L’Ancona si prepara ad affrontare l'UniPomezia in trasferta per la semifinale di Coppa Italia di Serie D, in un momento delicato della stagione segnato da risultati insoddisfacenti.
Mister Agenore Maurizi ha presentato la sfida, in programma domani alle 14:30, analizzando non solo gli aspetti tattici della gara, ma anche lo stato mentale della squadra e le dinamiche extracampo che, a suo dire, stanno penalizzando i biancorossi.
La competizione infrasettimanale, pur creando difficoltà logistiche, viene vista da Maurizi come un banco di prova fondamentale, in linea con l'importanza della piazza anconetana. "La Coppa Italia ci ha creato problemi nella gestione della settimana tipo visto che, a questi livelli, non siamo abituati a giocare tre partite in una settimana. Però siamo in una grande piazza e la competizione va onorata fino alla fine."
La Coppa è stata anche una preziosa risorsa per ampliare il coinvolgimento della rosa: "Queste partite ci hanno anche permesso di scoprire qualche giocatore molto funzionale e di gestire al meglio il rientro di qualche infortunato."
Riguardo alla formazione da schierare, il tecnico ha le idee chiare: spazio a chi ha avuto meno occasioni. "Faccio giocare chi ha giocato meno visto che credo che chi ha avuto minor minutaggio non sia meno bravo di chi ha giocato di più: ha avuto solo meno opportunità." L'allenatore ha poi lanciato un monito alla squadra, richiamando la responsabilità di tutti, a partire da sé stesso. "Fino a tre settimane fa sembravamo una macchina da guerra mentre adesso c’è da rimboccarsi le maniche, tirare fuori gli attributi, a cominciare dal sottoscritto, e ripartire."
Il match di Coppa assume un valore cruciale non solo per il passaggio del turno, ma per ritrovare la mentalità vincente, un elemento chiave per il prosieguo della stagione. "Vincere aiuta a vincere e crea morale," ha sottolineato Maurizi.
Il tecnico ha analizzato l'UniPomezia, già affrontato in campionato: "Andiamo a giocare contro una buona squadra che si è rinforzata con l’arrivo di Buchel." L'insidia principale risiede nell'organizzazione tattica avversaria: "Il Pomezia è una squadra che applica dei buoni principi di gioco partendo da una dislocazione 4-3-3 molto dinamica e con buoni campi posizionali."
Sulle prestazioni negative recenti, Maurizi ha individuato la causa principale nella mancanza di un’organizzazione mentale collettiva. "Siamo andati in affanno ma questo è normale." Il problema non è tanto lo sforzo fisico, quanto la sincronia: "Organizzazione vuol dire ragionare tutti allo stesso modo su ogni situazione di gioco. Questo sta mancando, magari per mia responsabilità. Ognuno per il suo ruolo si deve assumere responsabilità per venirne fuori."
Il tecnico ha affrontato con grande risolutezza il tema degli episodi arbitrali, pur premettendo la sua filosofia di non attaccare mai la classe arbitrale. "Non è mia abitudine parlare degli arbitri." Maurizi ha ripercorso la sua lunga carriera, ribadendo la sua fede nella buona fede arbitrale, nonostante le esperienze dirette. "Ho sessantuno anni e ben quarantasette ne ho passati sui campi di calcio tra calciatore e allenatore. Gli arbitri per motivi conosciuti e non conosciuti ci hanno penalizzato."
Il riferimento è stato poi all'episodio che ha tolto il capitano alla squadra, a seguito di un fallo di gioco. L'allenatore ha criticato l'eccessiva violenza del gesto, paragonandolo a un fatto storico. "Purtroppo per un'entrata clamorosamente brutta che non è stata la sola durante la partita, non avremo il nostro capitano per un po’." L'episodio ha richiamato alla mente il fallo di Andoni Goikoetxea su Diego Armando Maradona. "Non credo sia giusto. Mi ricorda molto l’intervento che Andoni Goikoetxea fece su Maradona. Intervento che procurò la frattura della caviglia e a Goikoetxea il soprannome di “macellaio di Bilbao”." Pur riconoscendo la minor risonanza mediatica in Serie D, Maurizi ha sottolineato la stessa gravità dell’azione, aggravata dalla reiterazione in campo.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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