Torna a parlare, e lo fa a NotiziarioCalcio.com, a poco più di un mese dall'esperienza con l'Avezzano che l'ha visto nei panni di direttore generale. Parliamo di uno dei decani del calcio dilettantistico italiano: Maurizio Manfra.
Direttore, nella nostra ultima chiacchierata ci raccontò della sua convinzione che se in corso d'opera si manda via un allenatore, per coerenza dovrebbe lasciare anche il direttore sportivo. È ancora questa la sua idea?
«Assolutamente. Qualcuno mi prende ancora per matto ma per me quando una società manda via allenatore e la squadra è stata costruita con l'allenatore e il direttore, è giusto che vada a casa e anche il direttore insieme all'allenatore. Perché è facile mandar via solo l'allenatore. Se la squadra l'hanno costruita insieme hanno sbagliato tutti e due ed è giusto che anche il direttore vada a casa. Non ci piove».
Più o meno quello che le è capitato ad Avezzano?
«Ad Avezzano io avrei dato le dimissioni anche se è la prima volta in tanti anni che ho messo poco mano alla squadra. Però, è giusto che se il mister va via, anche il direttore vada via. Infatti una settimana dopo che era andato via Pagliarini, il venerdì dovevo andare in sede per le dimissioni ed il presidente (Pecorelli, ndr) mi ha anticipato con l'esonero il giovedì. Giusto che quando i risultati non vengono, vada a casa anche il direttore. Facile dire sempre la colpa è del mister, la colpa è del presidente. Anche noi direttori dobbiamo assumerci le nostre responsabilità».
Stiamo vedendo tanti esempi di club importanti che faticano, alcuni che sulla carta dovrebbero lottare per vincere addirittura si ritrovano a metà classifica o peggio ancora invischiati nella zona rossa. Come si vince in D?
«Per quanto mi riguarda l'ho sempre detto il campionato di serie D, è il campionato più difficile di tutte le categorie dalla serie A alla Terza Categoria e spiego la motivazione. Perché compri calciatori che non sanno se sono professionisti o dilettanti. E devi prendere gente di categoria. Se tu fai una squadra in serie D e prendi dieci ragazzi che stanno in serie C, non è detto che vinci il campionato matematicamente perché ogni categoria ha i suoi calciatori, ha il suo mister, ed ha il suo staff. Io prenderei calciatori che hanno sempre giocato in serie D ma soprattutto per vincere i campionati in serie D, devi prendere gente che nelle ultime due tre stagioni hanno vinto i campionati di serie D. Non puoi prendere gente che è arrivata a metà classifica, devi prendere gente che è arrivato al primo, al secondo posto negli ultimi tre anni. Gente abiutata a vincere e a lottare. Il campionato di serie D è molto difficile».
Il girone F di serie D si sta mostrando molto combattuto. Cosa ci può dire dei club impegnati in questo raggruppamento?
«Per quello che riguarda il girone F, posso dire che le più attrezzate a livello di organico, e parlo di parco giocatori, e anche dal punto di vista dell'organizzazione societaria, sono la Sambenedettese ed il Chieti. Dietro ci metto l'Aquila, Ancona. Però dico anche che parlando tecnicamente Atletico Ascoli, Fossombrone e Vigor Senigallia sono squadre ben attrezzate e che giocano molto bene al calcio. Secondo me sono loro le outsider che si possono inserire ed arrivare anche alla vittoria del campionato. Fermo restando che quelle che, ad oggi, hanno più possibilità restano Sambenedettese e Chieti per tanti motivi: per la società, per i calciatori in organico, per l'allenatore ed anche per i tifosi che seguono questi club la domenica. Non ci dimentichiamo che rappresentano loro il proverbiale dodicesimo uomo».
E del Teramo cosa ci dice?
«Il Teramo è una squadra che ha un ottimo allenatore, che è Pomante, ha un buon organico, però secondo me le squadre che ho nominato prima hanno qualcosa in più. Un'altra società attrezzatissima è la Recanatese che non riesco a capire come fa a trovarsi là sotto considerato che ha ottimi giocatori, diversi di categoria superiore».
