Il Trestina arricchisce il proprio organigramma con una figura di riferimento per il settore giovanile. Andrea Boriosi, già allenatore del club da tre anni, assume l'incarico di direttore sportivo e talent scout del comparto giovanile bianconero, in una transizione che segna il passaggio dalla guida tecnica diretta a una responsabilità più ampia e strategica.
La scelta ricade su un nome già radicato nell'ambiente, a testimonianza della volontà societaria di valorizzare le risorse interne e garantire continuità a un progetto che, nella cura dei giovani calciatori, ha da sempre rappresentato uno dei tratti distintivi del club.
Nel suo nuovo ruolo, Boriosi non si occuperà più della gestione di una singola squadra, ma avrà la responsabilità di supervisione dell'intero percorso formativo, dalla scuola calcio fino alle soglie della prima squadra. Un cambio di prospettiva che lui stesso descrive con chiarezza: "Porto con me, prima di tutto, lo sguardo di chi il campo lo ha calpestato fino a ieri. In questa veste inedita non vedo più la singola squadra, ma un filo conduttore che deve legare il ragazzino della scuola calcio al ragazzo che è pronto per il debutto in prima squadra".
Il neo direttore sportivo ha delineato con precisione le linee guida del proprio mandato, articolate attorno a tre principi che intende rendere strutturali nell'organizzazione del settore giovanile.
Il primo riguarda l'identità e l'appartenenza. Boriosi intende fare della maglia bianconera qualcosa di più di un semplice indumento sportivo, un simbolo di cui il giovane atleta comprenda il significato profondo. "Ogni scelta deve rispondere alla domanda 'Rappresenta i valori del Trestina?'. Voglio che chi indossa questa maglia senta il peso e l'onore di far parte di questa comunità", ha dichiarato.
Il secondo pilastro è la meritocrazia formativa, intesa come un equilibrio consapevole tra la ricerca del risultato e la pazienza necessaria per accompagnare la crescita individuale. "Nelle giovanili il risultato è importante, non voglio essere ipocrita, ma non deve essere l'unico obiettivo: bisogna guardare e soprattutto saper aspettare la crescita del singolo", ha sottolineato Boriosi, riconoscendo una tensione reale nel mondo del calcio giovanile, spesso sacrificato sull'altare della prestazione immediata.
Il terzo pilastro riguarda la qualità dello staff tecnico. Secondo il nuovo diesse, il miglioramento del settore giovanile passa necessariamente attraverso la valorizzazione degli allenatori che vi operano quotidianamente. "Il mio impegno sarà quello di mettere i nostri allenatori nelle migliori condizioni per lavorare. Se crescono i maestri, crescono gli allievi", ha affermato, sintetizzando in una formula diretta una convinzione pedagogica tutt'altro che scontata nel panorama del calcio dilettantistico.
L'ambizione dichiarata è quella di costruire un ambiente in cui il talento non sia l'unico criterio di selezione, ma si affianchi a una dimensione culturale e valoriale ben precisa: quella che Boriosi definisce "mentalità Trestina". "Metto a disposizione la mia energia e la mia esperienza per creare un ambiente dove non si cerca solo il talento puro, ma la 'mentalità Trestina'. Voglio che i nostri ragazzi si sentano parte di un progetto, con un'organizzazione che non lasci nulla al caso", ha spiegato.
Il nuovo direttore sportivo ha concluso il suo primo intervento pubblico nel nuovo ruolo con un ringraziamento esplicito alla proprietà: "Colgo l'occasione per ringraziare pubblicamente la famiglia Bambini per avermi dato questa possibilità. Porterò sicuramente entusiasmo e voglia di fare bene."
Una nomina, quella di Boriosi, che sembra rispondere a una logica precisa: affidarsi a chi conosce il club dall'interno per costruire, con metodo e visione, il Trestina del domani.
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