All'incontro casalingo contro il Ravenna, una delle formazioni più accreditate per i vertici della classifica, il Pescara si presenta con diverse assenze in rosa, distribuite su più reparti. A fare il punto della situazione infortuni e squalifiche è stato l'allenatore Antonio Buscè, che ieri in conferenza stampa ha illustrato nel dettaglio le condizioni della squadra.
Buscè ha innanzitutto sottolineato la necessità di gestire con attenzione un momento complicato sul piano degli effettivi: "Quando ci sono dei problemi bisogna cercare di non aggiungerne altri: quando ti mancano più giocatori in un reparto intero, diventa un problema, ma bisogna sopperire con qualche soluzione, e non possiamo fare più di tanto. Cerchiamo solo di sopperire a questo".
Tra le assenze certe, quella di Pellacani, fuori per squalifica, e quella di Letizia, che rientrerà entro una decina di giorni. Diversa la situazione di Altare, che secondo il tecnico sta gradualmente recuperando la condizione ed è considerato un elemento di primo piano per la squadra. Sulla stessa strada anche Eletu, ormai vicino al pieno recupero e atteso in gruppo nell'arco di sette-dieci giorni.
A complicare ulteriormente il quadro, un episodio febbrile che ha colpito Meazzi nella notte precedente la conferenza: il giocatore non si è allenato e si è presentato con mal di gola, condizione che sarà monitorata nelle prossime ore. Diversa la situazione di Fiorillo, regolarmente convocato nonostante una contusione, il cui reale impiego sarà valutato in base all'evoluzione del problema durante la seduta di allenamento. Buscè ha inoltre fornito un aggiornamento su Merola, reduce da nuovi esami strumentali e da un primo lavoro di corsa, con un rientro in gruppo previsto per la settimana successiva.
Il tecnico ha chiuso la panoramica sugli indisponibili sintetizzando la criticità principale: "Abbiamo un'emergenza in vari reparti, ma quello più particolare è sicuramente il reparto difensivo".
Interpellato sulle scelte societarie in sede di calciomercato, ormai concluso, Buscè ha difeso l'operato del club: "Parto sempre da un concetto: le società, quando fanno mercato, fanno quello che possono. Noi abbiamo fatto il mercato che potevamo fare, e sono comunque arrivati giocatori importanti".
Il tecnico ha poi passato in rassegna le condizioni dei nuovi innesti. Su Parigi: "Sta bene, perché fondamentalmente si è sempre allenato regolarmente - solo evitava di giocare le partite - quindi è arrivato già in condizioni ottimali". Su Inglese, reduce da uno stop, ha invece invitato alla cautela nei giudizi: "Normale, deve rimettersi a posto: era fermo, ma sinceramente non lo vedo così indietro, anche perché a volte la precauzione di tutelare un atleta gioca un ruolo. Credo che nel giro di dieci-quindici giorni possa raggiungere una condizione fisica importante". Buscè ha comunque confermato la sua presenza tra i convocati per la partita di domani sera, ipotizzando un possibile impiego a gara in corso: "Sì, Inglese è assolutamente convocato, farà parte della partita di domani sera. Se ci sarà la possibilità o la necessità di buttarlo dentro per dieci minuti, un quarto d'ora, Roberto ci può stare".
Situazione più avanzata per Nardin, già a disposizione: "Sta bene, ha fatto praticamente tutto il lavoro, quindi è già pronto per giocare". Anche Sardo, che ha svolto regolarmente il ritiro, è stato indicato come opzione concreta anche dal primo minuto: "Ha svolto il ritiro con tranquillità: se serve, si può anche schierarlo dall'inizio, ma comunque è della partita".
Il giudizio complessivo sulla campagna acquisti è stato quindi positivo: "Alla fine credo che il mercato fatto sia stato in linea con quello che poteva fare il Pescara, senza andare a intaccare altre priorità che magari non si potevano permettere: sono sereno su questo, anche perché tutti i ragazzi arrivati avevano voglia di venire a Pescara, ed è già una cosa molto positiva".
