Il presidente agrigentino Giovanni Castronovo si rivolge con un'accurata lettera alle massime cariche della Figc siciliana. Riportiamo di seguito il testo.
Quale Presidente della società di calcio “U.S.D. Akragas Città dei Templi”, militante nel girone A del campionato di Eccellenza, con riferimento alla gara Akragas – Ribera, disputata in data 18.12.2011 presso lo stadio Esseneto di Agrigento, osserva quanto segue.
Saranno già noti alle SS.LL. i gravi fatti accaduti nella gara in argomento, posto che tutti i media isolani, nella giornata odierna, hanno dato ampio risalto a quanto verificatosi presso lo stadio comunale di Agrigento.
In ogni caso, per una Vostra maggiore conoscenza, sintetizzo l’occorso.
Dinnanzi ad una stupenda cornice di pubblico (circa 2 mila spettatori) l’Akragas, dopo un primo tempo giocato a livelli ottimali, era in vantaggio sul Ribera per 1 – 0.
Fin qui tutto si era svolto secondo canoni di assoluta normalità, e la terna arbitrale composta dal sig. Alessandro Colinucci della sezione di Cesena e dagli assistenti di linea Purpi e Bruno della sezione di Palermo (accolti con la massima ospitalità, avendo ricevuto in dono, così come è nostra consuetudine fare con tutte le terne arbitrali, i templi di Agrigento), avevano diretto la gara in maniera ottimale.
Nel corso dell’intervallo, essendomi recato presso lo spogliatoio degli arbitri al fine di offrire loro the caldo o altre bevande, constatavo, con grande stupore, che il secondo assistente, Alessandro Bruno della sezione di Palermo, riceveva una chiamata e si intratteneva con il suo interlocutore per alcuni minuti.
Avendo sentito che quest’ultimo aveva interrotto la sua conversazione bussavo alla porta dello spogliatoio, e dopo aver chiesto cosa fosse gradito alla terna arbitrale bere, venivo inspiegabilmente cacciato fuori in malo modo.
Orbene, pur non sapendo fornire una giustificazione a questo comportamento irriguardoso nei confronti di chi si era semplicemente proposto di offrire, a titolo di cortesia qualcosa da bere, riprendevo il mio posto in panchina, essendo nell’occasione indicato in distinta come dirigente accompagnatore.
Iniziato il secondo tempo della gara mi rendevo immediatamente conto del mutato atteggiamento nei nostri confronti da parte dell’arbitro Colinucci e del secondo assistente Bruno, i quali iniziavano ad assumere decisioni e provvedimenti pregiudizievoli per la mia squadra.
Fino a quel momento non ho avuto particolari sospetti circa un’eventuale condotta arbitrale posta in essere deliberatamente per danneggiarci; e ciò anche allorquando l’arbitro, con un provvedimento discutibile espelleva il nostro calciatore Giuseppe Nobile per presunte scaramucce (che le immagini televisive dimostravano essere inesistenti, atteso che era il Nobile ad aver ricevuto un pestone da parte di un difensore riberese e che per tale ragione si era istintivamente divincolato) avvenute all’interno dell’area di rigore prima dell’esecuzione di un calcio d’angolo.
A circa 20 minuti dalla fine dell’incontro accadevano dei fatti incresciosi che, collegati con altri fatti che da qui a breve esporrò mi portavano ad avere la quasi certezza che il sig. Alessandro Bruno, ma anche il sig. Alessandro Colinucci avevano deciso di penalizzarci gravemente.
E la prima dimostrazione di ciò era data dall’espulsione del nostro giocatore Mariano Russo, reo a giudizio dell’assistente Bruno che, dopo aver alzato la bandierina ed attirato l’attenzione dell’arbitro, segnalava il compimento di condotta antisportiva e violenta da parte del Russo ai danni di un calciatore del Ribera, il tutto senza che vi fosse alcun giocatore riberese per terra ovvero avesse invocato l’intervento arbitrale per un qualche danno subito.
Dopo pochi secondi, sempre il nostro solerte ed impeccabile secondo assistente, alzata ancora una volta la bandierina, e chiamato a sé il direttore di gara, invitava ad allontanare dal terreno di gioco un altro calciatore.
