La prima delle squadre sarde dopo la Torres è l’Arzachena, l’altra nota positiva della stagione sofferta delle squadre isolane di serie D. Gli smeraldini sono stati costuriti ottimamente dal giovane direttore sportivo Antonello Zucchi e guidati con sagacia da un altrettanto giovane tecnico come Raffaele Cerbone. Il risultato è stato un decimo posto con 42 punti, frutto di 10 vittorie, 12 pareggi e 12 sconfitte con 47 gol fatti e 47 subiti ma, ciò che conta, una salvezza ottenuta con 4 giornate d’anticipo all’interno di un’annata molto difficile per il club. «Dal punto di vista dei risultati sportivi è stata una stagione positiva - dice il ds Zucchi - meno sul piano economico perché veniamo da mesi di difficoltà che, purtroppo stanno accomunando le società di calcio in Sardegna». Ma la strategia del club è stata quella di affrontare con realismo e trasparenza i problemi economici: «Non ci siamo mai nascosti o tirati indietro di fronte alla squadra. I giocatori sapevano benissimo che stavamo attraversando difficoltà di liquidità ma, seppur sopportando tanti mesi senza vedere soldi, hanno comunque lottato con grande professionalità ottenendo un l'obiettivo prefissato che consente all’Arzachena di stare per l'undicesimo anno di fila in serie D. Da dirigente e arzachenese ringrazio i giocatori e lo staff tecnico, hanno lavorato al massimo nelle difficoltà e, per esperienza, dico che in situazioni del genere normalmente si retrocede e invece noi non siamo mai entrati in zona playout».
Che ruolo ha avuto Cerbone?
«Il mister e il suo staff sono stati fondamentali. Ha fatto un lavoro encomiabile, ha mostrato professionalità e forte attaccamento alle sorti dell'Arzachena. Da giocatore ha vissuto situazioni simili di ritardo nei pagamenti ma ha sempre trasmesso serenità alla squadra, ha pensato solo al lavoro da fare in tutta la settimana evitando che i problemi potessero intaccare il rendimento dei giocatori. Le prestazioni sul campo sono state sempre all’altezza, la squadra non ha mai fatto una brutta prestazione . In più, Cerbone ha portato avanti il discorso giovani utilizzandone tanti e spesso oltre i 4 fuoriquota obbligatori»
Il giocatore simbolo di questa squadra?
«Se devo citarne uno solo, senz’altro Danilo Bonacquisti. Ha 25 anni ed è il nostro capitano, fascia degnamente onorata perché è stato il collante di un gruppo che ha mostrato grande professionalità e attaccamento alla maglia dell'Arzachena. Lui poi è un esempio per i nostri giovani»
I vostri giovani sono un'altra nota positiva della stagione
«Pur non essendo nei primi tre della classifica del "Progetto Giovani" stilata dalla LND e vinta dal Porto Torres, abbiamo giocato spesso con 5-6 giovani, molti del '93 come Melis, Corsini, Martino, Scioni, Laurino, Sanna, con i '94 Delrio, Loi e Barbella, ricordando poi che Mastinu e D'Aqui non sono dei fuoriquota ma sono classe 1991. La soddisfazione è stata vedere Matteo Spina, classe 1996, collezionare 17 presenze in serie D con la sua miglior partita a Caserta quando fu schierato titolare a sorpresa da Cerbone in aggiunta ai 4 fuoriquota. Il coraggio del tecnico fu ampiamente ripagato dalla prestazione del ragazzo. Poi c’è Marco Aiana, altro valido ‘96, che si è ritagliato il suo spazio, così come Matteo Salvini del '95»
Poi avevate il fuoriquota in porta
«Mattia Marzeddu, pur essendo classe ‘92, era al primo anno da titolare. Ha fatto una stagione strepitosa, per noi è un vanto perché è di Arzachena e proviene dal nostro settore giovanile. È cresciuto tanto in tecnica e personalità e questo è un merito che va al preparatore Roberto Scirpoli, grande professionista e determinante nella crescita di altri portieri che sono passati ad Arzachena come Grandclement e Onesti»
Con i bomber Cappai e Figos, invece, erano dolori per le difese avversarie. Peccato non averli visti insieme tutto l'anno
«Su Cappai ci ho creduto fortemente e ho avuto ragione. Roberto veniva da due stagioni difficili e a inizio stagione dall'operazione al menisco. Gli siamo stati vicini in tutta la preparazione e gli abbiamo dato fiducia, il preparatore atletico Gaetano Mascaro ha fatto un gran lavoro, recuperandolo per l'inizio del campionato e lui è finalmente esploso segnando 15 gol molti dei quali di pregevole fattura. Ha 23 anni, è una grande persona e un ottimo giocatore, merita la Lega Pro. Figos è un attaccante che consiglierei a tutti. Dico che insieme con Borrotzu, è tra le punte sarde più forti. Quest'anno è partito benissimo sia in campionato che in Coppa poi è stato a lungo fermo per infortunio proprio nel momento in cui Cappai stava facendo la differenza, ha recuperato nel girone di ritorno e ha chiuso la stagione segnando 12 reti. Peccato soltanto non aver visto Roberto e Alessio giocare più spesso insieme»
Il futuro dell’Arzachena?
«Inutile parlare di programmi futuri adesso, non sarebbe serio. Dobbiamo prima sistemare le pendenze con tutti i nostri tesserati e poi penseremo alla prossima stagione. Certo è che senza aiuti economici sarà difficile trattenere i pezzi pregiati della squadra»
La forza della società qual è stata?
«L’esser rimasti uniti nell'affrontare le difficoltà. Sarebbe stato facile staccarci e abbandonare la squadra, invece siamo stati come quella famiglia che, pur con problemi economici, continua a riunirsi attorno a un tavolo per i pasti senza che nessuna componente si assenti. Fondamentale è stato che i giocatori ci abbiano dato credito e noi, per questo, onoreremo tutti gli impegni presi»
Sardegna a due facce, la Torres va in Lega Pro ma due squadre isolane retrocedono
«Avere un club nei professionisti dopo il Cagliari è un segnale importante. I rossoblù di Guglielmo Bacci non erano i favoriti ma hanno battuto le corazzate del girone. Oltre ai grandi meriti dei giocatori, da dirigente faccio un plauso al presidente Lorenzoni che porta avanti da solo la società e al direttore Vittorio Tossi che ha costruito una grande squadra con un budget inferiore a tante concorrenti. Dispiace sicuramente perdere il Sant’Elia, società con un presidente come Cardia attaccatissimo alla squadra che, per me, valeva quanto altre che si sono salvate. Mi auguro di ritrovarla presto in serie D. Vedere poi che una tra Selargius e Budoni dovrà retrocederà da sardo mi fa male»
Di sicuro c'è, intanto, che la serie D ritrova l’Olbia
«Ed è un fatto positivo per tutta la Gallura, anche dal punto di vista economico perché ospitare come minimo 17 squadre durante la stagione movimenta l'economia. Il ritorno dell'Olbia in un campionato nazionale è il segnale che le grandi piazze si stanno risvegliando. Vedo che anche la Nuorese, appena promossa in Eccellenza, progetta il salto in serie D»
Autore: Cristiana Serangeli
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