La sconfitta rimediata sul campo del Grosseto ha lasciato parecchio amaro in bocca in casa Reggiana, soprattutto per via della grande mole di occasioni sprecate sottoporta.

L'allenatore dei granata, Attilio Tesser, ha fatto il punto della situazione in vista della prossima sfida di campionato contro la Sambenedettese, analizzando con lucidità il momento della squadra e invocando una maggiore determinazione per svoltare la stagione.

Un focus particolare è stato dedicato agli infortunati e alle condizioni non ottimali di alcuni elementi chiave della rosa, a partire dai rientri graduali e dalle valutazioni da compiere fino all'ultimo minuto prima del fischio d'inizio.

«Ponsi ha fatto due allenamenti, ieri e oggi, quindi viene con noi. Per fortuna, dopo un lungo periodo, è recuperato e sta bene. Girma lo valuteremo domani mattina nella rifinitura: siamo proprio al limite, vediamo…».

Anche il reparto offensivo fa i conti con tempistiche di recupero delicate, legate soprattutto all'utilizzo di elementi che provengono da lunghi stop e che necessitano di un graduale reinserimento nei meccanismi della squadra.

«Sta guadagnando sempre più minuti ogni partita. Penso che oggi siamo arrivati a una mezz'ora di possibile impiego, per avere un rendimento buono. Non dimentichiamoci che Henry era fermo da sei mesi: ha avuto un intervento al menisco quando era qui da noi e sono soltanto due settimane che lavora. In questo periodo c'è stata anche la partita di Pineto, quindi le settimane di lavoro non sono mai state complete. Però sta migliorando sempre di più».

L'inserimento del giocatore va gestito con attenzione, valutando sia le sensazioni fisiche sia i risvolti psicologici legati alla paura di subire nuove ricadute dopo un'assenza così prolungata dai campi di gioco.

«Ci sono delle letture da fare in base al tipo di partita, alla sua condizione e a quello che pensa lui mentalmente. Speravo di metterlo dentro nel recupero a Pineto, perché potevo immaginare quel tipo di partita, ma lui non se l'è sentita: non era ancora a posto nelle gambe e avrebbe rischiato qualcosa dal punto di vista fisico. A Grosseto ha guadagnato ancora una ventina di minuti, quindi sta sempre meglio. Quando parlo di mezz'ora possono essere anche 40 minuti. Il minutaggio è comunque ridotto. Poi, quando uno arriva a fare 40 minuti, è pronto anche per giocare 70-80 minuti: ci si avvicina gradualmente alla prestazione dall'inizio».

Sul fronte tattico e delle possibili emerenze legate alla condizione fisica generale, il tecnico ha analizzato le opzioni a disposizione, soffermandosi anche sulle cause dei frequenti problemi muscolari registrati nel gruppo.

«Penso di no. I campi sono stati appena rifatti e adesso sono molto belli. Inizialmente erano un po' troppo morbidi, ma li hanno sistemati. Può capitare che un calciatore che ha sempre giocato come Šipoš, e ha dato tutto, risenta delle interruzioni: lui stesso ha detto che si è sentito raffreddare un po' muscolarmente e poi è ripartito a freddo. Ha sentito tirare, ma fortunatamente non è una cosa importante. Per questa partita resterà fuori».

Le difficoltà numeriche in attacco impongono scelte obbligate o soluzioni alternative, specie in un momento in cui la squadra deve fare a meno del suo terminale offensivo di riferimento e contemporaneamente valutare le condizioni dei trequartisti.

«Henry, ripeto, può entrare a partita in corso. Poi c'è Cavaliere e c'è la possibilità di utilizzare Rover, che in questa parte di stagione ha giocato spesso da attaccante. Siamo un po' ridotti all'osso: ci viene a mancare quello che è stato il nostro attaccante principe, il capocannoniere del girone in questo momento. Non ci voleva, soprattutto in contemporanea con il dubbio legato a Girma, che a Grosseto per la prima volta aveva interpretato veramente bene il ruolo di seconda punta. Stava facendo una buona prestazione. Abbiamo qualche limite in attacco, vedremo quale soluzione riterrò più congeniale dall'inizio».

Analizzando l'umore dello spogliatoio dopo un bilancio recente non del tutto favorevole in termini di punti, l'allenatore ha invitato a mantenere l'equilibrio, separando la fredda lettura dei risultati dalla bontà oggettiva delle ultime prestazioni offerte in campo.

«Non c'è quella serenità che, secondo me, deve esserci per affrontare le partite. C'è grande rammarico perché non riusciamo a fare risultato. Allo stesso tempo bisogna essere obiettivi, se si vuole ragionare su quello che è successo. Queste ultime due gare sono state forse le migliori del campionato: una l'abbiamo vinta e una l'abbiamo persa. Perdere come abbiamo fatto a Grosseto brucia di più, perché abbiamo offerto una prestazione importante, creando almeno dieci nitide palle gol senza riuscire a segnare. La partita con la Torres l'abbiamo vinta. Nelle ultime cinque gare, le sconfitte di Perugia e Pineto ci stanno; quella con lo Spezia secondo me è un po' immeritata. Bisogna guardare anche il lato oggettivo della prestazione. Se ci basiamo sui risultati, chiaramente l'umore non può essere dei migliori: nel calcio valgono i numeri e ne siamo consapevoli».

