match in due occasioni. È l'uomo della provvidenza, il faro nella nebbia di queste ultime settimane.
Dall'altra parte, però, c'è il mistero di Luca Di Renzo. Il numero 9 rossoblù è fermo al palo da un mese esatto. Era l'8 febbraio quando gonfiò la rete contro l'Unipomezia. Da allora, un digiuno che per un predatore d'area di rigore come lui è un'eternità. Trenta giorni di sportellate, frustrazione e reti inviolate. L'allenatore Mauro Chianese sa perfettamente che per uscire indenni dalle Marche non basterà il solo "fuoco" di Sparacello: serve risvegliare l'istinto da killer di Di Renzo. Quando i due girano all'unisono, L'Aquila diventa ingiocabile; quando uno dei due si spegne, la squadra perde il suo baricentro offensivo.
Il contorno della prossima giornata aggiunge ulteriore pepe alla sfida. L'Atletico Ascoli, distante ormai solo due lunghezze e reduce da un momento d'oro (tre vittorie e un pari nelle ultime quattro), osserva interessato dalla sua gara contro l'Unipomezia, pronto a mettere la freccia per il sorpasso. Dal canto suo, la Vigor Senigallia (sesta a -7 dagli abruzzesi) sente odore di sangue: battere L'Aquila domenica non significherebbe solo regalare una gioia al proprio pubblico, ma riaprire clamorosamente i giochi per le posizioni nobili della classifica.
Per L'Aquila è il momento di guardarsi negli occhi. Non c'è più margine per gli errori o per i cali di tensione visti contro il Sora. Domenica a Senigallia non conteranno solo gli schemi, ma la fame. E quella, dalle parti del Gran Sasso, deve passare inevitabilmente per i piedi dei suoi due tenori. Sparacello per continuare a volare, Di Renzo per ritrovare le ali.
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