La pesante sconfitta interna subita dal Chieti contro il Teramo ha lasciato strascichi profondi nell'ambiente neroverde, portando il tecnico Francesco Del Zotti a una riflessione estremamente cruda e onesta sul momento che sta attraversando la squadra.
Il mister non ha nascosto la propria amarezza per uno 0-3 che fa male, pur sottolineando come alcune circostanze di gioco avrebbero potuto essere gestite con maggiore efficacia dai suoi ragazzi durante il match.
"Peccato perché io un po’ di rammarico ce l’ho, potevamo sfruttare meglio delle situazioni. Chiaramente hai davanti un avversario rodato che sa quello che deve fare", ha esordito l'allenatore nel post-partita.
Del Zotti ha voluto mettere in luce le difficoltà oggettive incontrate nella preparazione della gara, rispondendo implicitamente a chi, dall'esterno, potrebbe sottovalutare la complessità della gestione di un gruppo in continua evoluzione.
Non è semplice, secondo il tecnico, integrare in pochissimo tempo nuovi elementi e chiedere loro di reggere l'urto per l'intera durata dell'incontro, specialmente quando si affrontano compagini già strutturate e collaudate.
"Capisco che qualcuno può pensare che è tutto facile, buttare dentro 11 ragazzi e trovarsi a far fare novanta minuti a 2 ragazzi arrivati 2 giorni fa", ha spiegato, evidenziando il lavoro dello staff per mettere la rosa nelle migliori condizioni possibili.
L'assenza di pedine importanti come Ela Mangue, Margiotta e Oddo ha pesato, ma l'allenatore ha chiarito che anche con altri interpreti il piano tattico non avrebbe potuto basarsi esclusivamente sui lanci lunghi.
La struttura fisica degli avversari rappresentava un ostacolo insormontabile per un gioco aereo: "Non ci possiamo permettere di mettere la palla su e far fare la battaglia ai nostri attaccanti contro tre uomini di 190 cm".
Proprio la disparità fisica tra le due formazioni è stata uno dei temi ricorrenti dell'analisi del tecnico, che ha notato una differenza di centimetri e stazza davvero proibitiva tra le fila del Teramo e quelle dei neroverdi.
Riguardo all'andamento della sfida, Del Zotti ha individuato nei primi minuti della ripresa il momento in cui la gara avrebbe potuto prendere una piega diversa se interpretata con maggiore lucidità.
"Secondo me dovevamo interpretare meglio l’inizio del secondo tempo. C’eravamo e c’era la percezione di potergli fare male", ha confessato il mister, rammaricato per non aver concretizzato quella sensazione di pericolo.
L'allenatore è consapevole del malumore che regna sovrano tra i sostenitori teatini e non ha cercato alibi facili per giustificare una prestazione che ha deluso profondamente l'intera piazza di Chieti.
In un passaggio di rara sincerità, Del Zotti ha inquadrato la dimensione attuale della squadra nel contesto della gloriosa tradizione del club, arrivando a una conclusione molto sofferta.
"Sappiamo di non far parte del miglior Chieti della storia, anzi forse è il peggiore, ma dobbiamo prenderci anche gli insulti e farceli scivolare addosso", ha dichiarato con fermezza il giovane allenatore.
Il messaggio rivolto alla squadra e all'ambiente è quello della resilienza: bisogna accettare le critiche, anche quelle più aspre, per trovare la forza necessaria a crescere e invertire una tendenza preoccupante.
Nonostante il clima pesante, il tecnico guarda al calendario con un briciolo di speranza, individuando nel post-Ancona il periodo decisivo per tentare una risalita che oggi appare molto complicata.
"Dopo Ancona ci saranno dieci partite, abbiamo a disposizione 30 punti contro squadre a portata", ha ricordato Del Zotti, provando a fissare un orizzonte temporale per la riscossa dei suoi uomini.
La strada verso la salvezza o un finale di stagione dignitoso passa dunque per il lavoro quotidiano e per la capacità di colmare, con l'organizzazione e il carattere, quel gap che oggi appare fin troppo evidente.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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