E la Fermana è addirittura fanalino di coda...
«Vero. Come dicevo prima, la serie D è il campionato più difficile di tutti, inoltre loro sono partiti anche in ritardo, hanno la penalizzazione e diciamo che era preventivabile un inizio complicato».
Sul fondo della classifica c'è persino il Notaresco. Ci spiega come sia possibile che i rossoblù che ben conoscono la D e ci hanno abituato a vederli sempre nel treno di testa, ora siano terzultimi?
«Purtroppo ci sono annate dove non non riesci a mettere insieme tanti fattori, perché Notaresco per me è sempre un'ottima società e una squadra dove ha fatto sempre ottimi campionati. Però quando non ti gira bene, purtroppo, può succedere di ritrovarsi là sotto e quando poi accade, per come la vedo io, devi esere anche abituato a lottare per toglierti dalla zona bassa della classifica. In ogni caso sono convinto che i rossoblù sapranno risollevarsi perché hanno ottimi giocatori come Formigoni e Arrigoni».
Il Sora stesso ora sta faticando.
«Il Sora ha cambiato anche lei allenatore. Con l'Avezzano l'ho incontrata due volte, là in casa loro la prima partita in Coppa Italia dove vincemmo quattro a due. Poi la terza di campionato a casa abbiamo perso ed all'epoca c'era Campolo in panchina. È una squadra giovane, sinceramente incontrandola mi fece un'ottima impressione. Ci misero in difficoltà perché correvano e giocavano molto bene. Sinceramente poi non l'ho più vista, quindi non so dare un giudizio, non so se hanno cambiato modo di giocare, schema tattico».
La delusione delle due romane può essere la sua ex Roma City?
«Quest'anno poteva fare molto di più. Ha giocatore ottimi per la categoria come Scognamiglio, Trasciani, Gelonese, Camilli, Piccioni... Però, dopo, vai a vedere quali possono essere i motivi».
E domenica per le romane ci sono incroci terribili con Ancona e Sambenedettese...
«Troveranno campi non molto facili. Giocare ad Ancona non sarà sicuramente semplice dal punto di vista ambientale, così come anche se la Samb gioca in trasferta è come se giocasse praticamente sempre in casa con il seguito che ha. Due gare certamente complicate».
Guardando il fondo, classifica corta: c'è qualche sfavorita?
«È una classifica molto corta, c'è particolare equilibrio quest'anno. Non c'è una squadra materasso. Non c'è nulla di scontato. Secondo me sia in coda che in testa è un torneo tutto da seguire».
Equilibrio che sembra regnare, quantomeno in vetta, anche nel girone G. Lei si immaginava la Puteolana in testa ad oggi?
«Anche in questo caso parliamo di un raggruppamento molto equilibrato dove secondo me la più forte, sempre come organico, come staff tecnico e come società, è il Guidonia. In pratica ha due squadre il Guidonia. Solo il reparto offensivo è clamoroso con giocatori che sarebbero titolari in qualsiasi altra squadra mentre lì devono giocarsi il posto ogni domenica. Adesso ha preso anche Ardizzone a centrocampo, se non erro una settimana fa. Per me è la squadra più attrezzata per la vittoria del campionato. Poi c'è anche la Paganese che l'ho vista giocare a Roma contro il Trastevere. Riguardo la Puteolana non l'ho mai vista dal vivo però l'organico è composto da nomi importanti e se è in testa è perché ad oggi lo merita. Il Cassino pure non gioca male. Come ho detto però è soprattutto il Guidonia ad essere favorito per la vittoria finale».
Quando si deciderà il campionato?
«Nel girone di ritorno. Soprattutto quando il Guidonia, che come ho detto reputo la favorita, si troverà a giocare fuori casa contro le campane e si ritroverà davanti campi con quattro-cinquemila persone».
Ora riapre il calciomercato anche se di fatto non ha mai chiuso realmente.
