In occasione del suo intervento alla trasmissione tv Rigorosamente Calcio, il tecnico del Vicenza Fabio Gallo si è espresso in maniera chiara sul momento attraversato dalla propria squadra dopo i primi impegni ufficiali, sottolineando come la classifica rispecchi quanto fatto finora.

L'allenatore dei biancorossi ha esordito analizzando la situazione complessiva della compagine veneta: «Io penso che alla fine i punti di una squadra sono quelli che meriti perché se abbiamo subito dei gol è perché abbiamo fatto degli errori e quindi i punti che abbiamo sono quelli che meritiamo. È difficile intervenire perché gli errori sono di più giocatori nel contesto della categoria che quindi ti dimostra che è superiore rispetto a quella a cui eravamo abituati e quindi l’adattamento alla qualità dell’avversario in queste prime partite ha fatto la differenza. Non bisogna spaventarsi del 16º posto, bisogna essere consapevoli che avremmo potuto fare meglio; qualche situazione da migliorare c’è sicuramente e quindi consapevole della qualità della squadra non mi resta che lavorare ancora di più assieme ai miei ragazzi».

Spostando l'attenzione sul recente incontro e sugli aspetti da perfezionare, la guida tecnica del club berico si è soffermata sull'impatto emotivo e sul lavoro atletico svolto: «Perdere il derby con tutto lo strascico che c’è stato, a livello mentale ha sicuramente lasciato un segno e i giorni di riposo dati, anche se ho letto che sono stati troppi, fanno sempre bene perché soprattutto in determinate situazioni possono togliere le negatività che ti porta un risultato di quel tipo. L’aspetto tattico è da migliorare perché in ogni caso quando prendi 10 gol in cinque gare qualcosa devi sicuramente fare. Dopodiché sotto l’aspetto fisico posso dire che noi abbiamo sempre lavorato molto. Settimana scorsa e oggi, alla ripresa, i carichi di lavoro sono aumentati; già quest’anno noi abbiamo deciso di aumentarli rispetto alla scorsa stagione perché secondo me bisognava farlo, e in questa sosta abbiamo ulteriormente accelerato perché abbiamo qualche giocatore ancora indietro di condizione e vogliamo portarlo il più presto possibile alla pari con gli altri. E poi, più sei in condizione più te la puoi giocare in un calcio che secondo me è cambiato perché con le nuove regole la seconda parte di partita nel secondo tempo non è più come una volta. Bisogna essere molto allenati e concentrati».

Sull'apertura al confronto con le diverse componenti e sullo scambio d'opinioni, il mister del Vicenza ha ribadito il proprio approccio gestionale: «Io penso che sia sintomo di intelligenza ascoltare tutti, di solito lo faccio sempre. Tutti possono dirmi assolutamente quello che pensano, chiaramente nel rispetto della persona e dei ruoli. Dopodiché è mia premura fare in modo di poter fare un’analisi e capire se è una cosa che mi serve, oppure se è un qualcuno che è venuto a dirmi qualcosa soltanto per criticare».

L'allenatore biancorosso ha approfondito come l'interazione con l'ambiente possa influire sulle sue valutazioni: «Se è successo che una persona mi ha mai fatto cambiare idea? Ma sì, in tante situations capita anche con i miei giocatori. Accade che qualche cosa venga cambiata in funzione di quello che loro mi dicono magari durante la preparazione della partita o durante un allenamento. Ma è capitato anche con la dirigenza che in qualche caso mi ha fatto un appunto che allenando io non avevo colto».

In merito all'impiego tattico di Leverbe, il tecnico berico ha spiegato la genesi e le prospettive di questa scelta: «Leverbe a centrocampo? Max nasce centrocampista, le sue attitudini sono chiare. E io parlando con lui ho conosciuto la sua storia: lui arriva alla Sampdoria da centrocampista centrale e poi per esigenza viene spostato difensore centrale e da lì inizia la sua carriera. A dimostrazione di che tipo di giocatore è, quanto è bravo. È chiaro che non è Cuomo come difensore, non è Brighenti nel senso che come aggressività sono giocatori diversi: Max è un giocatore più di costruzione e che quindi nel momento in cui decidi di farlo giocare da difensore tu sai che caratteristiche ha e in che cosa magari può essere carente. Lo sto allenando e lui è come un bambino alle giostre, quindi può essere che lo vedremo in quel ruolo».

