Il destino ha il senso dell'ironia. Salvo qualificazione ai playoff, venerdì sera Marco Armellino disputerà la sua ultima partita con la maglia dell'Avellino affrontando proprio il Modena, il club che lo aveva ceduto ai biancoverdi nell'estate del 2023 e con il quale il centrocampista aveva scritto alcune delle pagine più significative della propria carriera. Un cerchio che si chiude nel modo più simbolico possibile, sul rettangolo di gioco che lo ha accolto per tre stagioni in Irpinia.
Armellino ha trentasei anni, ma non ha alcuna intenzione di smettere. Nonostante quest'anno sia sceso in campo soltanto sei volte, sempre da subentrato, accumulando complessivamente 85 minuti di gioco, il centrocampista si sente ancora nel pieno delle proprie possibilità e ha voglia di continuare a competere. Il mercato, del resto, non sembra destinato a ignorarlo: sul giocatore ci sarebbero già l'interesse del Sorrento — club in cui aveva militato tra il 2010 e il 2012 — e quello della neo-promossa Scafatese, guidata da Giovanni Ferraro, figura che con Armellino condivide un legame tutt'altro che casuale. Fu proprio Ferraro, allora allenatore del Vico Equense, a farlo esordire tra i professionisti il 2 agosto 2009, a 19 anni, 11 mesi e 12 giorni, in una gara di Coppa Italia contro il Rimini. Lo stesso Ferraro ha incrociato in passato anche le vicende dell'Avellino, di cui è stato difensore.
Il percorso di Armellino in maglia biancoverde è stato tutt'altro che lineare. Voluto fortemente dal presidente D'Agostino per quella sua riconosciuta attitudine a vincere — aveva conquistato la promozione in Serie B con Lecce, Monza e Modena — il centrocampista era stato inamovibile nella prima stagione guidata da Pazienza. Poi erano arrivate le critiche, in particolare dopo l'espulsione rimediata nella semifinale playoff di ritorno contro il Vicenza, episodio che aveva pesato sul prosieguo della sua avventura irpina. Si era tentato anche di reinventarlo difensore centrale, con risultati alterni, prima che Biancolino lo ricollocasse nella sua posizione naturale.
Da lì, la rinascita. E con essa uno dei gol più pesanti nella recente storia del club: la rete del momentaneo 1-0 nel derby contro il Benevento del 30 marzo 2025, uno dei contributi determinanti nel cammino che ha riportato l'Avellino in Serie B dopo sette anni di attesa.
Quando la scorsa estate il contratto di Armellino era stato rinnovato fino al 30 giugno, in molti avevano storto il naso. Le perplessità erano comprensibili sul piano strettamente atletico: un posto occupato nella lista degli over, pochi minuti in campo, una presenza discreta. Ma chi si era fermato a questa lettura superficiale aveva perso di vista ciò che il centrocampista garantiva al di là del terreno di gioco.
Il suo ruolo, semmai, si era spostato su un piano diverso ma non meno importante: quello della guida silenziosa nello spogliatoio, del riferimento per i più giovani, dell'elemento capace di mantenere alta l'intensità degli allenamenti e di trasmettere, con l'esempio più che con le parole, una mentalità vincente. La capacità di esultare con genuino trasporto al gol di un compagno dalla panchina, di incoraggiare, di accompagnare i nuovi arrivati in un graduale percorso di inserimento senza mai anteporre il proprio ego alle esigenze del gruppo: questo è stato Armellino nell'ultimo anno in Irpinia.
Una leadership, quella del trentaseienne campano, che il club ha scelto consapevolmente di non sacrificare sull'altare delle convenienze di lista, preferendo ignorare le voci critiche di chi non è riuscito a vedere oltre il dato numerico delle presenze.
Immaginare Armellino come futuro allenatore non è un esercizio difficile: il ruolo che ha interpretato negli ultimi anni, dentro e fuori dal campo, lo avvicina già concettualmente alla figura del tecnico. Eppure, per il momento, l'idea di appendere gli scarpini al chiodo non lo sfiora. Anzi, è lecito pensare che, di fronte alla scelta tra una passerella d'addio e la possibilità di disputare i playoff per la Serie A, Armellino non avrebbe dubbi. La mentalità di chi ha vinto non contempla le uscite di scena anticipate.
Venerdì sera, però, c'è prima un saluto da tributare. Quello a un giocatore che ha scelto la sostanza all'apparenza, e che lascia — o potrebbe lasciare — con l'ennesima missione compiuta.
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