"Ancona piange il suo bomber: addio a Beniamino Di Giacomo, una leggenda in biancorosso". Inizia con queste parole, cariche di commozione e rispetto, la nota ufficiale diramata dal club dorico per salutare uno dei più grandi attaccanti che abbiano mai calcato il prato dello stadio anconetano. Beniamino "Gegè" Di Giacomo si è spento nella mattinata del 7 luglio 2026, all'età di 91 anni, presso la casa di cura Villa dei Pini di Civitanova Marche. Con lui, se ne va non solo un glorioso tassello del calcio italiano, ma soprattutto "un pezzo di storia dell’Anconitana".
Nato a Porto Recanati il 13 novembre 1935, Di Giacomo ha rappresentato l'archetipo dell'attaccante generoso, dotato di un fiuto per il gol e di una tecnica capaci di portarlo dai campi di provincia della sua amata regione fino alle vette d'Europa e del mondo.
Prima di diventare il beniamino (di nome e di fatto) del tifo anconetano, Di Giacomo aveva già scritto pagine memorabili nel grande calcio. Affermatosi con la SPAL e il Napoli (dove per l'impeto offensivo fu ribattezzato "‘O Bersagliere"), toccò l'apice della sua carriera alla corte di Helenio Herrera: con la maglia dell'Inter conquistò lo Scudetto nel 1963 e la Coppa dei Campioni nel 1964. Un'ascesa inarrestabile che gli valse anche l'orgoglio indescrivibile di vestire la maglia azzurra della Nazionale italiana nel dicembre del 1964 in un match contro la Danimarca.
La cronaca calcistica lo ricorda poi per il celebre epilogo del campionato 1966-1967: passato al Mantova, nell'ultima e decisiva giornata di campionato segnò la rete (complice la storica "papera" del portiere interista Sarti) che costò lo scudetto alla "sua" ex Inter, regalando di fatto il tricolore alla Juventus. Un gesto di estrema professionalità che ribadì un concetto chiave della sua vita: in campo si dà sempre il massimo per la maglia che si indossa.
Il richiamo della sua terra, delle sue Marche, si è rivelato però più forte di ogni altra piazza. Come sapientemente ricordato dalla nota della società dorica: "Se il calcio nazionale lo ricorderà per i trionfi in grandi palcoscenici [...] noi anconetani lo ricorderemo per il cuore e la tecnica che ha messo al servizio della nostra squadra".
Il suo arrivo ad Ancona, concretizzatosi nel 1969, non fu vissuto come un ripiego di lusso a fine carriera, ma come una vera e propria vocazione sportiva. In Serie C, in riva all'Adriatico, "Gegè" si caricò la squadra sulle spalle diventando il leader carismatico di un triennio estremamente intenso. Ottantuno presenze e ventitré gol: numeri che cristallizzano una leadership silenziosa e implacabile, unita a quel "tocco da vero campione che ha dato lustro alla nostra Anconitana in anni indimenticabili".
Il suo addio al calcio giocato (chiuse nel '73, nel Fano) non ha mai scisso il suo legame con il campo, né tantomeno quello con il suo territorio. La lunga carriera da allenatore lo ha visto infatti girare sulle panchine della sua regione: dalla Jesina (condotta a una storica promozione in Serie C1 negli anni '80) all'Osimana, fino alla Civitanovese e allo stesso Fano, ponendosi sempre come guida umana e tecnica per generazioni di giovani atleti marchigiani.
"Perdiamo un professionista esemplare e un uomo che ha scelto di legare il suo percorso calcistico alla nostra terra", conclude il toccante comunicato, facendosi portavoce di tutto il popolo dorico che oggi "si stringe attorno alla famiglia in questo momento di dolore".
Oggi le Marche e l'Italia intera perdono una figura iconica. Ma la classe, l'umiltà e i gol di "Gegè" Di Giacomo, come ricorda il club, rimarranno per sempre "scolpiti nella storia della nostra Ancona".
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