Descrivendo il profilo tecnico di Sardo, Buscè lo ha definito così: "È un centrocampista con la voglia di attaccare l'area, un centrocampista di corsa, che si fa sentire fisicamente e fa densità con pressioni alte, senza disdegnare la parte tecnica: l'ho visto l'altro giorno in un'amichevole ed è un ragazzo molto volenteroso. Con queste caratteristiche è normale che ci saranno delle richieste specifiche da parte nostra, bisognerà allenarlo a fare determinate cose, ma non credo ci vorrà molto, perché quando c'è disponibilità nei ragazzi è già un punto di partenza importante".
Quanto a Nardin, il tecnico ne ha sottolineato la struttura fisica e le doti difensive: "Non è altissimo fisicamente - il classico difensore da 1,90-1,92 - ma è possente, ben piazzato nella marcatura dell'avversario, e anche sulla linea si muove abbastanza bene. È normale che in questi primi giorni ci si faccia un'idea, poi ci sarà il lavoro quotidiano che permetterà di amalgamarli il prima possibile nel contesto squadra: sono comunque due ragazzi giovani e interessanti".
Ad affiancare le dichiarazioni tecniche di Buscè è intervenuto anche il presidente del Pescara, che ha analizzato la sfida di domani inquadrandola nel contesto del campionato. Sul valore dell'avversario, Sebastiani ha riconosciuto gli sforzi di mercato compiuti dal Ravenna: "Il Ravenna ha fatto un mercato importante anche loro: hanno giocatori esperti, con qualcuno dei quali ho anche giocato quando era all'inizio della carriera - penso a Viola, di cui conosco bene le caratteristiche fisiche e tecniche, avendolo affrontato più di una volta. Stesso discorso per Rabbi e per Casiraghi. È una squadra composta anche da qualche giovane, ma soprattutto da gente esperta: quando affronti una squadra così, sai che questi giocatori vogliono portare la partita dove vogliono loro, e noi dobbiamo essere bravi a pensare prima di tutto a noi stessi".
Il presidente ha insistito sulla necessità di concentrarsi sui limiti della propria squadra piuttosto che sull'avversario: "Questa è una squadra, parlo della mia, che quando alza l'intensità fa la differenza, quando ha sempre l'interruttore acceso fa la differenza: questa settimana ci siamo concentrati soprattutto su questo aspetto. Diamo importanza all'avversario, ci mancherebbe, ma questa settimana l'attenzione doveva essere soprattutto su di noi, per quello che abbiamo visto nell'ultima partita: dobbiamo lavorare su quell'aspetto. Ho sempre detto che i nostri difetti, i nostri limiti, vanno allenati e migliorati, perché possono diventare la nostra forza: questa squadra ha dimostrato il suo limite più grande, cioè che quando stacca la spina diventa un problema. Dobbiamo tenere l'interruttore sempre acceso, mettere il focus su di noi e cercare di migliorare in questo".
Sebastiani ha poi allargato lo sguardo all'intero campionato, indicando le principali candidate alla vittoria finale: "Metto sempre la realtà davanti, non faccio proclami, ma in questo campionato ci sono quattro-cinque squadre che sono le pretendenti teoriche per la vittoria finale: posso citare lo Spezia, la Reggiana, che ha tenuto lo zoccolo duro e fatto un buon mercato, poi il Ravenna, ci siamo noi, e magari ci sarà anche la sorpresa che non ti aspetti".
Sulle ambizioni della piazza pescarese, il presidente ha usato toni misurati, respingendo la retorica dei proclami: "Noi dobbiamo pensare a fare un campionato all'altezza del Pescara, e quando parlo di altezza del Pescara intendo una città che vive di calcio, con una storia importante alle spalle e una retrocessione da cui ripartire: bisogna cercare di fare qualcosa di importante, ma questo non deve diventare un'ossessione, perché altrimenti diventa un problema. Non voglio fare proclami, non voglio battere i pugni sul tavolo dicendo che dobbiamo vincere per forza perché siamo i più forti - per accontentare chi, poi? Nessuno. Voglio fare un grande lavoro con la squadra e con il gruppo, portarla a livelli importanti attraverso il lavoro, non le chiacchiere: a me le chiacchiere non piacciono, soprattutto nel calcio, perché se le fai e poi non le mantieni, qualcuno giustamente si sente preso in giro".
