Il tecnico Massimo Agovino ha analizzato la prossima sfida della Gelbison contro la Sancataldese. L'allenatore è fiducioso: "Andremo a giocarci la vita in campo, la nostra squadra è cresciuta tanto e possiamo raggiungere i playoff".
L'allenatore ha poi esordito parlando del percorso fatto dalla sua squadra nel corso del campionato: "Sono mesi importanti direi. Dopo l'avvio disastroso, se possiamo dire disastroso, la squadra ha ritrovato fiducia, smalto. Non voglio dire sempre le stesse cose. Gli acquisti hanno fatto tanto in casa Gelbison. La squadra si è ritrovata, si è ritrovata col lavoro. Si è ritrovata di colpo in modo prepotente. E abbiamo fatto, credo, sono tre mesi veramente straordinari, la crescita continua da parte della squadra. E adesso ci tocca essere giudici dei play out, siamo stati giudici dei play off, e della vittoria al campionato. Adesso ci toccano quattro squadre dove faremo come abbiamo fatto con le altre, con Reggina, Palermo, Nissa, Savoia. Non regaleremo nulla a nessuno. Anche a San Cataldo in una partita molto, molto difficile".
Il tecnico della Gelbison ha poi sottolineato l'importanza della gara di domani: "Credo che si giocheranno la vita domenica? No, non credo. Sicuramente si giocheranno la vita e dobbiamo tirare fuori una prestazione importante, e reggere comunque la pressione della Sancataldese, che sicuramente, ripeto, farà la partita della vita".
Nonostante la distanza di un solo punto dai playoff, Agovino è ottimista: "Ne parlavo l'altro ieri con la squadra, col presidente. È chiaro che mi piacerebbe farli perché, se vado a vedere 4 mesi fa dove eravamo, che la gente ci rideva addosso, ci davano per spacciati... allenatore incompetente, squadra scarsa, presidente così così... non andava bene niente in casa Gelbison. Poi il calcio, abbiamo la fortuna che ribalta tutto, ma soprattutto il lavoro ribalta tutto. E ci crediamo. Ci crediamo, li vogliamo fare, ma perché dobbiamo toglierci i famosi sassolini dalle scarpe, e ce li meritiamo per quello che abbiamo fatto. Per come abbiamo, se posso dire, l'ho detto a un suo collega prima, abbiamo fatto un campionato dove l'abbiamo regolarizzato, perché molte volte le squadre che non hanno nulla a che fare con i play off e i play out magari si scansano. Noi abbiamo fatto gare sportive con tutti, le rifaremo, ci teniamo a farle anche se non servono a nulla, come abbiamo sempre detto. Però è un vanto farle vedendo il trascorso, da dove siamo partiti, e come stiamo finendo il campionato".
Riguardo al suo futuro con la Gelbison, il mister è fiducioso: "Sì, sì. Ma, ripeto, come ho detto prima, se vado a vedere quattro mesi fa, e noi ci siamo salvati prima di Vibo, no? Per gli altri era un sogno. Ma io, il presidente e anche i ragazzi che sono rimasti, ci abbiamo sempre creduto, perché io l'ho sempre detto che con poco si poteva aggiustare la baracca. Invece poi c'erano i disfattisti. C'erano quelli che non credevano più a niente. E Dio ci ha accompagnato, sono molto credente. Dio ci ha accompagnati in questa risalita, e abbiamo avuto lo spirito battagliero, quello che piace a me. E oggi i risultati ci danno ragione. Spero, ripeto, in queste quattro partite... più che speranza, credo che lo dobbiamo fare. Fare per forza, dobbiamo impegnarci a fare quattro partite e fare un rush finale dove cercheremo di raccogliere il meglio per per poter fare questi play off".
Il presidente Maurizio Puglisi, in una recente intervista, ha espresso il suo pieno sostegno ad Agovino, affermando di aver sempre creduto in lui. Il mister ha così commentato le parole del presidente: "Sì, ad onor del vero ne parliamo tutti i giorni col presidente. Lì ci sto bene, c'è un'intesa. Ripeto, al presidente senza fare sviolinate, gli voglio bene. Mi ha tenuto qui dopo sei gol presi col Savoia. Qualcun altro mi avrebbe scaricato. No, no. Io certe cose per scontato non le do. È chiaro che era la mia seconda partita e avevamo vinto alla Lamezia, poi con quella defaillance magari si mandava via l'allenatore. Invece lui ha creduto sempre in me, anzi veramente era un matrimonio che potevamo già fare prima, non l'abbiamo fatto. Io qui ci sto bene, poi vediamo. Adesso voglio concentrarmi in queste quattro partite, fare, come ho detto, un rush finale dove andiamo a raccogliere... non so, anche dodici punti, se possiamo. Che sarebbe meraviglioso. Puntiamo a quello, poi finisce il 3 maggio, ci siederemo col presidente e vedremo il da farsi. Se c'è voglia, c'è volontà, faremo questo ulteriore cammino insieme. Altrimenti ci saluteremo da amici".
"Sì, ma io sono una persona che credo... - conclude il tecnico in risposta alla polemica dell'ultima gara dopo le dichiarazioni di un membro del suo staff - una domanda secondo me da non fare perché l'allenatore non è ancora morto e qui è stato sempre qui, e credo che dietro la panchina la gente mi senta. Anzi, ancor di più. Non lo so, c'è ancora un allenatore dove sono stato in campo con la squadra, li ho allenati. E c'è lo zampino, ripeto, da parte dei miei collaboratori. Dal sottoscritto, che non molla di un centimetro, e dalla squadra che ci sta appresso a noi. Però certe cose non mi sono piaciute. Onestamente. Intervista dove ha messo in difficoltà anche il mio collaboratore, perché io ho sempre detto che i collaboratori che mettono in difficoltà l'allenatore non ne voglio. Non mi servono. I secondi non ne ho, perché quelli ce li ha Mourinho e Guardiola. Io ho collaboratori che stanno facendo un grande lavoro, mi stanno appresso e sono felice. Però qui c'è ancora un allenatore".
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