Passando alla gestione delle risorse offensive, Gallo ha condiviso una riflessione mirata su Alessio: «Ho riflessito tanto, e sto riflettendo tantissimo, su Alessio. Perché ad Alessio io ho cambiato ruolo. Ho insistito molto perché lui lavorasse da centrocampista e ritengo che questo passaggio per lui sia stato fondamentale nella scorsa stagione perché l’ha fatto arrabbiare calcisticamente. Dopodiché, quando in questa stagione ha giocato da attaccante il più delle volte mi ha sorpreso per la cattiveria calcistica che ha acquisito e questo mi sta facendo pensare molto. Dall’altra parte però sono consapevole che può fare tutti e due i ruoli e quindi ritengo che per lui questo sia una fortuna. Il mio obiettivo è quello di avere la possibilità di scegliere dove utilizzarlo e questo per lui è un vantaggio perché ha la possibilità di giocare in più posizioni e quindi la chance di essere scelto più volte».

L'allenatore della formazione biancorossa non ha nascosto le difficoltà vissute in occasione di alcune decisioni forti adottate sull'organico: «Una frase difficile che ho dovuto trovare il coraggio di dire ad uno dei miei giocatori? L’aver detto a Mattia Vitale che non faceva parte del progetto dopo che l’avevo scelto nella passata stagione, è un qualcosa che mi ha fatto male. Però dovevo farlo e tocca a me pur avendo scelto io Vitale e avendo una grandissima considerazione di lui».

In seguito, Gallo ha fatto chiarezza sulle esclusioni e sulla gestione del centrocampista Marco Carraro: «Marco Carraro domenica non ha giocato e la critica mossa è stata perché non è entrato in campo. Sottolineo che fino a cinque giorni prima Carraro non doveva giocare. Io a Verona ho fatto altre scelte perché ho deciso di preparare la partita in quel modo che non prevedeva caratteristiche utili per lui. Un po’ l’ha subita questa situazione perché è un giocatore che con me ha giocato 50 partite, quindi a livello psicologico, secondo me, non mi avrebbe dato quello che io so che lui mi può dare. Però la settimana prima Carraro non poteva mettere un piede in campo perché a detta di tutti aveva disimparato a giocare a calcio, da più tempo sento questa cosa e mi dà fastidio; in questo caso ho tutelato Carraro e lui l’ha capito perché è un ragazzo intelligente. Inoltre abbiamo una stima reciproca che va al di là del valore calcistico».

Tracciando un bilancio provvisorio su questo primo scorcio di campionato, la guida tecnica del Vicenza ha ribadito l'esigenza di alzare l'asticella delle prestazioni: «Ho tirato una riga dopo queste cinque giornate perché è normale farlo con una sosta così lunga, e ho alzato ancora di più il livello sia di lavoro che di cattiveria calcistica, perché quella che abbiamo non è abbastanza. Se in cinque partite ci siamo fatti recuperare vuole dire che dobbiamo alzare ancora l’asticella, ed io pretendo tantissimo da me stesso e pretendo tantissimo dai miei giocatori».

Sul peso delle responsabilità che ricadono sulla figura dell'allenatore al momento della scelta della formazione, Gallo ha espresso il suo pensiero: «Qual è la decisione più difficile che un mister deve prendere da solo? Io sono abituato a confrontarmi sempre con lo staff, anche nelle scelte della formazione. Mi confronto con loro poi però ci sono dei momenti in cui io la formazione la cambio. Quello è un momento delicato perché tu porti avanti la tua sensazione».

Infine, il tecnico si è soffermato sui principi umani e professionali che improntano il suo rapporto con il gruppo squadra: «Io ho sempre cercato di essere leale con i miei giocatori, perché quando ho avuto allenatori che non lo sono stati mi hanno lasciato un ricordo non positivo. Mi piacerebbe che nel momento in cui io non dovessi più allenare il L.R. Vicenza o qualsiasi giocatore biancorosso, si potesse dire in giro che Fabio Gallo è un allenatore scarso ma un uomo vero, onesto, e che ha sempre rispettato le qualità umane e tecniche del calciatore, perché il calciatore va rispettato per l’ignoranza calcistica che ha. Non tutti sono straordinari, ma magari quello meno straordinario è più utile e quindi tu devi rispettare dove non arriva e quello che può dare».

Sezione: Serie B / Data: Mar 29 settembre 2026 alle 15:45
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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