Dopo tredici lunghe stagioni, la panchina del Varesina Stadium accoglie una nuova guida tecnica. È l'alba dell'era di Daniele Angellotti, allenatore reduce da un fortunato e duraturo percorso alla Pro Sesto, scelto per raccogliere un'eredità pesante e rilanciare le ambizioni del mondo rossoblù. Nel corso della sua intervista di presentazione, il neo mister ha tracciato le linee guida del suo mandato, parlando a cuore aperto di motivazioni, aspettative, approccio al lavoro e rapporto con la piazza.
L'approdo a Venegono rappresenta per Angellotti un punto di svolta dopo quasi un decennio vissuto a Sesto San Giovanni. Una scelta ponderata ma fortemente voluta: "È stata una scelta complicata, maturata negli ultimi mesi, in cui anch'io avevo il desiderio di cercare qualcosa di diverso che mi facesse uscire dalla mia comfort zone. Otto anni alla Pro Sesto sono tanti: ho fatto un percorso che mi ha aiutato tantissimo nella crescita, partendo dal basso, dal settore giovanile, facendo tutta la trafila. Ne sono orgoglioso, perché non è mai scontato né semplice. Negli ultimi due anni e mezzo ho avuto l'opportunità di stare in prima squadra, gestendo pressioni diverse e tante situazioni complicate, e di questo devo ringraziare la società per l'opportunità che mi ha dato".
Ora, però, lo sguardo è fisso sulla nuova avventura, agevolata da una figura chiave: "Adesso si volta pagina, alla grande, con grandissimo entusiasmo e voglia. Abbiamo intrapreso questa strada e, naturalmente, il ruolo del Direttore ha fatto molto. Questi due anni con lui sono stati importanti anche per la mia crescita personale; mi ha sempre parlato in maniera molto positiva della società e della famiglia della Varesina. Sono stato agevolato nella scelta e, quando c'è stata l'opportunità, non ho avuto nessun dubbio nel dire di sì: per me era la scelta migliore in questo momento. Poter lavorare quotidianamente con persone che sanno quello che vogliono e ti mettono a disposizione tutto per ottenerlo era esattamente ciò che cercavo".
Fin dal primo approccio, Angellotti ha respirato l'aria giusta all'interno del quartier generale rossoblù: "L'impatto è stato subito positivo. L'empatia che si è creata al primo incontro con il Presidente e con Max è stata ottima, vivo molto di sensazioni e le mie sono state subito molto positive. Si percepisce la famiglia, la voglia di lavorare insieme in staff, in gruppo, di collaborare e di confrontarsi. Ed è una cosa che a me piace molto nella vita e nel lavoro che faccio".
La società non si nasconde e neppure il nuovo mister. La rosa subirà un profondo rinnovamento, ma la paura non abita dalle parti di Angellotti: "Le nostre aspettative devono essere alte, perché la proprietà lo richiede e perché noi da soli ci mettiamo al lavoro per far sì che lo siano. La squadra sarà rifatta quasi totalmente da zero, ma l'abbiamo già fatto negli ultimi due anni e continuare a ricostruire non ci spaventa. Vogliamo gente che abbia voglia di venire alla Varesina, gente che abbia fame, voglia di far fatica e che sappia dove viene. Mettiamo a disposizione centri d'allenamento di livello e persone che fanno di tutto per il proprio lavoro: i giocatori devono pesare questa cosa e capire che se la devono guadagnare quotidianamente".
Raccogliere il testimone dopo 13 anni di gestione precedente richiede intelligenza e tatto. Angellotti ha le idee chiare su come approcciarsi allo spogliatoio e allo staff: "Sono dell'idea che quando entri in un posto nuovo, l'educazione e il rispetto siano il modo migliore per farlo. Sono consapevole che ci sono delle abitudini probabilmente diverse dalle mie, ma non devono spaventare e non devono portarti a dire 'si fa come dico io, punto e basta'. Non è il mio modo di fare in generale. A me piace il confronto e la collaborazione. Voglio che le mie idee vengano capite, percepite e assimilate piano piano, ed è giusto che anch'io, dall'altra parte, vada incontro alle abitudini che ci sono in questo momento alla Varesina. Io sono la persona nuova, devo capire dove sono e con chi ho a che fare. Da ambo le parti si deve arrivare a un punto di incontro, che deve essere esclusivamente il bene della Varesina".
Infine, un pensiero ai tifosi, ingrediente fondamentale per tentare l'assalto al vertice: "Conquistare la gente e creare unione non è facile in un ambiente dove tanto è dettato dal risultato. La cosa più semplice sarebbe vincere tutte le partite e la gente si avvicinerebbe. Ma per arrivare a un obiettivo importante, ovvero vincere il campionato o lottare fino alla fine per farlo, servono tanti ingredienti. Uno di questi è il supporto di tutte le persone che vogliono bene alla Varesina: dal settore giovanile, alle famiglie, fino al paese stesso. Da parte nostra possiamo garantire massimo impegno e massima serietà, e questo lo possiamo far vedere solo sul campo, quotidianamente. Se vorranno avvicinarsi anche per assistere agli allenamenti, per vedere come si lavora e come stiamo a contatto con i ragazzi, noi siamo molto contenti. Il sostegno la domenica è un aspetto importantissimo, e i ragazzi in campo lo sentono."
Le premesse per una stagione da protagonisti ci sono tutte. Ora la palla passa al campo.
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