Il presidente della Sambenedettese, Vittorio Massi, è tornato a parlare dei momenti concitati che hanno segnato la permanenza nel calcio professionistico, sottolineando l'impatto emotivo travolgente sulla piazza.
«Ho ricevuto decine di aneddoti dopo quella partita. Racconti di tifosi che mi hanno detto che cosa è accaduto quando la Samb ha segnato quei due gol: chi è caduto, chi ha perso il cellulare, chi non sapeva più dove fosse» ha raccontato con emozione il numero uno rossoblù.
«Tutti ricordano perfettamente che cosa gli è capitato in quegli assurdi secondi. E questa, per me, è una delle soddisfazioni più belle di questi tre anni», ha proseguito Massi analizzando il legame viscerale tra la squadra e la sua gente.
Il patron ha poi descritto la permanenza in categoria come un evento fuori dall'ordinario: «È stata una cosa incredibile. Non ci siamo salvati in maniera anonima: ci siamo salvati come in una favola. La Sambenedettese ha vissuto un finale clamoroso, gioioso, quasi impossibile da spiegare».
«L’altro giorno un tifoso mi ha detto: "Io ti ho contestato tutto l’anno, però alla fine vinci sempre tu"», ha svelato il presidente, ricordando poi il calore ricevuto al rientro dalla trasferta decisiva.
«La folla allo stadio dopo la partita di Pesaro. Quell’entusiasmo ha cancellato tanti ricordi brutti, che pure non sono pochi», ha ammesso Massi, evidenziando anche l'importanza del risultato per le nuove leve del club.
«E poi c’è la gioia per i ragazzi del settore giovanile: retrocedere avrebbe significato togliere anche a loro la possibilità di tornare sui campi di grandi squadre», ha precisato il patron, riflettendo sul percorso triennale alla guida della società.
«Ci sono stati momenti complicati, è inutile negarlo. Ma in questi tre anni abbiamo vissuto anche grandi gioie: dalla ripartenza, al campionato vinto, fino a questa salvezza. Ho vinto anche un derby», ha elencato con orgoglio.
Massi ha poi ammesso con onestà le difficoltà del passaggio al professionismo: «Mi sono ritrovato in un mondo di cui non facevo parte. Ho incontrato un calcio diverso e ho commesso errori, ma arrivavo semplicemente da una realtà diversa».
Sulla questione panchina, il futuro di Boscaglia resta un tema centrale: «Boscaglia ha un contratto, ma dopo l’impresa è normale che abbia attirato attenzioni. Faremo le valutazioni necessarie».
«Io spero di esserci, ma è chiaro che Vittorio Massi non può restare da solo. Le porte sono aperte, anche se al momento non c’è nulla di concreto», ha chiarito il presidente riguardo alla necessità di nuovi ingressi in società.
Non sono mancate riflessioni sul rapporto personale con l'ambiente: «Non so se è la città a volermi. Ci sono stati attacchi e situazioni difficili. Io vivo qui con la mia famiglia e certe cose pesano più dell’aspetto economico».
Guardando ai modelli vincenti, il patron ha citato un esempio toscano: «Il futuro ideale è quello che sta facendo l’Arezzo: ha alzato il budget, è andato in Serie B e ha trovato un Comune che ha dato lo stadio alla società. È quello che vorrei anche qui».
Infine, un pensiero su Lonardo, rivelatosi l'uomo della provvidenza: «Non mi prendo meriti, ho solo dato l’assenso all’operazione. Quel giorno non lo sapevamo, ma era tornato il ragazzo che avrebbe risolto il campionato».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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