In casa Vicenza è tempo di fare un primo bilancio su queste prime uscite ufficiali, tra luci, ombre e la consapevolezza di dover affinare l'intesa sul rettangolo di gioco. Nel corso di un suo recente intervento ai microfoni di Sportitalia, il direttore sportivo del club biancorosso Giorgio Zamuner ha analizzato approfonditamente l'avvio della formazione veneta, partendo proprio dal sapore che hanno lasciato le prime sfide di questo torneo.

«Che sapore ha questo inizio di campionato? Sicuramente dolce amaro, poichè siamo rammaricati dal momento che potremmo avere un paio di punti in più in graduatoria, ma andiamo avanti con la consapevolezza che il campionato è ancora molto lungo», ha esordito la prima carica dell'area tecnica berica, tracciando poi le linee guida del progetto operativo. «Come tutte le realtà neopromosse abbiamo come obiettivo primario il mantenimento della categoria, pur sapendo di avere alle spalle una proprietà ambiziosa e una piazza calda. Servono tuttavia i piedi per terra e in queste prime cinque partite lo abbiamo pesato sulla nostra pelle, dal momento che abbiamo commesso qualche ingenuità sul terreno di gioco. Ad ogni modo siamo assolutamente in linea con quello che dobbiamo fare e restiamo abbastanza tranquilli».

Proseguendo nella sua disamina, il dirigente ha spiegato come la trionfale cavalcata della passata stagione abbia avuto un contraccolpo anche sui ritmi estivi della rosa biancorossa. «Effettivamente abbiamo vinto il campionato già il 16 marzo, affrontando poi un mese e mezzo di difficoltà nel dover stimolare l'ambiente per le feste e rimanendo a lungo senza obiettivi di classifica. C'è stato un clima di troppe feste perchè abbiamo compiuto una cosa clamorosa, e di conseguenza i giocatori sono stati fermi per troppo tempo».

Un passaggio cruciale del discorso del direttore sportivo si è focalizzato sulla grande attenzione rivolta al settore giovanile e sull'integrazione delle leve del vivaio all'interno della prima squadra. «Penso che sia assolutamente giusto far giocare i giovani ragazzi se dimostrano di meritarlo sul campo, ed è motivo di enorme orgoglio se provengono dal nostro vivaio. Noi abbiamo la fortuna di avere un gruppo di lavoro che opera in modo importante e quest'anno abbiamo ben 7 elementi del settore giovanile in organico, con due che sono quasi titolari e un terzo che potrebbe diventarlo fra poco. Ovviamente la condizione essenziale è che siano cresciuti nel modo giusto».

Parlando delle dinamiche generali del calcio italiano e dei giovani talenti, la dirigenza del Lane ha ribadito la propria filosofia legata allo scouting e alla pazienza nell'inserimento dei prospetti più interessanti. «I numeri del nostro vivaio sono importanti, si lavora benissimo da tanti anni e la società punta a far arrivare i ragazzi in prima squadra. Per quanto riguarda il mio lavoro, vado sui campi a vedere i talenti facendomi una percezione di persona che porta a risultati più precisi, anche se mi adeguo ai nuovi sistemi. Se mi innamoro di un profilo non torno nemmeno a rivederlo perchè lo ritengo valido. Poi ho diversi agenti e persone che mi segnalano i vari profili. Sulle difficoltà dei giovani nel professionismo penso servano coraggio e pazienza: se si sceglie la strada dei giovani non si può pensare che un allenatore dopo quattro partite possa essere messo in discussione, se un ragazzo è bravo bisogna avere il coraggio di lanciarlo».

Infine, il direttore sportivo del Vicenza si è proiettato verso il prosieguo della stagione, analizzando gli ultimi colpi della sessione estiva, l'impatto di Merkaj e la gestione dei momenti complessi della squadra. «Sono arrivati tre giocatori importanti l'ultimo giorno di mercato, ma non ci possiamo nascondere sui risultati altalenanti per questo motivo. Alla ripresa saremo a pieno organico e quindi vedremo il vero valore della squadra. Abbiamo sbagliato delle cose e dovremo essere bravi a lavorare sui difetti. Merkaj è l'attaccante perfetto? Mi sento di dire di sì, non a caso lo abbiamo inseguito tutta l'estate e all'ultimo giorno si sono incastrati i vari fattori. Mister Gallo ha grande personalità, è un grandissimo lavoratore che non inventa niente di particolare ma si rivela molto pratico, andando alla ricerca del risultato con cose semplici. Se parlo con lui dopo una sconfitta? Preferisco di no, al termine della partita qualsiasi componente potrebbe dire delle cose che a freddo non pensa, quindi preferisco riguardarmi la sfida il giorno successivo e affrontare le difficoltà a mente fredda insieme al mister».

Sezione: Serie B / Data: Sab 03 ottobre 2026 alle 09:45
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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