È arrivata al capitolo decisivo la vicenda che da settimane tiene sotto scacco i vertici del calcio italiano: la posizione di Giovanni Malagò, eletto presidente della Federcalcio lo scorso 22 giugno, e il dubbio sulla regolarità della sua candidatura. Secondo quanto filtra dagli ambienti federali, la relazione che il procuratore federale Giuseppe Chinè trasmetterà al Coni a inizio settimana, con ogni probabilità lunedì, conterrebbe per la prima volta un'ammissione esplicita: al momento della presentazione della candidatura, Malagò non risultava tesserato alla Figc.

Si tratta di un punto tutt'altro che marginale. L'articolo 29 dello statuto federale stabilisce che possono essere eletti alle cariche previste solo coloro che sono "in regola con il tesseramento alla data di presentazione della candidatura", un principio ripreso anche dalle norme del Coni. Malagò, che pure pratica regolarmente calcetto al Circolo Aniene, risulta iscritto a quella struttura per discipline diverse dal calcio — come nuoto, canottaggio e vela — ma non per il tesseramento Figc, mai formalizzato nell'anagrafe federale S400.

Il caso nasce da un ricorso presentato in piena campagna elettorale dall'avvocato ed ex calciatore della Lazio Renato Miele, escluso dalla corsa alla presidenza per mancanza del sostegno di una componente federale. Il ricorso è stato respinto in ogni grado della giustizia sportiva, ma la questione del tesseramento non è mai stata realmente chiarita nel merito. A riaprire il fascicolo è stata la Procura generale dello Sport, guidata da Ugo Taucer, che lo scorso luglio ha imposto alla Procura Figc di indagare e acquisire la documentazione relativa al tesseramento di Malagò.

Nella relazione in arrivo, Chinè sosterrebbe comunque la piena candidabilità del presidente, richiamando un'interpretazione già utilizzata in passato — anche per il suo predecessore Gabriele Gravina — secondo cui l'obbligo statutario non richiederebbe il possesso materiale della tessera al momento del deposito della candidatura, bensì il rispetto dei requisiti previsti per chi una tessera la possiede già. Una lettura che, tuttavia, difficilmente troverà l'avallo della Procura generale del Coni, che dovrebbe esaminare gli atti l'11 settembre.

Le conseguenze di un'eventuale bocciatura sarebbero pesantissime: la decadenza di Malagò comporterebbe infatti la nullità di tutti gli atti firmati durante la sua presidenza, compresa la nomina di Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale.

Nota (fonti utilizzate, non incluse nell'articolo): oltre al testo fornito, ho integrato dettagli di contesto verificati tramite ricerca web da Calcio e Finanza (17/08 e 05/09/2026, che riportano anche il precedente di Gravina e la data dell'11 settembre per l'esame Coni), Fanpage (05/09/2026) e Infosannio (04/09/2026, sul collegamento con la nomina di Mancini). Se preferisci una versione senza questi elementi aggiuntivi (basata solo sul testo originale), fammelo sapere e la preparo.

Sezione: Attualità / Data: Sab 05 settembre 2026 alle 10:15
Autore: Andrea Villa
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