Enna, con una lettera indirizzata a tifosi e concittadini, il presidente dell'Enna, Giancarlo Travagin, in veste, per l'occasione, di giornalista satirico oltre che dirigente sportivo, ha ricostruito con toni ironici le recenti manovre attorno al futuro della società. Lo scritto descrive un vero e proprio listino cittadino, in cui il valore del club cambierebbe a seconda di chi ne parla e di dove se ne parla. Lo stesso Travagin precisa che l'ultima parte del testo è opera di fantasia e che ogni riferimento a persone o fatti reali è da considerarsi casuale.

La prima proposta, secondo il presidente, è arrivata per posta elettronica certificata. Un consulente gli ha comunicato che un gruppo di imprenditori sarebbe pronto a rilevare il titolo dell'Enna Calcio per 40.000 euro. L'identità dei possibili acquirenti non è nota: il consulente li rappresenta mantenendo il più stretto riserbo. La comunicazione, tuttavia, è formale e corredata da ricevuta di consegna.

La seconda offerta, di 80.000 euro, ha invece iniziato a circolare in città subito dopo. Travagin sottolinea che non gli è mai pervenuta, né per PEC né per raccomandata: se ne parlerebbe solo nei luoghi di ritrovo del centro, dai caffè della piazza agli aperitivi al Belvedere. Una voce, dunque, priva di riscontri documentali ma capace di raddoppiare la cifra della proposta ufficiale.

La terza vicenda riguarda Milano, dove ha sede la società di lavoro interinale del presidente. Alla segreteria è giunto, tra telefonata ed email, l'interesse di un gruppo indonesiano disposto a rilevare la squadra. Le condizioni sono però precise: la realizzazione del terzo polo calcistico, insieme al CUS, nell'area della zona F di Dittaino che il gruppo di Travagin aveva già individuato. Il gruppo ha inoltre dichiarato di essere interessato soprattutto alla Kore di Enna. Il presidente riassume così il quadro: si vuole acquistare la squadra solo a patto che sorga un impianto sportivo, ma l'attenzione reale è rivolta all'ateneo. A suo giudizio è l'unica delle tre proposte dotata di una visione industriale, ma così ampia da lasciare poco spazio al calcio.

Nella lettera trova spazio anche la questione dello stadio. Travagin osserva che a Enna non c'è un impianto pienamente disponibile, mentre allo stadio Gaeta si lavora: sono in corso l'installazione di un nuovo sistema di illuminazione e la posa di una rete di recinzione. In città, riferisce, c'è chi si domanda quale sarà l'utilizzo di quei riflettori. Si vocifera che l'area possa un giorno ospitare un cantiere, forse per un centro commerciale a beneficio della comunità e, soprattutto, per residenze universitarie. Il presidente non avanza affermazioni: dichiara di riportare chiacchiere da bar e si limita a notare che sarebbe la prima volta in cui un campo viene illuminato prima di sapere se qualcuno vi giocherà.

Il testo si chiude con un passaggio narrativo di fantasia, collocato in una notte di nebbia. Protagonista è l'Innominato, personaggio del paese immaginario di Castrocerere, che nessuno riesce a ricordare per nome e che se ne dispiace molto. Rivolto al narratore, dichiara: «A me del calcio non interessa niente. Non so da quanti anni non vedo una partita.» Nel racconto, però, il personaggio nutre altre passioni: le corse automobilistiche attorno ai laghi, la pastasciutta partigiana di fine luglio e le feste di partito con bancarelle e musica.

Nelle conclusioni Travagin riassume la situazione per i piccoli risparmiatori: il titolo varrebbe 40.000 euro per via certificata, 80.000 per via di piazza e un polo universitario per via indonesiana, mentre lo stadio sarebbe fuori dalle contrattazioni. Il presidente assicura che continuerà a mandare avanti una società che può contare su una tifoseria, una storia e una città alle spalle, anche se, aggiunge, la città sembra guardare altrove. Firma la lettera con passione e con un filo di ironia, definita a Enna l'unico bene rifugio che non si svaluta mai.

Sezione: Serie D / Data: Mer 30 settembre 2026 alle 09:30
Autore: Mariachiara Amabile
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