Riferendosi poi alle tante difficoltà emerse in questo periodo, tra infortuni e imprevisti dell'ultima ora, Sebastiani ha aggiunto: "Abbiamo una squadra competitiva, che fino a ora non lo ha ancora dimostrato appieno, anche perché in questo periodo, quasi per una battuta del destino, ogni giorno arriva un imprevisto - anche stamattina sembrava tutto regolare e poi è arrivata la febbre di Meazzi. Bisogna far passare la nottata: quando avremo tutti gli effettivi a disposizione, questa è una squadra che può giocare e vincere contro chiunque, ed è normale che con qualche difficoltà in più le cose si complichino".
Il presidente si è infine soffermato sull'episodio che più di tutti ha segnato la sconfitta di Forlì, quello del quarto gol subito in pieno recupero: "Detto questo, mi sono un po' dilungato: abbiamo la necessità di sistemare quel limite che purtroppo abbiamo, per cui questa squadra, appena si rilassa anche solo per dieci minuti, rischia di combinare guai. Ne è testimonianza il fatto che siamo entrati in campo in dieci contro undici, sotto di due gol, e sembravamo noi ad avere due giocatori in più: abbiamo recuperato un risultato quasi insperato, salvo poi prendere il quarto gol all'86° su un cross di Palomba, con quattro giocatori nostri in area - tre più il portiere - e il pallone se lo sono preso Petrelli e Coveri. Questa cattiveria deve entrarci addosso: quando hai il ladro fuori dalla porta, non puoi lasciarla aperta, perché il ladro te la ruba. È quello che continuo a chiedere ai miei giocatori: massima attenzione".
La lezione del blackout di Forlì
Tornando sul tema della continuità di rendimento, Buscè ha chiesto alla squadra di confermare quanto di buono mostrato nelle recenti amichevoli: "Sicuramente sì, dobbiamo dare continuità alla prestazione fatta nel secondo tempo con la Sambenedettese in amichevole e a quella con la Vis Pesaro, indipendentemente da quanto possa essere forte l'avversario. È una questione di atteggiamento: il blackout di cui parliamo ci condanna, perché quelle situazioni non devono accadere. Si può prendere gol, si può sbagliare una giocata, andare in difficoltà - ma non in quel modo".
Per descrivere l'accaduto, il tecnico ha fatto ricorso a un'immagine efficace: "L'ho definita con una metafora: è come una giornata al mare, sei lì a prendere il sole e ti arriva un fulmine, resti allibito, non riesci a credere a quello che hai visto. È quello che mi è successo a Forlì, perché alla fine, tra primo e secondo tempo, sono stati diciassette-diciotto minuti di blackout totale in cui abbiamo preso sei gol - è la verità. Ma quella roba lì deve darci forza, perché quando ti rimetti in riga sei capace di fare un secondo tempo da recupero quasi insperato: la nostra forza deve essere quella. Quando ti metti a posto mentalmente, secondo me devi tirare fuori quella cattiveria - chiamatela cattiveria agonistica se volete - che non significa dare gomitate agli avversari o entrare in campo per dimostrare qualcosa: significa che il duello con l'avversario lo devo vincere, perché più duelli vinci, più aumenta la probabilità di portare a casa il risultato. Il calcio è questo: quando abbiamo quel blackout, i duelli li perdiamo, e succede quello che è successo a Forlì. Non deve più accadere".
Buscè non ha escluso possibili variazioni sul piano dei moduli, anche a partita in corso, giustificando la scelta con l'arrivo di giocatori funzionali a nuove soluzioni: "Sono arrivati giocatori con caratteristiche adatte a fare quello che stiamo provando a fare, magari a partita in corso se serve, e non ci vedo nulla di male - come ho sentito dire, in certe situazioni ci si può mettere anche con cinque uomini, tre difensori e tre centrocampisti, per portare a casa un risultato, perché no. A volte sembra quasi una bestemmia fare una cosa del genere, ma ci può stare, in qualche momento della partita, cambiare qualcosa: per me è normale, lo fanno le squadre internazionali a livello europeo, possiamo farlo anche noi nei momenti di emergenza o di difficoltà. Non significa avere paura, è una strategia, una soluzione in più che devi avere, altrimenti fai come i muli, vai contro un muro di cemento armato e ti fai solo male. Questa è la flessibilità che deve avere una squadra, e un allenatore: quando qualcosa non funziona, a un certo punto devi cambiare. Non significa che diventerà la regola, ma può succedere che in qualche partita si faccia qualcosa di diverso".
