Il calcio dilettantistico siciliano vive una delle sue pagine più buie. La Sancataldese, società con una delle dirigenze più longeve d'Italia, è scossa da una crisi profonda che va ben oltre il campo. Non sono i risultati sportivi il tema principale a tenere banco, ma quanto accaduto nel post-gara di domenica scorsa: scene che il vicepresidente Dario Spinello ha definito senza mezzi termini "inaccettabili".
Le immagini descritte fanno rabbrividire: giocatori in lacrime, soprattutto i più giovani, bloccati negli spogliatoi da alcuni "tifosi", con petardi e bombe carta lanciati contro di loro. Una "gogna pubblica medioevale", nelle parole di Spinello, che dopo 21 anni di militanza, come noto, ha annunciato ieri le dimissioni a fine stagione. E con lui si è schierata oggi l'intera dirigenza: il presidente Ivano La Cagnina (12 anni in società, di cui 7 da numero uno), il vicepresidente Riccardo Zoda (7 anni), il socio Calogero Vicari (7 anni) e il dirigente Salvatore Pirrello (21 anni come Spinello).
I numeri parlano chiaro: si tratta della dirigenza più longeva della Sicilia e probabilmente d'Italia. Anni di sacrifici, amore per la maglia verdeamaranto e dedizione al territorio. Eppure, tutto questo sembra essere stato cancellato nell'arco di novanta minuti e di un post-gara drammatico.
Nel comunicato ufficiale, la società ammette con onestà gli errori di una "stagione difficile", riconoscendo che "si è sbagliato molto". Ma rivendica con forza la buona fede di ogni scelta: "Sbaglia chi fa, chi agisce, chi si assume responsabilità", sottolinea Spinello. Una frase che racchiude l'amarezza di chi si è speso senza riserve e si trova ora sotto accusa da parte della propria tifoseria.
Le offese ricevute dai supporters della gradinata e sui social hanno fatto da contorno a un clima ormai irrespirabile. "Non ho riconosciuto San Cataldo e i Sancataldesi in quei momenti", confessa il vicepresidente, esprimendo un dolore che va oltre il calcio.
Nonostante la decisione irrevocabile di lasciare a fine stagione, la dirigenza annuncia che resterà in carica per completare il campionato. L'obiettivo dichiarato è cercare di raggiungere la salvezza con il mister Campanella e i giocatori, ai quali viene espressa "massima fiducia".
Un gesto di responsabilità che contrasta con il clima di contestazione. I ragazzi, scrive Spinello, "vanno incoraggiati sempre, non umiliati". Il pianto ininterrotto degli atleti, soprattutto dei più giovani, è l'immagine simbolo di una giornata che nessuno a San Cataldo vorrà ricordare.
La promessa è chiara: al termine della stagione, la società verrà affidata "esclusivamente a persone serie, animate da reali intenzioni e da un progetto solido per il futuro". Parole che suonano come un testamento sportivo e un monito per chi verrà dopo.
"Se questo è il calcio moderno, non mi ci rivedo", conclude amaramente Spinello. Una frase che fotografa lo stato d'animo di chi ha dedicato oltre vent'anni della propria vita a una maglia e si trova ora a fare i conti con una realtà che non riconosce più.
Il calcio dilettantistico vive di passione, ma questa deve sempre restare entro i confini del rispetto. Quando si superano certi limiti, quando i petardi sostituiscono gli applausi e le minacce prendono il posto dell'incoraggiamento, allora davvero qualcosa si è rotto.
La Sancataldese ora deve concentrarsi sul campo e sulla salvezza, con una dirigenza ferita ma determinata a portare a termine la missione. Poi, a giugno, si chiuderà un'era. E San Cataldo dovrà interrogarsi su cosa è andato storto, su come una storia d'amore così grande sia potuta finire in questo modo.
Perché, come ricorda Spinello con una punta di nostalgia, "sarò sempre il primo tifoso della squadra più bella del mondo". Anche se da lontano, anche se con il cuore spezzato.
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