Il dossier delle proprietà incrociate nel pallone nazionale torna d'attualità, riacceso da due vicende parallele che riguardano altrettante famiglie di vertice del calcio italiano. Da un lato si fa strada l'ipotesi di un possibile ingresso di Claudio Lotito ai vertici della Reggina; dall'altro resta aperto il nodo, mai del tutto risolto, legato al controllo congiunto esercitato dalla famiglia De Laurentiis su Napoli e Bari.
A fare chiarezza sui termini della questione è stato Gabriele Gravina, ormai ex numero uno della Federazione Italiana Giuoco Calcio dopo le dimissioni rassegnate nelle scorse settimane. Intervistato dal quotidiano Il Giorno, il dirigente ha ricostruito l'origine normativa del caso e i passaggi che hanno portato all'attuale assetto regolamentare, fissando una scadenza precisa per la cessione di una delle due società da parte della famiglia napoletana.
Affrontando il tema, Gravina ha innanzitutto inquadrato la questione in una prospettiva europea, segnalando un possibile cambio di rotta a livello continentale sulla materia: "In Europa si sta valutando di consentire le multiproprietà con una percentuale riconosciuta che non deve superare il 30%".
Ripercorrendo invece quanto accaduto in Italia, l'ormai ex presidente federale ha rivendicato la paternità della norma che vietava il possesso simultaneo di più club, salvo poi raccontare le tensioni che ne sono scaturite con la società partenopea e l'esito a cui si è infine giunti: "In Italia sono stato io a togliere la norma, poi il Napoli ha minacciato di farci causa e siamo arrivati alla transazione, con la chiusura del 2028. Entro quella data De Laurentiis dovrà vendere il Bari".
Il quadro descritto da Gravina permette di leggere in controluce due situazioni che, pur muovendo da presupposti diversi, intersecano lo stesso tema regolamentare. Da una parte c'è l'eventualità, ancora in fase di valutazione, di un coinvolgimento di Claudio Lotito nell'assetto proprietario della Reggina: un'operazione che, qualora si concretizzasse, andrebbe necessariamente confrontata con le norme vigenti sul possesso di più club calcistici. Dall'altra c'è la situazione, già nota e disciplinata da un accordo formale, che riguarda il doppio controllo della famiglia De Laurentiis su Napoli, militante in Serie A, e Bari.
Quest'ultimo caso rappresenta, nella ricostruzione fornita dallo stesso Gravina, l'epilogo di un contenzioso che ha attraversato diverse fasi: dall'abolizione della norma da lui stesso promossa, alla reazione del club azzurro, fino alla definizione di un accordo transattivo che ha fissato un termine ultimo. La scadenza individuata, il 2028, segna il limite temporale entro cui la proprietà partenopea dovrà necessariamente sciogliere il nodo, cedendo le proprie quote nel club pugliese.
Le dichiarazioni di Gravina aprono anche una finestra sul possibile futuro regolamentare a livello internazionale. Se in Italia il principio del divieto di multiproprietà, seppur temperato dall'accordo raggiunto con il Napoli, resta formalmente in vigore fino al 2028, a livello europeo si discute di un approccio diverso, orientato a una liberalizzazione controllata: una soglia massima del 30% di partecipazione incrociata, che consentirebbe dunque margini di intervento più ampi rispetto al modello italiano attuale.
Resta da capire come queste due traiettorie - quella nazionale, vincolata a una scadenza e a un impegno assunto in sede di transazione, e quella continentale, ancora in fase di definizione - potranno conciliarsi nei prossimi anni, anche alla luce di nuovi casi, come quello legato a Lotito e alla Reggina, che potrebbero portare nuovamente la materia al centro del confronto istituzionale nel calcio italiano.
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