«Altra cosa sbagliata. Qui ogni mese ci si trova davanti una squadra differente. Per me il calciomercato deve tornare come una volta con le due finestre a disposizione, si chiude ad inizio settembre e si riapre dal primo al diciotto dicembre per quello di riparazione. Per come è ora non è fattibile».
E da direttore sportivo come si opera in questa situazione?
«Se vogliamo fare anche in serie D i professionisti, visto che le società devono fare i contratti di lavoro, allora è giusto che il calciomercato sia come quello professionistico. Qui invece è sempre aperto. La difficoltà è quella di gestire spesso i calciatori. Oggi può capitare che un tuo tesserato ti chieda improvvisamente di andare via, perché magari ha ricevuto una offerta migliore da un altro club. E tu ti ritrovi senza una pedina, mentre col mercato chiuso se anche si verifica una situazione del genere tu sai che fino a dicembre sta con te e ne puoi programmare la sostituzione».
Chi fatica è il Savoia che ha cambiato anche allenatore.
«Ogni anno ci sono delle squadre che non sono attrezzate e te le ritrovi nelle prime cinque in classifica, mentre delle squadre molto attrezzate magari le vedi al centro classifica. La serie D ti porta anche a questi risultati. Ripeto per vincere la serie D devi prendere calciatori che negli ultimi due tre anni o hanno vinto o sono arrivati secondi in serie D. Poi, puoi aggiungere un paio di pedine di categoria superiore ma la maggior parte devono essere giocatori abituati a vincere».
Girone avvincente in ogni caso.
«Girone avvincente, merito delle squadre competitive che vi partecipano. Forse le isolane stanno faticando di più, infatti se guardiamo la classifica le ultime quattro se non sbaglio sono tutte e quattro squadre sarde».
Ed anche dall'Olbia ci si aspettava di più...
«Attenzione però, tante volte ci facciamo prendere dal blasone di un club ma poi se guardiamo l'organico notiamo che è un organico normale. Però leggi Olbia e ti aspetti magari di più rispetto all'Atletico Uri, all'Ilvamaddalena o tante altre squadre».
A proposito di squadre sarde, lei giustamente osservava che sul fondo ci sono soprattutto le isolane. Come mai secondo lei?
«Purtroppo per molti ragazzi andare a giocare in Sardegna è un po' più difficile. Non riescono a capire che in Sardegna ci sono ottimi club, si vive benissimo e fai calcio. Mentre i ragazzi sono un po' restii a muoversi, hanno anche tanta offerta e scelgono di non partire. Quindi la maggior parte dei club sono costretti a trovare calciatori solo della regione».
Il Trastevere invece è tornato ai suoi standard d'alta classifica
«Ed aggiungo un dettaglio non di poco conto: domenica scorsa ha vinto contro la Cynthialbalonga ed aveva in campo due ragazzi classe 2007 dall'inizio e non è mica poco. Quindi una società che punta sui giovani e sono tutti bravi».
E se non facciamo giocare i ragazzi in serie D, dove li facciamo giocare?
«Si, ma se uno è bravo gioca. Non c'è bisogno della Lega che te lo impone».
Per chiudere, è ormai qualche anno che è stata data agli allenatori l'opportunità in caso di esonero di poter tornare ad allenare entro il 31 dicembre. Qualche critica sta circolando anche in merito ad una norma che a tutti è apparsa come un passo avanti. Lei cosa pensa?
«Una regola giusta. Prima tanti tecnici che magari venivamo esonerati alla quinta o sesta giornata erano poi costretti a stare fermi per il resto della stagione, ora invece possono rientrare chiaramente non nello stesso girone. Giusto che anche gli allenatori possano avere un'altra possibilità, così come accade per i calciatori che possono cambiare tre club e giocare in due nella stessa stagione. La critica è che allenano sempre gli stessi? Può darsi, ma è giusto dare a tutti i tecnici la possibilità di trovare una nuova panchina e non restare a casa per un anno».
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