Quando la barca imbarca acqua e la tempesta sembra non finire mai, tutti gli occhi cercano il marinaio più esperto. E al Chievo Verona, quell'uomo ha il numero 9 sulle spalle e un passato che non ha bisogno di presentazioni. Dopo tre sconfitte consecutive che avevano fatto tremare le certezze dei clivensi, serviva una scossa. Non un gol banale, ma un gol pesante. E puntuale come una tassa, Alberto Paloschi ha risposto presente.

L'1-0 contro il Sondrio è molto più di una vittoria di misura. È una boccata d'ossigeno puro per una squadra che rischiava di soffocare nelle proprie paure. Il ritorno al secondo posto (seppur in condominio) è vitale, ma la notizia vera è un’altra: il bomber è tornato.


Per un attaccante abituato a vivere nell'area di rigore, tre mesi senza segnare sono un'eternità. L'ultima volta che Paloschi aveva esultato correva il 4 gennaio 2026 (1-1 a Scanzorosciate). Da allora, polvere bagnata e tanta fatica.
Il quarto centro in campionato, arrivato contro il Sondrio, non sarà forse la cifra mostruosa a cui il classe '90 ci ha abituati in carriera, ma ha un peso specifico incalcolabile. È il gol della responsabilità. È il gol di chi, a 36 anni, potrebbe tirare i remi in barca e invece decide di caricarsi la squadra sulle spalle nel momento più critico.


Guardare la classifica oggi richiede coraggio. La capolista Folgore Caratese scappa via a +10. Un abisso, calcisticamente parlando, quando il calendario inizia ad assottigliarsi.
Eppure, nel calcio i miracoli accadono solo a chi ci crede fino all'ultimo secondo. Il Chievo ha l'obbligo morale di provarci, o quantomeno di blindare i playoff per giocarsi la Serie C dalla porta di servizio. E per farlo, ha un disperato bisogno del "killer instinct" del suo capitano.


Niente proclami, niente voli pindarici. Nel post-partita, Paloschi ha confermato la sua natura di leader silenzioso ma efficace: «Quando c’è stata l’occasione mi sono fatto trovare pronto. Sono molto felice di essere tornato al gol, ma ancora di più per la squadra e per aver dato il mio contributo al successo». Traduzione: l'io viene dopo il noi. Ma tutti sanno che se il "noi" vuole vincere, ha bisogno che quell'"io" continui a buttarla dentro.

Il Chievo è tornato a vincere, il suo Re è tornato a segnare. La Folgore è avvisata: finché la matematica non condanna, al "botteghino" dei sogni veronesi non si accettano resi.

Sezione: Serie D / Data: Ven 06 marzo 2026 alle 18:00
Autore: Anna Laura Giannini
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