Se qualcuno vi dice che il calcio dilettantistico è fatto solo di campi polverosi e pochi intimi infreddoliti sulle gradinate, fategli fare un giro a Barletta in queste ore. Fin dalle prime luci di lunedì, le vie adiacenti ai botteghini si sono trasformate in un serpentone umano. Tremila abbonati in fila per la prelazione, in attesa che giovedì si scateni la caccia al biglietto in vendita libera. L'obiettivo? Raggiungere quota 7.500 spettatori. Numeri che farebbero invidia a mezza Serie B, ma che qui servono a fare da cornice alla madre di tutte le partite.
Domenica, infatti, non si gioca semplicemente Barletta-Martina. Si gioca una fetta gigantesca di Serie C. A guardare la classifica viene le vertigini: 51 punti a testa. Un condominio al primo posto che nessuna delle due ha intenzione di condividere ancora a lungo. E la bellezza di questa sfida risiede proprio nel modo, diametralmente opposto, in cui le due squadre sono arrivate fin qui, cavalcando le rispettive strisce d'oro.
Da un lato c'è il Barletta, trasfigurato dalla "cura Paci". Quando la dirigenza ha deciso di dare il benservito a Massimo Pizzulli, la piazza mormorava. Oggi, quei mormorii si sono trasformati in boati di esultanza. Sette vittorie consecutive hanno spazzato via ogni dubbio. Paci ha costruito una macchina cinica e spietata: un bunker difensivo capace di anestetizzare gli avversari, unito alla freddezza dei sicari quando c'è da colpire negli ultimi sedici metri. Non rubano l'occhio, forse, ma rubano l'anima a chi se li trova di fronte.
Dall'altro lato del ring c'è però un Martina che non ha la minima intenzione di fare da vittima sacrificale. I ragazzi di Beppe Laterza sbarcano nella bolgia biancorossa forti di sei vittorie di fila, ma soprattutto di un'identità di gioco che incanta. La creatura forgiata sotto l'ala della società di Lacarbonara gioca un calcio coraggioso, propositivo, sfacciato. Non fanno calcoli, non si rintanano in casa e non tremano in trasferta. Hanno rincorso, agganciato la vetta e ora sentono l'odore del sangue.
Sarà una partita a scacchi giocata in una polveriera. La solidità pragmatica del Barletta contro le trame avvolgenti del Martina. In palio non c'è la matematica certezza della promozione, sia chiaro: il campionato è ancora lungo. Ma chi uscirà vivo dai 90 minuti di domenica, supportato o fischiato da 7.500 cuori in fiamme, non prenderà solo tre punti. Prenderà l'inerzia psicologica di un'intera stagione.
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