Tutti i presenti allo stadio pensarono che stava per essere espulso un giocatore del Ribera, reo di reciproche scorrettezze con il Russo; ed invece, in modo clamoroso, il sig. Colinucci mostrava il cartellino rosso al calciatore akragantino Giuseppe Guastella, colpevole di non si sa bene quale tipo di infrazione.
È di palmare evidenza che la gara, fino a quel momento condotta meritatamente dall’Akragas mutava totalmente; e così gli increduli calciatori del Ribera, in superiorità numerica di ben tre unità (pensando che quanto prima accaduto era un gradito omaggio natalizio anticipato da parte di qualche misterioso benefattore), approfittavano della circostanza realizzando agevolmente due reti, vincendo così la gara.
Terminata la gara i giocatori tutti ed i dirigenti mostravano le loro rimostranze, in modo veemente ma civile nei confronti dei due “colpevoli”.
In particolare il sottoscritto si dirigeva, dapprima nei confronti dell’arbitro, manifestando tutto il proprio disappunto (il quale mi rispondeva “stai zitto terrone”), e poi nei riguardi del sig. Alessandro Bruno, che mi zittiva dicendomi “tanto voi in D non ci andate”.
A seguito di ciò mi era chiaro il quadro di tutto ciò che dalla fine del primo tempo alla fine della gara era accaduto.
Ed invero, attraverso una ricostruzione logica dei fatti sopra rassegnati, anche il più sprovveduto degli umani avrebbe avuto la possibilità di comprendere che, nella mente dell’arbitro e del secondo assistente vi era un progetto ben preciso finalizzato a penalizzare e danneggiare pesantemente l’USD Akragas Città dei Templi, favorendo altra società antagonista.
Si dice che il sospetto è l’anticamera della verità, che più indizi formano una prova e che vox populi vox Dei.
Orbene, credendo che gli antichi proverbi hanno un fondamento di verità per le cose attuali, circola insistentemente nel contesto calcistico isolano e non una voce (non so quanto fondata, non essendo mio compito effettuare indagini), un accordo secondo il quale l’Alcamo sarebbe la squadra già designata a vincere il torneo di eccellenza girone A.
Ripeto ancora questa è soltanto una voce, ma visto che è nota da tempo a diversi addetti ai lavori, ritengo che la stessa vada verificata e vagliata, alla luce di talune notizie apparse nei siti sportivi agrigentini secondo cui, non so bene con che modalità sarebbero stati riscontrati contatti su Facebook tra il sig. Alessandro Bruno e taluni soggetti gravitanti o vicini all’Alcamo Calcio, nonché, nella settimana che ha preceduto la gara in argomento, contatti tra il Bruno e l’arbitro Colinucci, sempre attraverso network sopracitato.
Sulla scorta di quanto appena rassegnato, pare conforme a giustizia chiedere:
1) l’immediata apertura di un’inchiesta da parte della Procura federale, volta ad accertare eventuali anomalie, irregolarità o accordi illeciti con riferimento alla partita di calcio in oggetto;
2) l’autorizzazione a procedere per le vie legali ordinarie nei confronti dei sigg. Alessandro Bruno e Alessandro Colinucci per eventuali fatti di reato dagli stessi commessi, ivi compreso il fatto che, a seguito delle loro condotte arbitrali illecite, hanno turbato l’ordine pubblico e la sicurezza nell’area adiacente lo stadio comunale di Agrigento;
3) l’accesso ed il rilascio di copia del referto arbitrale che, entro 24 ore dal termine della gara, dovrà essere inviato a Codesto Comitato Regionale;
4) di non designare assistenti di linea ed arbitri delle sezioni di Palermo e Trapani;
5) di non omologare la gara Akragas – Ribera, in attesa della conclusione delle indagini che doverosamente avvierà la Procura federale.
Certo di ricevere al più presto cenno di riscontro, ed essendo disponibile a fornire eventuali ulteriori chiarimenti, unitamente a tutti gli altri tesserati della società da me rappresentata, ritengo doveroso rappresentare questi fatti assai gravi che hanno offeso ed indignato non solo la società ed i giocatori tutti ma l’intera comunità e tifoseria agrigentina che, pur adirata per l’accaduto, ha mantenuto un contegno assai civile e rispettoso.
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