Un mese magico per la famiglia Catalano, che vede Raimondo trionfare nel girone I di Serie D alla guida del Savoia e Pasquale protagonista di una nuova, prestigiosa avventura professionale. Proprio Pasquale Catalano, ospite ai microfoni di TeleSveva, ha raccontato il suo recente passaggio al ruolo di vice allenatore della Nazionale Maggiore dell’Ucraina.
Il tecnico ha spiegato come la chiamata sia maturata grazie al solido rapporto con Andrea Maldera: «Con Andrea avevamo un rapporto di vecchia data, nel senso che ho fatto il corso UEFA Pro insieme a lui. Poi, in questi anni, ogni tanto ci siamo sentiti. Nel momento in cui lui ha avuto questa possibilità, voleva vicino una persona, tra virgolette, fidata».
Catalano ha proseguito: «Siccome quel ruolo l’avevo già ricoperto, mi ha prospettato questa possibilità e chiaramente è una possibilità particolare, una cosa diversa da quello che avevo fatto, però è stata una scelta diciamo non difficile da fare dal punto di vista del prestigio: impossibile, secondo me, dire di no ad un’opportunità del genere».
Guardando indietro ai cento giorni passati sulla panchina della Fidelis Andria, il tecnico ha espresso grande orgoglio: «Sono stato soltanto 100 giorni, ma sono stati 100 giorni intensi. Sono arrivato in un momento in cui la squadra aveva difficoltà, soprattutto di risultati, perché ho trovato una squadra sicuramente ben allenata, una squadra che aveva una cultura del lavoro importante».
Il periodo ad Andria è stato un’altalena di emozioni, come ricorda lo stesso mister: «Siamo partiti, non posso mai dimenticare i primi 5 secondi della partita di Martina dove abbiamo preso gol dopo veramente 5 secondi, una cosa praticamente assurda. Però credo che poi, con l’aiuto di tutti, della società, di tutte le componenti, ma soprattutto dei calciatori e dell’ambiente, siamo riusciti a cogliere una salvezza che ai più chiaramente sembra un risultato scontato per un posto come Andria».
Sul futuro della Fidelis, Catalano ha espresso un parere lucido sulla gestione societaria: «Il fatto che stanno dando continuità a un progetto tecnico con un direttore che è al terzo anno sicuramente è una cosa altrettanto importante. Credo che è meglio avere una società che pondera gli investimenti, cresce di volta in volta, di anno in anno, anziché avere degli avventurieri che arrivano, promettono mari e monti e poi, alla prima difficoltà, spariscono».
Riflettendo sul suo percorso professionale, tra la guida tecnica di una squadra e il ruolo di vice in nazionale, Catalano ha le idee chiare: «Ogni ruolo ha le sue caratteristiche. Se fai l’allenatore in prima devi metterci la faccia, devi avere una personalità nella gestione del gruppo, nel parlare con la stampa, nel gestire una società. Se fai questo altro ruolo, è un ruolo più tecnico, dove i problemi sono di un’altra persona, sostanzialmente».
Infine, il racconto dell’impatto con la realtà ucraina e l’incontro con il mito Andriy Shevchenko: «Abbiamo fatto un viaggio assurdo per raggiungere Kiev, perché cieli e spazio aereo sono chiusi, quindi abbiamo dovuto viaggiare in aereo fino a Varsavia e poi abbiamo preso un treno veramente particolare, lungo: 15-16 ore per arrivare a Kiev».
Il mister ha concluso: «Quando incontri Shevchenko, che nel calcio è una divinità, in Ucraina ancora di più, è emozionante. Però dal punto di vista lavorativo ci dobbiamo concentrare sul calcio. Sono orgoglioso di essere stato scelto da Maldera, credo mi abbia scelto, al di là delle qualità come assistente, per delle qualità morali che sicuramente penso di avere per ricoprire questo ruolo».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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