In un’epoca calcistica dominata da capricci, procuratori e lamentela facile per un ciuffo d'erba fuori posto, da Imperia arriva una cartolina potente, quasi sovversiva. Un'immagine che riconcilia con l'essenza stessa dello sport. La notizia non riguarda un gol all'incrocio o una diagonale difensiva perfetta, ma qualcosa di molto più nobile: i giocatori nerazzurri, guidati dal loro allenatore, hanno posato il pallone e imbracciato rulli e vernice.


La scena al "Nino Ciccione" ha il sapore del calcio romantico, quello in bianco e nero che credevamo estinto. Dopo aver sudato in campo per preparare la partita, il gruppo squadra non si è rifugiato nel comfort dello spogliatoio. È rimasto lì, sul prato e sugli spalti, a lavorare per rimettere a nuovo la propria casa.
Non è "solo" manutenzione. È un atto di appropriazione identitaria. Quando curi qualcosa con le tue mani, quel qualcosa smette di essere un luogo qualunque e diventa sacro. Difendere il "Ciccione" la domenica sarà diverso, ora che su quei muri c'è anche la fatica manuale di chi indossa la maglia.


La didascalia del video diffuso dalla società è un manifesto programmatico: «La nostra casa si difende in campo… e si migliora insieme, ogni giorno».
In queste parole c'è il segreto di un gruppo che sta andando oltre le aspettative. L'umiltà di scendere dal piedistallo (spesso immaginario) del "calciatore" per diventare custode del proprio stadio crea un legame d'acciaio all'interno dello spogliatoio. È team building vero, non quello fatto a tavolino nelle sale riunioni. È condividere la fatica per un obiettivo comune che non porta premi partita, ma orgoglio.


I tifosi, ovviamente, hanno apprezzato. Perché in Serie D, come nelle categorie superiori, la gente perdona un passaggio sbagliato, ma non perdona il disinteresse. Vedere i propri beniamini sporcarsi le mani di vernice è il segnale che la squadra è della città, non solo nella città. È un gesto spontaneo che cementa il rapporto con la piazza. L'Imperia sta dicendo ai suoi sostenitori: "Ci teniamo quanto voi". E in un calcio sempre più liquido e distaccato, questo senso di appartenenza è merce rara.

Mentre altrove si discute di contratti e diritti d'immagine, a Imperia si lavora. Con i piedi e con le mani. Una lezione di stile che, forse, servirebbe anche a tanti colleghi delle serie maggiori. Onore a voi, operai del sogno nerazzurro.

Sezione: Serie D / Data: Ven 06 marzo 2026 alle 18:30
Autore: Anna Laura Giannini
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