Si chiude in via definitiva la vicenda giudiziaria di Diaby Aboudramane, ex calciatore delle giovanili della Roma. La sentenza che lo condanna a nove anni di reclusione per il sequestro di Danilo Valeri è diventata irrevocabile ieri. Stessa sorte per Jimenez Osvaldo Gonzalez Isaac, il complice, la cui pena di cinque anni è anch'essa divenuta definitiva.

I fatti risalgono alla notte tra il 22 e il 23 dicembre 2022, quando Valeri fu portato via da un sushi bar di Ponte Milvio, a Roma. La privazione della libertà si protrasse per meno di dodici ore. La vittima, all'epoca diciannovenne e coetanea di Diaby, è figlia dell'uomo noto con il soprannome di "Sorcio", indicato come uno degli ultimi referenti delle piazze di spaccio di San Basilio.

Stando alla ricostruzione degli investigatori, all'origine del sequestro vi sarebbe stato un presunto debito di droga pari a diecimila euro. All'uscita dal locale, Diaby avrebbe afferrato Valeri per il collo, trascinandolo via insieme al complice. Agli amici della vittima accorsi per intervenire, uno dei due aggressori avrebbe gridato che il ragazzo doveva consegnare loro del denaro. Tra gli avventori del locale si trovava anche Chanel Totti, figlia dell'ex capitano giallorosso, presente per motivi del tutto estranei alla vicenda.

Furono i clienti del ristorante ad allertare le forze dell'ordine. Gli agenti riuscirono a identificare Diaby, già noto per precedenti specifici, grazie alle telecamere di sorveglianza, mentre il telefono cellulare della vittima fu localizzato dagli investigatori. Né Valeri né i suoi familiari sporsero denuncia: la famiglia si era infatti mossa attraverso canali alternativi. Dopo un paio di telefonate del padre, il giovane fu rilasciato, senza che sia emerso il versamento di alcun riscatto. Alla polizia raccontò: "Mi sono svegliato in un taxi, senza soldi né documenti".

Intercettazioni, filmati e testimonianze hanno consentito di ricostruire l'accaduto e hanno condotto alla condanna, oggi divenuta definitiva.

Il profilo dell'imputato era già segnato da vicende legate agli stupefacenti. Nel marzo 2022, una perquisizione nella sua abitazione romana aveva portato al rinvenimento di due chili e mezzo di hashish. Pochi mesi prima del sequestro, era stato fermato alla guida di un'auto a noleggio con a bordo 160 grammi di hashish, due grammi di cocaina e 60mila euro in contanti. In quell'occasione il Gip aveva parlato di "stabile inserimento nel mercato dello spaccio di droga". Dopo i controlli sul veicolo, Diaby aveva inoltre tentato di bloccare i propri smartphone per impedirne la consultazione da parte degli agenti. Nella stessa abitazione, la sorella minore era stata sorpresa in flagranza mentre gettava dalla finestra involucri di hashish.

Classe 2003, nato nel quartiere Casilino e soprannominato "Balotelli", Diaby era un terzino dotato di fisico e corsa, utilizzabile all'occorrenza anche come difensore centrale. Aveva militato nella Roma Under 17 e nella Primavera giallorossa. Nell'estate 2021 era approdato alla Primavera del Verona nell'ambito dell'operazione che aveva portato Kumbulla nella Capitale: il difensore albanese si era trasferito a Roma, mentre Diaby aveva compiuto il percorso opposto insieme a Cetin e Cancellieri.

La carriera tra i professionisti non è mai decollata. Con l'Imolese, in Serie C nella stagione 2022/23, aveva totalizzato appena 135 minuti. Il suo esordio nel calcio professionistico era avvenuto meno di sei mesi prima dell'arresto, contro il Siena, nel girone B di Serie C, in una gara conclusa con una sconfitta per 4-0.

Sezione: Attualità / Data: Gio 29 ottobre 2026 alle 20:00
Autore: Elena Carzaniga
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