La stagione dell'Al Hilal si chiude con un retrogusto amaro. Nonostante un rendimento in campo tutt'altro che negativo, Simone Inzaghi non è riuscito a conquistare la Saudi Pro League, il trofeo più ambito del campionato saudita. A decidere le sorti del titolo è stato il risultato dell'ultima giornata: l'Al Nassr ha travolto il Damac per 4-1, laureandosi campione d'Arabia e soffiando il titolo alla squadra di Riyadh.
Il tecnico piacentino, ex allenatore dell'Inter, non ha celato il proprio rammarico nel corso della conferenza stampa successiva alla conclusione del campionato. "Per noi c'è delusione perché volevamo vincere il campionato. Solitamente con 84 punti l'avremmo potuto vincere, così non è stato ma alla fine negli spogliatoi ho ringraziato i giocatori. Per me sono stati straordinari, tra mille difficoltà, infortuni, cambi nella rosa, momenti complicati e pochissimo tempo per lavorare. Praticamente sono state due stagioni insieme, insomma, finita la Coppa del Mondo... dove tutto il mondo ha parlato dell'Al Hilal e del calcio saudita, abbiamo avuto pochissimo tempo".
Un bilancio che Inzaghi ha voluto estendere all'intera annata, sottolineando i risultati conseguiti nonostante le avversità: "Siamo l'unica squadra imbattuta al mondo e portiamo a casa solo un titolo, la King Cup. In Champions (League asiatica, ndr) ce la ricordiamo tutti la partita, dove ai supplementari potevamo chiaramente vincere. E il campionato purtroppo non siamo riusciti a vincerlo".
Il paradosso della situazione è evidente: l'Al Hilal ha terminato la stagione senza subire sconfitte in campionato, un primato assoluto a livello mondiale, e ha comunque alzato un trofeo, la King Cup. Eppure, una parte consistente della tifoseria non sembra intenzionata a riconoscere questi meriti. Sui social media si è diffuso rapidamente un hashtag che invoca il licenziamento del tecnico italiano, indicato come principale responsabile del mancato scudetto saudita.
La posizione contrattuale di Inzaghi resta tuttavia solida. Il tecnico può contare su un altro anno di contratto con il club, uno stipendio di 50 milioni di euro netti a stagione e una clausola rescissoria fissata a 41 milioni, elementi che rendono un eventuale esonero un'operazione tutt'altro che semplice per la dirigenza dell'Al Hilal.
La vicenda rispecchia una dinamica ricorrente nel calcio ad alto livello: i risultati, per quanto considerevoli, non bastano sempre a placare le aspettative di una piazza esigente. Per Inzaghi, quella che doveva essere la consacrazione definitiva in un campionato di crescente visibilità internazionale si trasforma, almeno nell'immediato, in un caso mediatico dal sapore paradossale.
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