Quando è arrivato al capezzale del Montecalcio, la missione salvezza sembrava impossibile. Eppure col lavoro e tanta tenacia è riuscito in quello che è stato un vero e proprio miracolo sportivo, consentendo indirettamente al presidente Ciro Capuano di salvaguardare il titolo sportivo nel campionato di Eccellenza per poi trasferirlo a Pozzuoli dopo il disimpegno della famiglia Di Costanzo (che avrebbe ceduto il proprio titolo a Nola).
Angelo Iervolino, giovane tecnico con trascorsi nell'Ischia dell'ex patron Emanuele D'Abundo e successivamente nel Real Forio, è ora un allenatore libero sul mercato alla ricerca di un progetto in grado di fargli riassaporare adrenalina ed emozioni vissute nell'ultima stagione a Monte di Procida. Il trainer ischitano doc, peraltro in possesso dell'abilitazione Uefa A, è certamente uno dei profili maggiormente attenzionati nella categoria, e non solo. Questo anche per via delle sue idee innovative che ne hanno reso un tecnico emergente nel panorama dilettantistico campano.
"Sono arrivato all’ottava partita con la squadra a tre punti e alla decima ne avevamo quattro - ci racconta -. È chiaro e indiscutibile il fatto che partire con potenziali trenta punti in meno era un gap immenso considerando il valore del Girone A di Eccellenza campana. Poi abbiamo conquistato una salvezza non scontata con due giornate di anticipo: una salvezza doverosa, ma che abbiamo costruito facendo qualche passo falso contro nostre concorrenti con le quali le altre hanno fatto punti, ma ottenendo risultati contro squadre dove nessuno ci avrebbe scommesso come i pareggi all'andata e al ritorno col Gladiator, il pareggio con l'Afragolese, le vittorie fuori casa a Portici, Pomigliano e Sant’Anastasia, campi duri e di valore. Abbiamo costruito quello che per noi era uno scudetto, come spesso ripeteva il nostro capitano Gigi Castaldo, per le tante difficoltà che abbiamo passato, e questo è sotto gli occhi di tutti".
𝐂𝐡𝐢 𝐭𝐫𝐚 𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 𝐨 𝐜𝐡𝐢 𝐞𝐫𝐚 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐧 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐢𝐜𝐨𝐥𝐭à, 𝐡𝐚𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐢𝐭𝐨 𝐚 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐢𝐳𝐳𝐚𝐫𝐞 𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐦𝐨𝐝𝐮𝐥𝐨 𝐭𝐚𝐭𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐡𝐚𝐢 𝐮𝐭𝐢𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐨?
"La disomogeneità del gruppo per età e passato dei singoli, che spesso è un handicap, questa volta è diventata una forza. La nostra squadra aveva un'età media di 23,3 dove all’interno avevamo solo quattro over 30, ma tutti hanno sposato con professionalità e curiosità la strada che avevamo scelto dandoci la forza di cambiare sistema di gioco all’occorrenza: partiti con un’idea di 14231, passando da un 1433, siamo arrivati a fossilizzare un 14312 cercando così di sfruttare e far coesistere le caratteristiche di attaccanti come Castaldo e Rabbeni. Io credo che tutti abbiano avuto una valorizzazione contestuale a ciò che dovevamo raggiungere con i denti. Parlando di under, noi abbiamo giocato con un 2007 in porta, Castiglio, e non è da tutte le squadre che lottano per salvarsi. Poi tra gli over, basti vedere i numeri dell’annata di ciascun calciatore, o dei reparti, per evidenziare ciò che mi chiedi: siamo stati il settimo attacco più prolifico, con 10 gol messi a segno dai difensori e 16 giocatori diversi che sono andati a rete, di cui ben 9 con almeno 3 gol. 20 gol li abbiamo ottenuti da palla inattiva, questo per dire che c’è stato tanto lavoro e sinergia tra le componenti".
𝐂𝐡𝐞 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐡𝐚𝐢 𝐚𝐯𝐮𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐥 "𝐦𝐢𝐭𝐨" 𝐆𝐢𝐠𝐢 𝐂𝐚𝐬𝐭𝐚𝐥𝐝𝐨?
"Gigi non lo scopro certamente io, un ragazzo da oltre 600 partite nei professionisti e 190 gol, oltre ai 12 messi a segno con noi quest’anno. Ma, oltre a questo, ho trovato un professionista vero, al netto della sua età che poteva far pensare ad un rilassamento. Niente di ciò. Lui era arrivato in squadra tre settimane prima di me e mettendosi sotto ha abbracciato la causa tra mille difficoltà facendo anche da chioccia ai più piccoli. In ogni allenamento era il primo a divertirsi e ad andare a mille all’ora. Con lui ho creato una bella empatia fatta di sincerità e professionalità: ero consapevole che il suo background potesse non essere sempre in linea con i miei metodi e i miei pensieri, ma giorno dopo giorno ho trovato una persona favolosa che aveva sempre curiosità di fare cose nuove e di ciò ne vado orgoglioso. Questo dimostra che essere professionali e professionisti non ha età, non ha categorie. Un calciatore si mostra tale se lo ha dentro e vuole apprendere senza scuse e sotterfugi".
𝐒𝐢 è 𝐦𝐨𝐬𝐬𝐨 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐢𝐧 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐢?
"Ci sono stati un paio di approcci nella nostra Eccellenza, uno anche fuori regione e c’era un’idea tra i professionisti, ma con serenità attendo ciò che possa essere la cosa giusta. È chiaro che l’estate è lunga e spesso bisogna ben ponderare a quella famosa parola “progetto” di cui spesso se ne fa abuso".
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