Il calcio italiano perde oggi uno dei suoi artigiani più nobili, un uomo che ha saputo attraversare decenni di pallone con la schiettezza di chi bada al sodo e il cuore di chi non smette mai di lottare. Si è spento questa mattina a Tortona, all'età di 86 anni, Piero Cucchi, per tutti "Pierino". Se ne va un gentiluomo della panchina, un maestro di tattica e pragmatismo che aveva trasformato la "provincia" nel suo regno incontrastato.

Nato a Boffalora sopra Ticino nel 1939, Cucchi era cresciuto calcisticamente nel mito del Grande Torino, ma è stato con le maglie di Varese, Lazio e soprattutto Ternana che ha scritto le sue pagine più belle da calciatore. Centrocampista di quelli che non tolgono mai la gamba, generoso e intelligente, fu tra gli eroi che portarono le Fere umbre per la prima volta in Serie A nel 1972, dopo aver già assaporato la massima serie con il Varese anni prima. Un gregario di lusso, capace di far girare la squadra e di farsi amare in ogni spogliatoio.

Ma è in panchina che "Pierino" è diventato leggenda, guadagnandosi sul campo l'appellativo di "Mago delle Promozioni". Un nomade vincente, capace di galvanizzare piazze caldissime e portarle dove nessuno osava sperare. La sua carriera da tecnico è un atlante del calcio passionale: da Giarre, portato dalla C2 alla C1 in un'annata indimenticabile, alla Juve Stabia, fino al capolavoro di Catania.

Sotto l'Etna, nella stagione 1998-99, Cucchi restituì l'orgoglio a una città intera, riportando i rossazzurri in C1 e legando per sempre il suo nome alla storia del club. “Io non vendo sogni, ma solide realtà”: non lo diceva, ma lo faceva. Le sue squadre erano come lui: concrete, rocciose, difficili da battere. Ha vinto ovunque, da Ischia a Tortona col Derthona, lasciando un ricordo indelebile di professionalità e umanità.

Un'umanità che la vita ha messo a dura prova nel modo più crudele. Nel 1996, Piero dovette affrontare il dolore più grande per un padre: la perdita del figlio Enrico, talentuoso centrocampista di Inter e Fiorentina, stroncato da un male incurabile a soli 30 anni. Un lutto vissuto con una dignità straziante, che non gli tolse l'amore per il calcio ma velò il suo sguardo di una malinconia composta, quella di chi ha imparato che le vere battaglie non si giocano su un prato verde.

Oggi, mentre la notizia della sua scomparsa rimbalza da Nord a Sud, unendo nel cordoglio tifoserie spesso rivali, ci piace immaginarlo di nuovo insieme al suo Enrico, magari a discutere di tattica e schemi su una panchina celeste.

Con Piero Cucchi se ne va un calcio che profumava di terra e di passione, fatto di uomini prima che di personaggi. Tortona, e tutto il mondo del pallone, oggi si sentono un po' più soli.

Sezione: Attualità / Data: Lun 19 gennaio 2026 alle 19:30
Autore: Andrea Villa
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