Quindici minuti più recupero. Tanto è bastato a Matteo Motti per ritrovare il campo mercoledì sera contro la Pianese, dopo quattro mesi di assenza forzata. Un ritorno che rappresenta una boccata d'ossigeno per l'attaccante del Ravenna, costretto ai box da due infortuni consecutivi che ne hanno condizionato pesantemente la stagione.
La storia recente del giocatore nato a Firenze è un susseguirsi di stop and go. Dopo un avvio di campionato in cui era sempre impiegato, da titolare o a gara in corso, il primo stop era arrivato proprio nella gara d'andata contro la Pianese, quando era rimasto per novanta minuti in panchina. Poi i due lunghi problemi fisici, interrotti solo da brevi apparizioni nelle sconfitte contro Vis Pesaro e Campobasso, a cavallo tra fine andata e inizio ritorno.
«Risultato a parte – dice la punta – sono contento del mio rientro: sono stato fermo fin troppo tempo. Mi sono visto bene, naturalmente ancora non sono troppo brillante a livello di gambe, ma ci sta: sono rientrato da una settimana e mezzo in gruppo, tutto sommato mi sento abbastanza bene».
La determinazione di Motti emerge chiara dalle sue parole. L'obiettivo che lo aveva spinto ad accettare la destinazione romagnola resta immutato: «Sono venuto a Ravenna per dimostrare di poter stare in una categoria superiore e credo di averlo anche dimostrato: purtroppo nel calcio gli infortuni ci sono e ne ho avuti due abbastanza lunghi».
Il conto alla rovescia è già iniziato. «Ho 7 partite e forse i playoff e cercherò di fare del mio meglio per farmi trovare pronto», spiega il giocatore, che fa un'auto-valutazione lucida delle proprie condizioni: «Stato di forma? Adesso mi sento al 65-70 per cento. Sono stato fermo praticamente 4 mesi, quindi mi manca il ritmo partita, ma io credo di poter tornare in forma prima della fine del campionato».
La versatilità tattica potrebbe rivelarsi un'arma in più per conquistare spazio nelle rotazioni di Andrea Mandorlini. «Il ruolo dipende anche dal mister e da dove mi vede in campo. Io riesco a fare un po' tutto davanti: mezzapunta, seconda o prima punta, esterno in base a quel che decide il tecnico io mi adeguo e cerco di fare il massimo. Poi dipende anche da come sto io», chiarisce Motti.
Il rientro dell'attaccante arriva in un momento delicato per il Ravenna. Rispetto all'inizio della stagione, quando la squadra occupava la vetta della classifica al termine del girone d'andata, lo scenario è radicalmente mutato. Ora i giallorossi inseguono dal terzo posto, distanziati da Arezzo e Ascoli, prossima avversaria in campionato.
Ma è soprattutto il mercato di riparazione a lasciare l'amaro in bocca. L'ambizione era quella di rafforzare ulteriormente una rosa già competitiva, inserendo elementi d'esperienza capaci di fare la differenza nella corsa alla promozione. I fatti, però, raccontano una storia diversa.
Nicolas Viola, arrivato da svincolato prima dell'apertura ufficiale della finestra invernale, ha collezionato appena 377 minuti con un solo assist e nessuna rete all'attivo. Il bilancio nelle sette gare giocate parla di quattro sconfitte, considerando che nelle prime due apparizioni era entrato solo per una manciata di minuti.
Ancora più deludente il rendimento di Jonathan Italeng, che appare un autentico corpo estraneo nel meccanismo offensivo del Ravenna. Zero gol in oltre 600 minuti giocati: un bottino che non solo non ha migliorato quanto sperava la dirigenza giallorossa, ma che certamente non rappresenta un upgrade rispetto a Luciani.
Il ritorno di Motti, dunque, assume un significato che va oltre il semplice recupero di un elemento dell'organico. Con gli acquisti invernali che non hanno mantenuto le promesse, il tecnico Mandorlini dovrà affidarsi alle certezze che ha a disposizione e alla voglia di rivalsa di chi, come l'attaccante fiorentino, ha ancora molto da dimostrare.
Le prossime sette giornate, più l'eventuale appendice playoff, diranno se il Ravenna sarà in grado di invertire la tendenza negativa dell'ultimo periodo e rilanciare le proprie ambizioni di promozione. E diranno anche se Motti riuscirà a completare il percorso di recupero per tornare a essere quella risorsa preziosa che aveva dimostrato di poter essere prima che gli infortuni ne spezzassero il ritmo.
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