La Champions League torna a Parigi. Il Paris Saint-Germain di Luis Enrique si conferma la squadra più forte d'Europa, imponendosi sull'Arsenal nella finale più attesa della stagione con il punteggio di 5-4 ai calci di rigore, dopo che i novanta minuti regolamentari e i supplementari si erano chiusi sull'1-1.
Una partita giocata in un orario insolito per una finale europea, preceduta dall'esibizione dei The Killers nel pre-show, che ha tenuto milioni di tifosi con il fiato sospeso fino all'ultimo rigore.
A sorprendere i campioni uscenti ci pensa l'Arsenal, che si porta in vantaggio dopo appena sei minuti di gioco. È Kai Havertz a sbloccare il risultato, e lo fa con un gol che vale anche una pagina di storia: il tedesco diventa soltanto il quarto giocatore di sempre capace di andare a segno in una finale di Champions League con due maglie differenti, un primato che lo inserisce in un club ristrettissimo e che testimonia la sua predisposizione per le grandi occasioni.
Il vantaggio dei londinesi, tuttavia, non riesce a scuotere il PSG. I parigini sembrano accusare il colpo senza però trovare le contromisure necessarie, e le squadre rientrano negli spogliatoi sul parziale di 0-1. L'intervallo si rivela il momento cruciale per Luis Enrique, che evidentemente riesce a trovare le parole giuste per riaccendere i suoi.
Nella ripresa il Paris Saint-Germain cambia marcia. I transalpini spingono con maggiore convinzione e costringono l'Arsenal a retrocedere, trasformando la propria metà campo in una fortezza da difendere. La squadra di Arteta si chiude, cercando di contenere la pressione avversaria e di colpire in ripartenza.
L'episodio che rimette tutto in discussione arriva grazie a Khvicha Kvaratskhelia. L'ala georgiana, approdato al PSG dopo le stagioni al Napoli, si procura un calcio di rigore strappando in velocità su Mosquera, che interviene in scivolata e lo travolge. L'arbitro Siebert non ha dubbi e indica il dischetto; la revisione del VAR conferma la decisione.
Dal dischetto si presenta Ousmane Dembélé, attuale Pallone d'Oro. Il francese non tradisce la pressione del momento: con un tiro incrociato col destro, spiazza Raya e ristabilisce la parità. 1-1.
Da lì in poi l'Arsenal sembra accusare un certo timore, mentre il PSG continua a provarci con qualche iniziativa degna di nota: ci tenta Vitinha dalla distanza, e il subentrato Barcola conclude da buona posizione centrando però l'esterno della rete. Il gol del 2-1 non arriva, e i novanta minuti si chiudono in parità.
Nei tempi supplementari il ritmo della partita cala sensibilmente, con la tensione che prende il sopravvento sul gioco. Nessuna delle due squadre riesce a trovare il varco decisivo, e al triplice fischio finale dell'arbitro Siebert il verdetto viene dunque affidato ai calci di rigore.
La serie dagli undici metri si rivela uno spettacolo di nervi e precisione. Ramos apre per il PSG e segna; Gyokeres risponde per l'Arsenal. Doué trasforma per i parigini; Eze fallisce per i Gunners. Mendes viene parato, ma Rice accorcia per i londinesi. Hakimi non sbaglia, Martinelli nemmeno. Beraldo porta il PSG sul 5-4 potenziale; a Gabriel, per tenere in vita l'Arsenal, serve la trasformazione, ma il difensore brasiliano calcia alto sopra la traversa.
Con questo successo, il club della capitale francese consolida ulteriormente la propria statura europea sotto la guida di Luis Enrique, confermandosi al vertice del calcio continentale. Una vittoria sofferta, strappata nel modo più emozionante possibile, che resterà impressa nella memoria di chi ha assistito a questa finale.
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