Vigilia di campionato per l'Ancona, che domani scenderà in campo davanti al proprio pubblico per affrontare il Trestina. Una settimana vissuta intensamente dai dorici, culminata con la scelta di blindare gli allenamenti. Mister Agenore Maurizi, nella consueta conferenza stampa pre-partita, ha fatto il punto della situazione, analizzando con lucidità e un pizzico di autocritica il momento della sua squadra, tra statistiche offensive da record, amnesie difensive sui calci da fermo e un'infermeria che preoccupa a centrocampo.

La decisione di lavorare lontano da occhi indiscreti non è nata da tatticismi segreti, ma da una necessità psicologica: «Abbiamo scelto le porte chiuse perché avevamo bisogno di confrontarci su alcuni aspetti – ha spiegato subito Maurizi –. Le disattenzioni avute finora ci hanno portato a fare delle riflessioni; pensavamo fosse giusto stare da soli, senza nessuno, ma senza nascondere nulla di particolare. Alla squadra ho chiesto le stesse cose di sempre: abbiamo un metodo di lavoro ben chiaro e definito che trasportiamo in campo. Il dato oggettivo, però, è che per tutto quello che produciamo, raccogliamo troppo poco».

L'allenatore snocciola poi dati inequivocabili per difendere la mole di gioco dei suoi: «Non possiamo dire che la squadra non importa nulla. Le statistiche, prese da piattaforme ufficiali come Wyscout, dicono che siamo la prima squadra del girone per tiri e passaggi dentro l'area di rigore avversaria. Abbiamo tirato in porta da dentro l'area 27 volte, con una media di 6 volte a partita, quando la media della categoria è di 3. I ragazzi fanno veramente tanto e producono un'infinità di occasioni. Il problema è che subiamo e realizziamo poco. Dobbiamo trovare il giusto equilibrio, perché a volte subiamo gol che ci penalizzano pesantemente».

Il vero tallone d'Achille di questo avvio di stagione sono i calci piazzati. Maurizi affronta il tema di petto, respingendo le classiche polemiche sui sistemi di marcatura: «Abbiamo preso quattro gol su calcio d'angolo. Un'attenta analisi dice che moduli o sistemi non c'entrano nulla: che si difenda a zona o a uomo, se sei disattento, se ti schieri male o perdi la marcatura, prendi gol. Ci sono responsabilità individuali».

Poi, con il suo consueto pragmatismo, il tecnico si addossa le colpe generali, pur mandando un messaggio chiaro ai giocatori: «Faccio questo mestiere da tantissimi anni e alterno stagioni in cui le mie difese fanno benissimo ad altre in cui facciamo disastri. La responsabilità è dell'allenatore, perché il nostro ruolo impone scelte e responsabilità. Ma la biologia del lavoro la prevede il mister, la lettura in campo la fa il giocatore. Abbiamo preso gol perdendo la marcatura contro la SPAL, contro il Ravenna e contro il Montecchio. È inutile girarci intorno: c'è una persona che perde l'uomo. So benissimo che nel calcio parlano tutti, anche l'edicolante sotto casa mia mi dice chi dovrebbe giocare. Io ne sono consapevole ed è la mia forza, mi fa restare sereno. Potremmo anche passare alla marcatura a zona sui piazzati, ma la sostanza non cambia. Se siamo così bravi da non fare errori mentali, la prestazione la facciamo». E con una battuta esorcizza la pressione: «Gli errori fanno parte della vita. Io ho il primato nazionale degli errori nella mia vita, figuriamoci. Se rinunciassimo a giocare per paura di sbagliare, non vivremmo più».

Domani non ci sarà spazio per il turnover a centrocampo. Le scelte sono obbligate a causa degli infortuni: «Dubbi di formazione non ce ne sono, abbiamo scelte obbligate. Abbiamo tre centrocampisti infortunati: Pandolfi, Menghi e Proietti. Andiamo avanti con i due centrocampisti che abbiamo a disposizione».

Sull'avversario di domani, il Trestina, Maurizi invita a calarsi totalmente nella realtà della Serie D: «È un confronto inedito. Sappiamo che l'Ancona merita altre piazze e non questa categoria, ma la realtà in faccia dice che dobbiamo giocare contro il Trestina o l'Angelana. E sono squadre forti, attrezzate. Il Trestina ha giocatori che hanno fatto la B e la C, come Marcucci, De Crescenzo, Zanchi. Dobbiamo abituarci all'idea che per puntare a qualcosa di più grande dobbiamo passare per i campi di questo campionato, dove magari c'è minore professionalità, un modo di giocare diverso, molta più aggressività. E tutti, contro l'Ancona, vogliono dare il massimo per mettersi in mostra. Mi aspetto la solita partita aggressiva e di calcio pratico da parte nostra, mettendo in campo le nostre qualità».

Chiusura dedicata al mercato e ai giocatori che hanno lasciato la squadra nelle ultime settimane (come Zini e Gulinatti). Maurizi difende l'operato della società e fissa un principio non negoziabile: «Se ci saranno nuovi innesti? In questo senso con la direzione sportiva abbiamo lavorato tantissimo, concentrandoci sull'impegno di domenica. Non abbiamo pensato a cose diverse dal campo. Quanto a chi è andato via, sento dire tante inesattezze. I rapporti umani per me vengono prima di quelli professionali. Abbiamo condiviso un percorso bellissimo l'anno scorso con alcuni di loro, e la società era pronta a fare sforzi enormi. A giocatori come Zini avevamo offerto il massimo, contratti top per la categoria, sperando che rimanessero. Ma la vita dei calciatori è breve e se capita l'opportunità di andare in Serie C per guadagnare bene, la scelgono».

Ma il messaggio finale è tutto per chi indossa oggi la maglia biancorossa: «L'Ancona si deve amare. Nel momento del bisogno, i ragazzi non devono essere attaccati, ma sostenuti. Chi è qui deve fare il massimo per poterci stare, deve dare una mano a questa piazza che ha un bisogno disperato. Questo deve essere chiaro: contano i giocatori che abbiamo a disposizione oggi, e su di loro dobbiamo puntare tutto».

Sezione: Serie D / Data: Sab 03 ottobre 2026 alle 19:00
Autore: Antonio Sala
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