Con una cerimonia tenuta a Roma il 10 aprile, è stata ufficialmente costituita Assocapp, l'Associazione dei calciatori e delle calciatrici, degli allenatori e delle allenatrici, dei preparatori e delle preparatrici patrocinati. A presiedere la nuova realtà è Giuseppe Dossena, campione del mondo con la nazionale italiana nel 1982, nato nel 1958 a Milano, a pochi passi da San Siro — lo stesso anno in cui l'Italia mancò per la prima volta la qualificazione a una Coppa del Mondo, un episodio che quest'anno risuona con inquietante familiarità. Tra i fondatori figurano anche Emiliano Viviano, Luca Pellegrini e Lorenzo Marronaro.
La mission dichiarata è ambiziosa: portare atleti e atlete al centro dei processi decisionali della politica sportiva, garantendo una rappresentanza effettiva di tutte le categorie coinvolte, dal professionismo alle serie minori, senza distinzioni di nazionalità, genere, origini etniche, orientamento religioso o politico.
Il nome scelto per l'associazione non è casuale. La duplicazione delle denominazioni professionali — calciatori e calciatrici, allenatori e allenatrici, preparatori e preparatrici — è una scelta deliberata e carica di significato simbolico. Assocapp intende promuovere la parità di genere tanto nell'accesso alle cariche associative quanto nella rappresentanza delle categorie professionali, con l'obiettivo esplicito di eliminare discriminazioni, doppi standard e, nelle parole dei fondatori, «ipocrisie».
Il contesto è favorevole: dalla stagione 2022/2023, la Serie A femminile ha ottenuto il riconoscimento ufficiale del professionismo, un passo fondamentale per lo sviluppo del movimento calcistico femminile in Italia. Assocapp si propone di consolidare e ampliare i risultati raggiunti in questa direzione.
Tra le prime battaglie che l'associazione intende affrontare c'è una questione di lungo corso: la trasparenza del fondo di fine carriera. Istituito nel 1975, il meccanismo prevede il prelievo automatico e obbligatorio di una quota dello stipendio mensile di ogni calciatore professionista, che viene accantonata per essere erogata al termine dell'attività agonistica. Un sistema di tutela previdenziale, in teoria. Nella pratica, da anni atleti e osservatori denunciano carenze informative, iter burocratici complessi e opacità nella gestione degli investimenti.
«Siamo partiti dal segmento finale raccogliendo le istanze di centinaia di colleghi che chiedono maggiore trasparenza», ha dichiarato Dossena. «Chi ha giocato o allenato deve avere certezze su come vengono investiti i propri contributi e maggiore facilità nell'accesso alle somme maturate al termine dell'attività».
Assocapp non si propone come voce critica e distante, ma come soggetto attivo e propositivo all'interno dell'ecosistema calcistico. L'intenzione è quella di diventare, secondo le parole dei fondatori, «una realtà al servizio dell'intera comunità del calcio», capace di dialogare con le leghe, con la Federazione Italiana Giuoco Calcio e con le autorità calcistiche nazionali e internazionali.
Le aree di intervento comprendono la tutela delle condizioni economiche, normative e previdenziali degli iscritti, la contrattazione collettiva, la vigilanza sull'applicazione dei contratti e la promozione dello sviluppo del settore. Una struttura operativa che ricorda quella dei sindacati di categoria, ma con una vocazione esplicitamente inclusiva: dalla Serie A fino ai campionati minori, con pari attenzione per ogni livello del calcio professionistico e non.
In un momento in cui il sistema calcistico italiano affronta sfide tecniche, economiche e di immagine — la seconda mancata qualificazione al Mondiale in pochi anni ne è il segnale più visibile — la nascita di Assocapp introduce un nuovo attore nel dibattito. Uno che intende parlare con la voce di chi il calcio lo vive dall'interno, in campo e fuori.
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