Francesco Parravicini non è uno che si nasconde dietro frasi fatte. L'ex centrocampista (tra le altre di Palermo, Parma, Siena e Novara) e oggi tecnico preparato e ambizioso, ha accettato in esclusiva i microfoni di NotiziarioCalcio.com per un'analisi a 360 gradi sul momento del nostro calcio. Dalle macerie della Nazionale fino alle storture dei campionati dilettantistici, passando per la sua idea tattica e la voglia di rimettersi in gioco dopo la fine dell'ultima avventura con il Sangiuliano City.
Un'intervista senza filtri, in cui emergono chiaramente le idee di un "uomo di campo" che sfrutta il periodo di inattività per studiare, aggiornarsi e preparare il prossimo capitolo della sua carriera.
Il punto di partenza è inevitabilmente il momento storico del calcio italiano, scosso dalle mancate qualificazioni mondiali e dai recenti ribaltoni ai vertici federali.
Per Parravicini, il problema parte dall'alto, ma si riflette fino alle basi del movimento. «Il calcio alla fine è lo specchio del Paese, non sorprende che sia in difficoltà come altri settori. Il talento c'è, ma i nostri italiani non sono più abituati a giocare ai livelli di un tempo. Una volta i calciatori azzurri giocavano per vincere la Champions League, vivevano costantemente situazioni di altissima pressione. Oggi, quando vanno in campo internazionale, mancano di quell'esperienza e di quella sicurezza».
Ma la disamina di Parravicini si fa ancora più tagliente quando si tocca uno dei nervi scoperti del calcio dilettantistico (e di Serie C): la regola dell'impiego obbligatorio degli Under. Un tema caldissimo per i lettori di NotiziarioCalcio.
«Quella regola è totalmente sbagliata – sentenzia senza mezzi termini –. Basta fare un confronto con vent'anni fa: non c'erano obblighi eppure venivano fuori più calciatori. Oggi il ragazzo gioca finché rientra nell'età, viene illuso di poter fare il calciatore vero, ma appena esce dal vincolo va in difficoltà e non trova più squadra. Questo crea grossi problemi anche a livello sociale. Se un giovane è bravo, gioca a prescindere. Ciò che andrebbe limitato, semmai, è l'arrivo in Serie A di stranieri di basso livello, preferiti agli italiani solo per convenienza economica».
Strettamente legato al tema dei giovani è quello della loro formazione. L'eccessiva "tatticizzazione" fin dai primi calci sta uccidendo la fantasia? Parravicini concorda, ma punta il dito contro il sistema formativo: «Oggi c'è l'allenatore che usa i ragazzini e si mette sul piedistallo per far vedere quanto è bravo lui, invece di concentrarsi sul miglioramento tecnico del singolo. È una colpa del sistema: abbiamo ragazzi sottopagati che hanno voglia di emergere e usano le giovanili come vetrina personale. Andrebbe rifondato tutto in modo netto».
L'ultima esperienza con il Sangiuliano è alle spalle ma qualche amarezza l'ha lasciata: «Mi è dispiaciuto lasciare un gruppo che sentivo mio e che poteva concretizzarsi in qualcosa di speciale quest'anno». Ora, però, Parravicini guarda avanti ma senza fretta: la priorità è la bontà del progetto.
«Ho avuto diversi approcci anche nelle scorse settimane, ma ho preferito non accettare. Sono pronto a ripartire, ma cerco una realtà seria. Non ho l'ansia di trovare panchina domani a tutti i costi».
Ma quali sono le caratteristiche delle squadre di Parravicini? Le idee sono chiare e mettono al centro l'atteggiamento prima ancora del modulo: «Le mie squadre non possono prescindere da ritmo e intensità. Non sono un integralista dei moduli, un allenatore deve capire chi ha davanti. Ma sono un integralista semmai nei comportamenti: un giocatore che con me non si impegna e non dà tutto, semplicemente non gioca».
In attesa della chiamata giusta, lo studio non si ferma. Le domeniche di Parravicini sono fatte di aggiornamenti e osservazione. Tra i "colleghi" seguiti con maggior interesse, spiccano tre nomi internazionali: «Stravedo per il PSG di Luis Enrique, veder sacrificarsi dei grandissimi campioni è un esempio per tutti. Poi studio molto Arteta, che spero davvero possa vincere la Premier quest'anno con l'Arsenal, e sicuramente Cesc Fabregas, che in Italia ha espresso forse il miglior calcio in assoluto questa stagione».
Idee chiare, fame di calcio e nessuna voglia di scendere a compromessi sulla professionalità: Francesco Parravicini è pronto a tornare. E, chiunque lo chiamerà, saprà esattamente cosa aspettarsi.
Autore: Marco Pompeo / Twitter: @Marco_Pompeo
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