La redazione di Notiziariocalcio.com ha avuto il piacere di ospitare per un’intervista esclusiva mister Raffaele Esposito, tecnico napoletano classe 1979 e profilo di spicco nel panorama del calcio dilettantistico nazionale. Esposito aveva iniziato l'attuale stagione agonistica alla guida della Vibonese, nel girone I di Serie D, portando avanti un progetto tecnico che aveva inizialmente generato grande entusiasmo e risultati convincenti.
Tuttavia, il rapporto con il club calabrese si è interrotto bruscamente lo scorso 12 gennaio, quando l'allenatore ha rassegnato le proprie dimissioni dopo 19 gare di campionato. Ai nostri microfoni, il mister ripercorre le tappe di questa esperienza, analizzando con estrema schiettezza le dinamiche societarie che hanno portato alla rottura e volgendo uno sguardo esperto anche alle sue ex squadre, Paganese e Termoli, senza dimenticare le prospettive per il proprio futuro professionale.
«Siamo partiti con tutte le condizioni necessarie per far bene. Decisi di accettare l'offerta della Vibonese perché nutrivo grande ammirazione per il presidente Caffo, per l’organizzazione del club, per le strutture come il manto erboso e per l’ambiente in generale. Avevo ricevuto diverse altre proposte, ma quando si è concretizzata questa possibilità non ho avuto dubbi: Vibo è una piazza dove si può lavorare bene e che nel tempo ha lanciato molti allenatori. Ho dato la priorità al blasone e, inizialmente, sono stato assecondato nella scelta dei calciatori. Avevamo costruito una squadra competitiva senza investire cifre folli e, per le prime dodici o tredici giornate, siamo rimasti stabilmente nelle zone nobili della classifica. Successivamente, però, sono mancati alcuni risultati e la società ha smesso di credere nel gruppo».
Continua il mister: «Dal mio punto di vista sarebbe servita maggiore pazienza e perseveranza, poiché quella squadra avrebbe potuto giocarsi il primato fino alla fine. Durante la mia gestione abbiamo valorizzato elementi come Hernandez, prelevato dall'Eccellenza, e Castillo, un classe 2005 che era lì da tre anni e che si stava mettendo in grande evidenza prima del grave infortunio al legamento crociato. Si stava svolgendo un ottimo lavoro, ma a un certo punto la proprietà ha deciso di ridimensionare il progetto e puntare sulle plusvalenze. A quel punto non me la sono sentita di proseguire: gli obiettivi non coincidevano più con le ambizioni di inizio anno. Mi sono dimesso il 12 gennaio, andando anche a mio discapito, sapendo che non avrei potuto tesserarmi con un’altra squadra nella medesima stagione».
Sui motivi della crisi e il cambio di rotta del club: «In una stagione è normale affrontare alti e bassi. A mio avviso, la partita che ha spinto la società a tagliare le spese è stata la sconfitta casalinga contro l'Igea Virtus. In quel momento loro erano primi con quattro punti di vantaggio su di noi; la gara fu decisa da un infortunio del nostro portiere e da lì l'atteggiamento dei vertici è cambiato: ci sono state alcune cessioni che, uniti ad altri infortuni, ci hanno penalizzato».
Un commento su due sue ex squadre, Paganese e Termoli: «Per quanto riguarda il Termoli, sono convinto che alla fine la squadra riuscirà a salvarsi. L'allenatore sta compiendo un ottimo lavoro nonostante le note problematiche societarie. Mi dispiace molto, perché Termoli è una piazza bellissima con una grande tradizione che meriterebbe imprenditori seri. I tifosi sono visceralmente legati alla maglia ed è un peccato assistere ai soliti dissesti. Mi auguro che qualche imprenditore locale prenda a cuore la situazione e salvi il titolo sportivo. Spero inoltre che risolvano al più presto la questione degli stipendi: quando non lavori con serenità, i risultati ne risentono inevitabilmente. Proprio per questo rinnovo i complimenti al mister, che sta mantenendo il gruppo compatto isolandolo dalle vicende extra-campo».
Ancora: «Sulla Paganese, invece, credo sia stato fatto un grande lavoro. Vanno fatti i complimenti al direttore Bocchetti, capace di individuare giovani molto interessanti, e al tecnico Novelli, allenatore di provata esperienza. Tuttavia, finché non si chiarirà la situazione legata al "saldo e stralcio", a Pagani sarà sempre difficile vincere. Si sta ripetendo il copione dello scorso anno: la squadra disputa un campionato di vertice ma poi a dicembre, quando bisognerebbe intervenire sul mercato per il salto di qualità, manca la possibilità economica perché le pendenze passate diventano prioritarie rispetto a tutto il resto».
In chiusura, un auspicio per il futuro: «Mi auguro di trovare un progetto in cui io possa esprimermi appieno, come accaduto a Pagani lo scorso anno o a Casalnuovo due anni fa, dando continuità al lavoro svolto. Se ogni stagione bisogna ricominciare da zero diventa complicato vincere. Spero di incontrare una società che abbia voglia di crescere insieme a me, al mio staff e ai calciatori».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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