Il calcio italiano si trova davanti a un bivio decisivo per il proprio futuro istituzionale e la corsa alla presidenza della FIGC sta entrando nella sua fase più calda e strategica.
Dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, avvenute poco più di una settimana fa, si sono attivate frenetiche manovre per individuare il profilo capace di guidare la federazione fuori dalla crisi.
Al centro di questo scenario emerge con forza il nome di Giovanni Malagò, ex numero uno del Coni, che sembra essere diventato il candidato di riferimento per i club del massimo campionato.
Lunedì rappresenterà una data fondamentale in questo percorso: l'Assemblea di Lega Serie A si riunirà infatti in via Rosellini per discutere apertamente della possibile candidatura di Malagò.
Sebbene il peso elettorale della Serie A sia pari al 18% dei voti complessivi, una convergenza unanime dei venti club sul nome di Malagò darebbe una spinta politica difficilmente ignorabile.
Non si tratterà di una semplice conta interna, ma di un dibattito profondo sulle soluzioni necessarie per riformare i settori giovanili e affrontare le gravi critiche economiche del sistema.
Il fronte dei sostenitori sembra già solido, con figure come Aurelio De Laurentiis che hanno espresso pareri favorevoli, definendo Malagò la persona ideale per il rilancio del calcio nazionale.
Tuttavia, non mancano le manovre alternative che vedono protagonisti nomi storici del panorama federale come Giancarlo Abete e l'ex presidente del Settore tecnico Demetrio Albertini.
Abete, attuale numero uno della Lnd, rappresenta un blocco elettorale imponente, considerando che la Lega Nazionale Dilettanti detiene da sola il 34% delle preferenze nell'urna ponderata.
Dal canto suo, Malagò mantiene un silenzio strategico, pur avendo ricevuto endorsement pesanti come quello di Roberto Fabbricini, che lo ritiene capace di gestire una struttura collegiale complessa.
Il cronoprogramma verso le elezioni è ormai tracciato: il 13 maggio scadranno i termini per la presentazione ufficiale delle candidature, mentre il voto finale è fissato per il prossimo 22 giugno.
In totale saranno 274 i delegati chiamati a esprimersi, per un sistema di votazione che peserà i voti fino a raggiungere un totale di 516 punti tra le varie componenti del mondo calcistico.
Oltre alle leghe di categoria, giocheranno un ruolo essenziale l'Associazione Italiana Calciatori, con il suo 20% di peso, e l'Associazione Allenatori, che contribuisce per il restante 10%.
La partita è dunque apertissima e il weekend che porta all'assemblea di lunedì sarà caratterizzato da fitti colloqui per blindare i consensi o cercare clamorosi ribaltoni dell'ultimo minuto.
Resta da capire se Malagò riuscirà a trasformare il vantaggio iniziale in una vittoria schiacciante o se le componenti più conservatrici del calcio italiano opteranno per un profilo di continuità.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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