Il Treviso ha chiuso il campionato con una sconfitta nel derby contro il Mestre, cadendo per 1 a 0. Una battuta d'arresto che fa male, ma che non offusca una stagione già consacrata dalla vittoria del girone e dalla conseguente promozione in Serie C. Ora, però, c'è ancora un capitolo da scrivere: la Poule Scudetto, la competizione che riunisce le nove vincitrici dei rispettivi gironi e assegna il titolo nazionale di categoria.
L'esordio dei biancocelesti è fissato per domenica, al Tenni, dove alle ore 16 arriverà il Vado, formazione ligure. Il regolamento prevede che in caso di vittoria il Treviso torni in campo domenica 17 in trasferta contro la Folgore Caratese; un pareggio o una sconfitta anticiperebbero invece l'appuntamento a mercoledì 13, sempre contro i brianzoli. Accedono alle semifinali le prime classificate dei tre gironi, più la migliore seconda.
A fare il punto sulla situazione è il capitano Gucher, che analizza senza filtri le ultime settimane, dal derby perso agli infortuni, fino alla festa di piazza per la promozione.
La sconfitta con il Mestre lascia qualche rimpianto, ma il capitano inquadra lucidamente quanto accaduto. «L'analisi giusta è che era una partita da 0 a 0 e che alla fine è stata decisa da una prodezza di Corti», afferma Gucher. «Loro giocavano per i playoff mentre noi non avevamo più obiettivi. Il caldo e i risultati provenienti dagli altri campi a fine primo tempo — il Brian Lignano e l'Este vincevano — hanno abbassato ulteriormente il ritmo. Ci sono state poche occasioni e poi il Mestre ha trovato questo gol dalla lunga distanza che ha sbloccato una partita da pareggio».
Nonostante tutto, il capitano rivendica l'atteggiamento della squadra: «Noi siamo comunque scesi in campo con lo spirito giusto facendo anche esordire 3 ragazzi. Per noi queste ultime partite contavano poco a livello di risultati ma le abbiamo affrontate nella maniera giusta anche se i risultati non sono arrivati».
Il Treviso è arrivato al derby con ben otto giocatori indisponibili, un'emergenza che avrebbe potuto pesare molto di più. «Ci sono capitati tanti infortuni in questo ultimo periodo. Da Lignano con Serena, a Vigasio con Scotto abbiamo avuto una lunga lista di infortunati», ricorda Gucher. «La fortuna è che sono arrivati in un momento dove avevamo un buon margine sulla seconda e siamo stati bravi a gestirli. Ci abbiamo messo lo spirito che tutti vogliano darsi una mano. Otto assenze si fanno sentire ma noi siamo stati comunque bravi a farle pesare il meno possibile».
Un elemento che ha condizionato l'atmosfera del derby è stata l'assenza della tifoseria biancoceleste sugli spalti. Una mancanza che il capitano sente profondamente. «Il calcio lo fanno i tifosi, noi viviamo per queste partite e per queste emozioni», dichiara Gucher. «Il bello dei derby è anche l'arrivare allo stadio e sentire gli sfottò della curva avversaria. Nel primo tempo il tifo era assente da entrambe le parti e si sentiva che mancava qualcosa. È il contorno che fa la differenza, le emozioni si vivono quando lo stadio è pieno».
Al triplice fischio, Gucher ha radunato i compagni in cerchio, come aveva già fatto alla prima giornata di campionato a Portogruaro. Un gesto simbolico, quasi un rituale che scandisce l'inizio e la fine di un percorso. «Quella volta avevo detto che l'io si mette da parte e si va avanti ragionando con il noi», ricorda il capitano al Gazzettino. «Domenica invece ho detto che abbiamo scritto una bella pagina di storia, ho voluto fare i complimenti a tutti singolarmente perché ognuno ha dato il proprio contributo per la vittoria del campionato. Ho detto di goderci questa Poule Scudetto perché la prossima stagione non si sa in quanti saremo ancora qui».
Parole dense di significato, che riconoscono il valore del gruppo costruito in questa stagione e, implicitamente, l'incertezza che accompagna ogni estate di un club calcistico.
Ora lo sguardo è già proiettato al futuro prossimo. Domenica il Vado, poi eventualmente la Folgore Caratese. Gucher traccia la rotta: «Dobbiamo informarci sulle caratteristiche di Vado e Folgore Caratese per affrontarle nella maniera giusta provando a portare a casa il risultato per passare il turno. Chi sarà a disposizione ci metterà l'anima anche per sfruttare questa vetrina dove ci saranno tanti osservatori».
Quest'ultimo dettaglio non è secondario: la Poule Scudetto rappresenta una ribalta importante, un palcoscenico dove i giocatori possono mettersi in mostra davanti agli addetti ai lavori. Una motivazione in più, individuale e collettiva, per affrontare ogni gara con la massima intensità.
Prima di guardare avanti, vale la pena rivivere il momento che ha reso speciale questa stagione: la festa in piazza per la promozione in Serie C. «È stato bellissimo, è stata una festa vera», dice Gucher con tono sincero. «Sono sempre emozioni stupende quando si raggiunge l'obiettivo. Non è mai scontato e non capita tutti i giorni quindi quando lo raggiungi devi goderti il momento».
Un messaggio che vale tanto per i tifosi quanto per i giocatori stessi: il ritorno tra i professionisti non era affatto scontato, e la sua conquista merita di essere celebrata. Ora, però, la stagione non è ancora finita, e il Treviso vuole scrivere ancora qualche riga di storia.
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