La filosofia tattica di Moreno Longo al Bari si fonda su una convinzione granitica: il 3-4-2-1 come modulo imprescindibile. Una scelta che il tecnico piemontese ha trasformato in dogma, tanto da renderla pressoché immutabile anche nelle circostanze più critiche. Quando la squadra necessiterebbe di forzare la partita, di tentare rimonte complicate o di assicurarsi punti vitali per la salvezza, l'allenatore raramente devia dal suo schema prediletto, evitando sistematicamente di schierare contemporaneamente due attaccanti di ruolo.
Se da una parte questo approccio ha garantito continuità e identità a un gruppo che nelle precedenti gestioni tecniche appariva smarrito e privo di punti di riferimento, dall'altra solleva interrogativi legittimi sulla gestione delle risorse offensive, specialmente quando la situazione richiederebbe soluzioni più audaci.
È opportuno chiarire un aspetto fondamentale: Longo non tiene in panchina bomber di comprovata efficacia. Il riferimento offensivo insostituibile è Gabriele Moncini, attaccante toscano che rappresenta l'unica certezza del reparto avanzato. Nelle dodici partite disputate sotto la guida del tecnico torinese, Moncini è stato titolare in dieci occasioni, subentrando comunque per frazioni consistenti nelle altre due. Con otto reti complessive, si conferma il capocannoniere dei Galletti, tre delle quali realizzate proprio con il terzo allenatore stagionale. La sua posizione nell'undici iniziale è, comprensibilmente, fuori discussione.
Accanto a lui, il reparto offensivo può contare su Christian Gytkjaer e Marvin Cuni, completando una batteria che avrebbe disperatamente necessitato di almeno un rinforzo durante la finestra invernale di mercato. Invece, la società ha optato per un massiccio investimento su trequartisti – Cavuoti, Piscopo, Esteves, De Pieri – profili che certamente non hanno nella conclusione a rete la caratteristica predominante.
Il dato più preoccupante riguarda il rendimento dei due attaccanti di scorta nella gestione Longo: entrambi sono completamente a secco. Gytkjaer, in particolare, vive un periodo di aridità realizzativa che si protrae da ventun giornate. L'ultima rete del danese risale al 2 novembre, quando con un colpo di testa decise la sfida casalinga contro il Cesena. Paradossalmente, Longo aveva inizialmente puntato su di lui, schierandolo titolare proprio nel match di ritorno contro i romagnoli. Da quel momento, però, è caduto nel dimenticatoio: appena 15 minuti contro il Palermo, 22 con il Sudtirol, 14 con la Reggiana e 8 con il Frosinone rappresentano l'intero suo contributo nelle ultime settimane.
La situazione di Cuni non è sostanzialmente diversa. Nonostante un numero maggiore di presenze (nove), il minutaggio complessivo resta estremamente limitato. Solo in due circostanze – contro Spezia e Sudtirol – ha iniziato dal primo minuto. Per il resto, ha collezionato spezzoni da 28 minuti con il Palermo, 23 con il Mantova, 13 con il Padova, 20 con la Sampdoria, appena 2 con l'Empoli, 21 a Pescara e 16 con la Carrarese. L'incidenza sul gioco è stata minima: nell'ultima apparizione aveva siglato un gol poi annullato dal VAR per fallo di mano, che sarebbe comunque risultato inutile con la Carrarese già in vantaggio 3-0.
Aldilà della qualità individuale dei singoli, colpisce l'approccio metodico con cui Longo evita di affiancare due attaccanti puri. In dodici partite alla guida del Bari, il tecnico ha optato per il tandem d'attacco soltanto una volta dall'inizio: nel match interno contro lo Spezia. In tutte le altre occasioni, ha preferito le staffette.
A Cesena, Moncini ha sostituito Gytkjaer mantenendo invariato l'assetto con un unico riferimento offensivo. Nella gara successiva contro il Palermo, già in svantaggio, Longo ha affiancato Cuni a Moncini solo negli ultimi 27 minuti, prima di sostituire quest'ultimo con Gytkjaer: i rosanero hanno poi chiuso sul 3-0. A Mantova, scontro cruciale per la salvezza, il Bari ha giocato sempre con una sola punta, con Cuni subentrato a Moncini nei minuti finali di un match bloccato sull'1-1 e poi deciso dai padroni di casa al 94'.
Contro lo Spezia, le due punte hanno giocato insieme per 77 minuti, ma negli ultimi 23 Pagano ha rimpiazzato Cuni ripristinando il 3-4-2-1 canonico. Il risultato finale è stato uno sterile 0-0. Per sbloccare la partita con il Sudtirol, ferma sullo stesso punteggio, Longo ha disegnato nella ripresa un quasi 4-4-2 affiancando Moncini a Gytkjaer, poi sostituito da Cuni. I bolzanini, tuttavia, si sono imposti 2-1.
Lo schema con un solo attaccante è stato confermato per tutti i novanta minuti nella serie positiva che ha compreso le gare con Padova, Sampdoria ed Empoli, con Cuni utilizzato esclusivamente per concedere riposo a Moncini nel finale. Particolarmente emblematica la gestione della trasferta di Pescara: nonostante il passivo di due reti già al termine del primo tempo, Longo ha inserito Cuni accanto a Moncini soltanto negli ultimi 20 minuti, quando gli abruzzesi avevano già confezionato il poker.
Ancora una sola punta nella vittoria contro la Reggiana, con Gytkjaer rilevato Moncini verso il termine. Nelle ultime due sconfitte, la mossa della disperazione è arrivata tardivamente: appena 7 minuti a Frosinone con Gytkjaer al fianco di Moncini, solo 15 minuti in casa con la Carrarese, già sotto 2-0, quando Cuni è stato gettato nella mischia.
La sosta potrebbe rappresentare l'occasione per ripensare alcune scelte. Il Bari deve reperire dodici punti per raggiungere la salvezza, un obiettivo che richiede di esplorare ogni possibile soluzione. Disporre di attaccanti di mestiere, sebbene non nella loro stagione migliore, potrebbe incrementare le possibilità di successo. L'aggiunta di peso, fisicità e presenza in prima linea darebbe maggiore sostanza a un attacco troppo leggero e spesso isolato dal resto della squadra.
Probabilmente l'impostazione iniziale non subirà modifiche radicali, ma a gara in corso appare quantomeno opportuno valutare opzioni più incisive. Quando è necessario tentare un assalto finale, scagliare palloni lunghi o cercare la soluzione nella confusione di un'area affollata, aumentare le soluzioni offensive potrebbe fare la differenza nella corsa alla permanenza in categoria.
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