Le dinamiche del calcio sanno essere spesso imprevedibili, fatte di incontri attesi da tempo e separazioni brusche che lasciano il segno. Ne è un esempio calzante la parabola stagionale di Fabio Fossati, tecnico ligure classe 1972 dalla consolidata esperienza, che ha incrociato il proprio destino con quello della Sanremese in un momento di profonda transizione per il club matuziano. Protagonista in passato del memorabile testa a testa con il Ponsacco che portò l'Albissola alla vittoria del campionato, Fossati era approdato in biancazzurro lo scorso ottobre per guidare la squadra nel girone A di Serie D. Un progetto che sembrava solido, suggellato da un contratto a lungo termine, ma che si è interrotto bruscamente poco prima di Natale. La redazione di Notiziariocalcio.com lo ha contattato in esclusiva per analizzare i mesi vissuti al "Comunale", le difficoltà legate a una rosa falcidiata dagli infortuni, il rapporto con la nuova proprietà e le sue riflessioni sul futuro e sulle piazze che hanno segnato la sua carriera.
Mister, partiamo dal principio: com'è stata questa esperienza a Sanremo?
«Sanremo per me era una piazza con cui c’era già stato qualche contatto in passato, ma non eravamo mai riusciti a concretizzare. Ricordo bene il testa a testa con il Ponsacco proprio quando vincemmo il campionato con l’Albissola; era una piazza che mi aveva sempre affascinato. Quando è arrivata la chiamata del presidente Masu abbiamo trovato subito un accordo, anche perché ci eravamo già sentiti in precedenza. La partenza è stata valida dal punto di vista dei risultati, ma logicamente la squadra, secondo me, aveva bisogno di un restyling. Questo è avvenuto nell’arco dei due mesi, durante i quali però abbiamo dovuto fare i conti con diverse defezioni pesanti in una rosa numericamente contata. Penso a Moreo, infortunatosi dopo soli 30 minuti della seconda gara e rimasto fuori per sei settimane; abbiamo preso Pereira in attacco e ha subito avuto un problema alla caviglia rimanendo out per 30 giorni. Mi sono ritrovato a usare Osuji come attaccante, pur essendo lui un centrocampista che veniva a sua volta da un infortunio.
Secondo me si era arrivati alla sosta in una fase particolare: la nuova proprietà stava subentrando e io non sapevo ci fosse questo tipo di ricerca. C’erano un direttore, un mister e uno staff, e siamo saltati tutti. Inizialmente non avevo capito che si cercassero dei partner, lo si è compreso solo in seguito. La loro presenza si è avvertita dalla prima settimana, coincisa con tre gare in cui non siamo andati bene. Siamo arrivati alla sosta natalizia e ci serviva per recuperare gli infortunati e intervenire sul mercato, cosa che hanno effettivamente fatto a gennaio. Tuttavia ci siamo separati, forse perché avevano già in mente una guida di loro fiducia; io, sinceramente, l'ho letta così. Per me è stato strano: abbiamo fatto la cena di Natale e poi, alle 18:30 del 24 dicembre, mi è stato comunicato che non avrei proseguito, appena 48 ore dopo quella cena.
Mi dispiace perché mi piace molto la piazza di Sanremo; ero andato lì perché c’era una prospettiva e un ambiente dove lavorare in armonia, tanto che mi avevano proposto un contratto fino a giugno 2027. Logicamente ci incontreremo per trovare una soluzione, credo sia la cosa migliore per entrambe le parti, ma detto questo non ho nulla da recriminare. La squadra di partenza aveva grosse criticità e io ho sistemato tante situazioni. Basta vedere la formazione titolare di oggi: ci sono molti giocatori che ho voluto io, oltre agli acquisti fatti da loro. Gli 8/11 della squadra erano quelli che avevo io... bastava solo attendere i loro recuperi».
Un commento su Oan Djorkaeff, "figlio d'arte" che sta trascinando la squadra con 9 gol e 6 assist.
«È un giocatore che dal punto di vista offensivo ha grande qualità, possiede un ottimo "strappo" ed è molto bravo nell’uno contro uno. Fisicamente ha muscoli oltre alla tecnica, ed è sempre stato bene fisicamente. Noi avevamo iniziato a giocare con il 3-5-2 e lui faceva la seconda punta; poi con il 3-4-3 lo abbiamo tenuto più largo. Ha alternato prestazioni importanti a gare meno brillanti, ma bisogna considerare che la squadra ha avuto spesso molte defezioni. A volte il collettivo ha avuto dei passaggi a vuoto e ci sono finiti dentro tutti, lui compreso».
Lei ha allenato in piazze importanti come Latte Dolce, Sestri Levante e Livorno. Che ricordi ha?
«Quando ho allenato il Latte Dolce c’era la proprietà della Torres; era una realtà diversa, arrivai in corsa nell’anno del Covid, quindi fu un percorso particolare. Oggi si è trasformata in una società che punta molto sui giovani, c’è una buona intesa con la Torres e i rapporti tra le due società sono ottimi, con persone che sanno lavorare bene. Michele Fini è un mister sardo nel suo habitat naturale e sta facendo un lavoro egregio.
Capitolo Sestri Levante: il presidente Risaliti è una persona competente, dal carattere forte e molto accentratore. Ha trovato in Invernizzi un direttore giovane e capace che si sa muovere bene, e un allenatore altrettanto preparato. All’inizio dell’anno quella rosa non godeva di grande considerazione da parte degli addetti ai lavori... Sono contento per molti di quei ragazzi che ho allenato anche io. Non è mai facile ripartire dopo una retrocessione, ma Risaliti sbaglia poco e stanno facendo bene.
Livorno, invece, non è una piazza facile... Tolto il fatto che sia un ambiente super, dove si respira calcio tutto il giorno e c’è una voglia di Livorno incredibile, vedo che ci sono un po' di montagne russe. Forse manca la giusta tranquillità, seppur si siano salvati al primo anno dal ritorno in C. A volte leggo rumor societari, situazioni che non aiutano l’ambiente, ma alla fine l'obiettivo è stato raggiunto e sono contento per loro. Sicuramente serve una struttura dirigenziale un po' più serena per ottenere i risultati che tutti i tifosi sognano. Prima di poter ambire a qualcosa di grande, bisogna trovare una stabilità diversa. Io vivo questa situazione attraverso ciò che leggo e le amicizie; la situazione non era tranquillissima, quindi la salvezza resta un risultato importante».
Cosa vede nel suo futuro?
«Guardiamo avanti. Sono desideroso di trovare un progetto per far crescere una squadra, cercando di essere competitivi. Due anni fa ho sposato la linea del Genoa Women e mi ci sono buttato a capofitto centrando la promozione in Serie A, pur non conoscendo bene la dimensione del calcio femminile. Mi lancio nelle sfide e continuo a essere affamato: credo sia una delle mie migliori qualità. Sto guardando tante partite ogni settimana, sia dal vivo che al computer. Il mio mondo è questo e mi tengo costantemente aggiornato per essere pronto alla prossima chiamata».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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