Il Treviso capolista del girone C di Serie D domenica scorsa ha pareggiato 1-1 a Sevegliano: cresce il possesso palla (60%), ma crollano precisione nei tiri e tasso di conversione. A sette punti dalla promozione, la squadra di Gorini mostra un'evoluzione tattica che solleva interrogativi sulla fase realizzativa.
La leadership del Treviso nel girone C di Serie D prosegue con fermezza, ma l'1-1 conquistato domenica scorsa sul campo del Cjarlins Muzane lascia trasparire segnali contrastanti. Con 63 punti all'attivo e un margine di quattordici lunghezze sull'Union Clodiense, i biancocelesti distano appena sette punti dalla certezza aritmetica della promozione in Serie C. Proprio questa vicinanza all'obiettivo rende opportuna un'analisi approfondita delle dinamiche in atto, al di là del risultato contingente.
La prestazione offerta a Sevegliano rivela una squadra in trasformazione: più padrona della manovra sul piano territoriale, ma meno efficace nel tradurre il predominio in concretezza offensiva, distanziandosi dal rullo compressore ammirato nelle settimane di febbraio.
L'incontro contro il Cjarlins Muzane ha certificato un dato emblematico: il Treviso ha controllato il 60% del possesso palla, registrando il picco più elevato delle ultime sei giornate. Un balzo significativo se confrontato con il 51% dello scontro diretto contro la Clodiense o con il 47% evidenziato nella sfida al Calvi Noale. Il predominio territoriale si è tradotto in un'autentica produzione industriale di gioco: ben 24 passaggi chiave, esattamente il doppio rispetto ai 12 totalizzati nella partita contro il Bassano del primo febbraio.
Tuttavia, a questo incremento quantitativo non ha fatto seguito l'abituale spietatezza nelle zone decisive del campo. Dei 11 tiri complessivi – che hanno generato un valore di 0.743 expected goals – soltanto 2 hanno inquadrato la porta avversaria. Una percentuale di precisione ridotta rispetto agli incontri precedenti con Brian Lignano, Calvi Noale, Legnago e Clodiense, nei quali i biancocelesti avevano sempre centrato lo specchio con almeno 4 conclusioni, mantenendo medie realizzative nettamente superiori.
Il tasso di conversione è precipitato al 9%, una cifra lontanissima dal 29% esibito proprio contro il Calvi Noale. La squadra guidata da Gorini sembra aver modificato il proprio baricentro operativo, ampliando il raggio d'azione della manovra. La precisione nei cross è migliorata: a Sevegliano sono stati effettuati 5 traversoni accurati su 9 tentativi (55%), un progresso evidente rispetto all'unico cross riuscito su sei nella gara contro la Clodiense.
In questo scacchiere rinnovato emerge la figura del difensore centrale Andrea Munaretto, autentico equilibratore della costruzione dal basso. La sua prestazione a Sevegliano ha raggiunto livelli notevoli: 8 passaggi chiave e 15 palloni recuperati, un abisso statistico rispetto ai soli 2 recuperi effettuati un mese prima contro il Calvi Noale.
Mentre il reparto arretrato continua a brillare per solidità, emergono alcune criticità nella gestione individuale sotto pressione. Il capitano Robert Gucher, punto di riferimento della mediana – schierato però come trequartista nell'ultima uscita friulana – ha smarrito 15 palloni, mostrando maggiore difficoltà nel disimpegno rispetto ai 9 persi contro il Calvi Noale o ai 10 ceduti contro il Bassano.
Nonostante le difficoltà realizzative, la fase difensiva rimane il pilastro fondamentale del primato. Anche in questo caso, i dati statistici confermano la tendenza: il centrale Matteo Salvi si è rivelato un baluardo invalicabile a Sevegliano, aggiudicandosi l'88% dei duelli diretti (15 su 17), un dato in crescita costante rispetto al 68% registrato all'inizio di febbraio.
Il pareggio di Sevegliano, lungi dal rappresentare un campanello d'allarme, offre materia di riflessione sulla strategia più efficace per completare il percorso. L'apparente contraddizione tra crescita del possesso palla e calo della produttività offensiva solleva interrogativi sulla formula ottimale in questa fase conclusiva del campionato. La capacità di gestire il pallone potrebbe rivelarsi l'arma vincente per amministrare il vantaggio accumulato, a patto che non si traduca in un eccessivo attendismo sotto porta.
Con sette punti ancora necessari per chiudere matematicamente i conti, il Treviso si trova di fronte a un bivio strategico: recuperare il cinismo delle settimane scorse o affidarsi alla solidità difensiva e al controllo del gioco per accompagnare la squadra verso la Serie C. La risposta arriverà nelle prossime giornate, decisive per comprendere quale sia l'ultimo tassello mancante nel puzzle della promozione.
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