La sfida che attende i granata rappresenta un crocevia importante per dare continuità alle ambizioni di classifica e confermare i progressi visti recentemente dal punto di vista del gioco e dell'atteggiamento collettivo.

«È una partita importante. Avevamo già svoltato contro la Torres, con una vittoria e una buona prestazione. Non è che dobbiamo svoltare tutto. È una partita importante perché veniamo da un momento non positivo, come dicono i numeri. Se vogliamo rimanere agganciati alle zone alte della classifica, dobbiamo cercare di ottenere il massimo risultato. Questo è sicuramente il nostro obiettivo».

L'avversario di turno viene descritto come una formazione in salute, dotata di notevoli individualità tecniche soprattutto nel reparto offensivo, capace di pungere con elementi di assoluto spessore per la categoria.

«La Sambenedettese è partita non benissimo nella prima parte del campionato, ma adesso è in grande spolvero. Nelle ultime quattro partite ha ottenuto risultati importanti. È una squadra che davanti ha una qualità tecnica elevata. I due esterni Sgarbi e Tunjov sono giocatori di categoria estremamente importanti. Magnaghi è un attaccante molto bravo, un buon finalizzatore. Ha una difesa solida, fisica ed esperta, con giocatori come Camigliano. Soprattutto davanti è una squadra con qualità tecniche e balistiche importanti: ha grandi tiratori, quindi bisogna stare molto attenti».

Rispetto al cronico problema della scarsa vena realizzativa a fronte delle numerose occasioni create, l'analisi si sposta sui dettagli tecnici, sulle scelte individuali e sulla componente istintiva che a volte condiziona l'esito di un'azione da rete.

«Quando si parla di cinismo, generalmente si pensa a una squadra che arriva a una o due occasioni in una partita e poi sbaglia. Quando invece ne crei dieci, come è successo a noi, forse la realtà è una via di mezzo. Un po' più di cattiveria non guasterebbe, ma ci sono anche errori tecnici, che fanno parte del bagaglio di ogni giocatore, e alcune letture sbagliate delle situazioni. Faccio l'esempio di Rover: con due compagni a fianco, in tre contro il portiere, ha preferito tirare invece di passarla a uno dei compagni, che avrebbe potuto segnare a porta vuota. È una scelta tecnica sbagliata, una lettura decisiva. Quando ti trovi davanti al portiere, l'istinto ti porta a pensare di fare gol, ma in quel caso i compagni erano vicinissimi e completamente liberi. Quindi non è soltanto una questione di cinismo o cattiveria: sono decisioni importanti che possono toglierti qualcosa. Poi c'è chi riesce a vincere queste situazioni perché ci mette più convinzione e si butta dentro con maggiore determinazione. È un insieme di componenti».

La capacità di chiudere gli incontri quando si ha l'opportunità di farlo resta il vero limite da superare per evitare di subire rimonte o di vanificare la mole di gioco prodotta nel corso dei novanta minuti.

«Con la Torres abbiamo tirato trenta volte verso la porta: non sono numeri normali, di solito si parla di dieci-quindici conclusioni. Sia contro lo Spezia sia con la Torres non siamo stati capaci di chiudere la partita, soprattutto con la Torres, anche se il risultato era sul 2-0, perché le occasioni erano state importanti. Nel calcio, se non segni non perdi, ma allo stesso tempo se fai gol puoi costringere l'avversario a rincorrere e la partita può diventare diversa».

Gestire il fattore emotivo e la crescente pressione ambientale richiede compattezza e fiducia nei propri mezzi, unendo alla necessaria umiltà quel pizzico di agonismo in più indispensabile per invertire la rotta.

«Dal punto di vista emotivo c'è sicuramente un po' più di pressione per i risultati che non arrivano. La serenità deve derivare dalla consapevolezza di essere una squadra compatta, con unità d'intenti, e dal fatto che alcune prestazioni sono state positive. Quella con la Torres è stata positiva, quella di Grosseto meno sul risultato, ma comunque con una buona prestazione. Dobbiamo avere fiducia in noi stessi, con grande umiltà, come dico sempre, ma anche con altrettanta cattiveria e determinazione. Se quello che abbiamo fatto finora non è sufficiente, dobbiamo aggiungere qualcosa: un po' di quella cattiveria di cui parlavamo prima».

In chiusura, una battuta sulle novità regolamentari legate all'introduzione del supporto tecnologico e sulla propria esperienza professionale vissuta in passato fuori dai confini nazionali.

«In linea di principio ritengo il VAR a chiamata una cosa molto valida. Purtroppo vedo che nove volte su dieci gli arbitri non cambiano idea nemmeno di fronte all'evidenza. Se non serve a far cambiare idea, la lascio lì».

«Qualche anno fa ho avuto un'opportunità per andare in Grecia, ma non ho rifiutato io».

Sezione: Serie C / Data: Ven 30 ottobre 2026 alle 11:15
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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