Sul clima all'interno del gruppo nei giorni successivi alla pesante sconfitta, Buscè ha spiegato come il peso del risultato abbia influito più della prestazione in sé: "Quando siamo rientrati il giorno dopo la partita, è normale che a distanza di 24-48 ore quel peso fosse ancora addosso. Più che altro è stato il risultato brutto a pesare: sai che una partita la puoi perdere, ma quel risultato lì va oltre. Se vai ad analizzare la gara, prima ho accennato ai sei gol subiti: bisogna anche fare i complimenti agli avversari, altrimenti si diventa presuntuosi, ma nella sequenza di quei gol c'è tanta responsabilità nostra, dei singoli giocatori, e lì bisogna lavorare un po' su tutto e su tutti. Non è una cosa che appartiene solo a noi, fa parte anche della dignità del nostro lavoro: si sbaglia, ma non bisogna andare in tilt, perché altrimenti si va oltre, e quando si va oltre qualcosa ti resta addosso nella storia. Bisogna capire certe dinamiche quando sei in campo".
Il tecnico ha inoltre svelato un retroscena legato proprio alla campagna di rafforzamento, che a suo dire aveva pesato sull'umore del gruppo fino alle ultime ore di mercato: "Dopo quelle 48 ore, comunque, i ragazzi hanno capito, ci siamo parlati, e qualcuno finalmente si è liberato, perché fino all'ultimo pesava anche la storia del mercato, con la speranza di un arrivo che poi non si è concretizzato - non ce lo nascondiamo. Ora però siamo tutti liberi mentalmente: la cosa che ci interessa è recuperare i pezzi e portare questa mentalità a un livello alto, ammettendo che nel calcio, che è palese, si può sbagliare - ma quando si sbaglia non deve trasformarsi in un suicidio".
Ripercorrendo la gestione dei cambi proprio durante la sfida di Forlì, quando decise di richiamare in panchina D'Ausilio e Merola per inserire forze fresche, Buscè ha chiarito la logica dietro quella decisione: "A fine primo tempo non ho alzato la voce, mi sono preso un minuto in più per fare quelle scelte e capire soprattutto l'aspetto mentale: senza bisogno di battere i pugni, perché quella partita non lo richiedeva, ho fatto quei due cambi - ma non per dimostrare nulla, non devo dimostrare niente a nessuno. Deve essere una linea guida da parte mia: quando un giocatore non dà quello che deve, quando non è dentro la partita, va cambiato. E questo vale anche durante la settimana: bisogna esserci tutti i giorni, avere voglia di starci dentro, indipendentemente dal fatto di partire titolari o meno. Questo spiega perché, con una rosa di 25-26 giocatori, è normale che ci sia chi è più bravo a fare certe cose e chi altre: la competizione, per me, è quella che ti fa rendere bene quando affronti l'avversario. Se uno pensa di avere il posto fisso e si siede, diventa un problema".
Sul rendimento di Ferraris, il tecnico ha evidenziato doti specifiche nella finalizzazione: "Nella partita di giovedì si è visto che negli ultimi diciassette-diciotto metri è devastante, conosce l'area di rigore forse meglio di chiunque altro, si vede dai movimenti che fa. È normale che a Ferraris non si possa chiedere un certo lavoro sporco, magari non ce l'ha nelle corde: quando ti trovi ad affrontare squadre che ti aspettano basse e devi costruire tante situazioni negli ultimi venti metri, lui può essere il giocatore adatto".
Infine, un passaggio dedicato a Valzania, descritto come un giocatore ritrovato dopo un periodo condizionato dalle voci di mercato: "È una nota assolutamente positiva, non c'è nemmeno bisogno di dire che è un giocatore ritrovato - è quel discorso legato al mercato, che a volte ti porta via troppe energie e attenzioni rispetto a quello che devi fare in campo. Ora Luca è dentro, ha fatto una settimana importante, proprio da leader: non è contento solo il sottoscritto, credo lo sia anche la società, i compagni di squadra, tutto l'ambiente, perché per noi Valzania è un giocatore molto importante".
Con questo quadro di indicazioni tecniche e societarie, il Pescara si prepara dunque ad affrontare il Ravenna con l'obiettivo dichiarato di dare continuità alle buone prestazioni offerte nelle ultime uscite e di correggere quel calo di attenzione che, secondo Buscè e Sebastiani, resta il principale limite da superare in questa fase della stagione.
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