Ripresa campionati di Eccellenza, dalla Sicilia: «C'è una confusione pazzesca»

19.01.2021 00:45 di Anna Laura Giannini   Vedi letture
Fonte: La Sicilia
Foto di © Luigi Gasia
Foto di © Luigi Gasia
© foto di NotiziarioCalcio.com

La giornata di domenica, in un calcio dilettantistico senza pandemia, sarebbe stata da brividi. Si sarebbero dovute giocare nel Girone B Giarre-Aci Sant’Antonio e Siracusa-Igea, mentre nel Girone A Sancataldese-Nissa e Sciacca-Pro Favara sarebbero stati due derby avvincenti.

La storia ci consegna, invece, uno scenario diverso, campi ormai desolatamente vuoti e prospettiva di ripresa cancellata per il momento dalla zona rossa istituita in Sicilia e dalle nuove misure di contenimento. Giulio Nirelli è il presidente del Giarre, primo in classifica nel Girone B allo stop, si dice molto amareggiato. «Non riesco a capire perché non si è ancora giocato, perché in Serie D si gioca e in Eccellenza no. Così si fa fatica a tenere i giocatori che vogliono restare. Si può continuare? Dobbiamo avere le certezze, non possiamo stare nel limbo, avendo sempre spese fisse importanti, appartamenti bloccati. Voglio pensare che si riprenderà a giocare, è impossibile pensare a un annullamento. Posso capire lo scorso anno, ma non questo. Abbiamo fatto grossi investimenti in queste ultime due stagioni. Mi auguro che non ci siano altri rinvii».

L’allenatore dell’Aci Sant’Antonio Alfio Torrisi è netto nella sua analisi: «Non si può annullare la stagione, è impossibile. Si era giocato troppo poco per dare peso alle classifiche. Occorre dire che il campionato non è mai partito. In settimana speriamo di trovare qualche risposta importante. Noi possiamo ripartire, ne sono certo. Se si gioca in Serie D, supportati da un adeguato protocollo, anche l’Eccellenza può riprendere. Non si torna alla normalità dall’oggi al domani. Purtroppo, con questo virus dovremmo conviverci ancora per un po’. Bisogna conviverci senza lamentarci dopo. Perché sapevamo il rischio a cui si andava incontro». Il tecnico della Sancataldese, Alessandro Settineri , è preoccupato per la situazione.

«In assenza di prospettive e di risposte, è chiaro che i giocatori, e ne ho di validi, si guardino attorno e cercano una base solida in Serie D. Adeguare il campionato di Eccellenza a quello di D sarebbe a mio avviso l’unica soluzione, ma si ci poteva senz’altro pensare prima, predisponendo l’obbligo di un tampone a settimana e facendo un protocollo sanitario unico. Spero - prosegue Settineri - che questo succeda, in caso contrario occorre procedere all’annullamento della stagione, senza ancora rinviare la data d’inizio. Non vedo altre soluzioni. La Sancataldese è una grande famiglia e siamo desiderosi di ritornare in campo». Anche il direttore generale del Carlentini, Graziano Strano, confida nella ripresa. «Purtroppo ormai sono passati quasi tre mesi dall’ultima partita. Siamo stanchi, ma ci rendiamo conto che la pandemia non è gestibile in questa fase. Sono convinto che il campionato sarà adeguato alla Serie D e ripartirà con un protocollo definito. Il gruppo è molto coeso».

Il tecnico del Mascalucia San Pio X, Maurizio Giuffrida, praticamente era subentrato in panchina nella settimana precedente allo stop, senza poter esordire: «Mi rendo conto che la situazione generale è difficile. Per quanto ci riguarda noi siamo pronti, i giocatori vorrebbero riprendere e la società non vede l’ora. La squadra si sta preparando fisicamente, stiamo sfruttando le piattaforme digitali per tenerci in forma. Ma è chiaro che, in caso di ripresa, ci vorranno almeno 15 giorni di allenamento. Il rischio infortuni è molto alto». Filippo Raciti, allenatore del Ragusa, ha gestito una situazione emergenziale delicata nella prima parte della stagione con sette positivi in rosa: «La squadra vive oggi nel limbo. Si alternano prospettive positive, come quelle disegnate da Morgana, con quelle del Governo, che ad oggi non ti fa allenare. I ragazzi hanno una confusione pazzesca, e potrebbero guardare alla D che sta facendo mercato in Eccellenza. Serve un protocollo chiaro per regole certe. Noi siamo stati colpiti dal Covid in una fase iniziale dove non c’era alcuna garanzia protocollare. Ora la chiediamo».