Le urne dell'Assemblea Elettiva del Rome Cavalieri Waldorf Astoria hanno emesso il loro verdetto inequivocabile: Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Con il 68,58% delle preferenze, l'ex numero uno del CONI succede al dimissionario Gabriele Gravina, raccogliendo i cocci di un movimento calcistico fiaccato dalla terza, storica e dolorosa mancata qualificazione ai Mondiali.
Fin qui, la cronaca nazionale. Ma per noi di NotiziarioCalcio.com, da oltre venti anni, megafono e sentinella del calcio dilettantistico italiano, la vera notizia – e il vero dramma politico – si nasconde dietro un altro numero. Quello dello sconfitto, Giancarlo Abete.
L'attuale numero uno della Lega Nazionale Dilettanti ha raccolto appena il 29,17% dei voti. E qui la matematica, spietata e inappellabile, si trasforma in una sentenza politica. La nostra LND, il cuore pulsante del calcio italiano, la base piramidale del movimento, detiene da sola il 34% del peso elettorale in seno all'Assemblea. Se il candidato espressione della LND, nonché suo presidente in carica, si ferma al 29,17% (con un 2,25% di schede bianche a contorno), il messaggio è uno solo, fragoroso: Giancarlo Abete è stato tradito a casa sua.
I franchi tiratori si sono annidati proprio tra i banchi del calcio dilettantistico. È palese che non tutta la sua componente lo abbia votato. All'annunciata defezione del Comitato Regionale Lombardia, si sono uniti altri. Una parte silente ma decisiva della Lega Nazionale Dilettanti ha preferito voltare le spalle al suo presidente nel segreto dell'urna, optando per il candidato blindato dai club professionistici o per la scheda bianca, lanciando così un segnale chiarissimo di sfiducia verso la propria guida istituzionale.
Abete si era candidato ergendosi a baluardo del calcio "di base", rivendicando un modello partecipativo contro le accelerazioni delle leghe professionistiche che hanno preparato il terreno per l'avvento di Malagò. L'idea fondante era nobile: difendere il peso dei club di provincia, quelli che ogni domenica faticano nei campi periferici e che tengono vivo il tessuto sociale sportivo del nostro Paese. Ma i numeri, spietati, ci dicono che questa leadership non è più riconosciuta nemmeno da chi avrebbe dovuto esserne il naturale e granitico sostenitore. La LND, storicamente un monolite capace di decidere le sorti del "Palazzo" grazie al suo peso percentuale, si è scoperta invece più fragile, logorata da correnti e disaffezione. Del resto, la sensazione è che chi fa politica nella LND abbia a cuore più la poltrona di presidente della FIGC (Tavecchio docet) che alla prosperità del proprio movimento. Prosperità, a dir la verità, sbandierata in ogni occasione ufficiale. Ecco, mai un assunzione di responsabilità. Mai una autocritica. Nel mondo della LND si va avanti compatti, con partecipazioni bulgare sempre, tranne che oggi naturalmente.
E allora, di fronte a un dato politico così dirompente, serve un atto d'amore, il più grande. Come può, da domani mattina, Giancarlo Abete tornare a sedersi serenamente sulla poltrona di vertice della Lega Nazionale Dilettanti? Come può rappresentare con autorevolezza una componente che, alla prova dei fatti, lo ha "scaricato" nel momento decisivo, non riconoscendolo come proprio leader assoluto nella corsa alla presidenza federale?
La risposta, per il bene del nostro movimento, è una sola: serve un passo indietro. Giancarlo Abete deve rassegnare le proprie dimissioni anche da numero uno della LND.
Non è una questione personale, né un attacco all'uomo o alla sua lunghissima e storica carriera da dirigente. È una questione di pragmatismo, legittimazione democratica e prospettiva futura. Il calcio dilettantistico italiano si appresta ad affrontare l'era Malagò da una posizione di minoranza, sconfitto e con i fianchi scoperti. Per sedersi ai tavoli delle riforme – quelle riforme coraggiose e radicali di cui il calcio italiano ha disperatamente bisogno per non sprofondare del tutto – la LND non può presentarsi guidata da un "re nudo", palesemente delegittimato dai suoi stessi elettori.
Serve aprire una nuova fase. Serve azzerare i vertici e ridare la parola ai territori, ai comitati e alle società. Occorre individuare una figura nuova che sappia ricompattare quel 34%, che sappia ascoltare e sanare i malumori di chi oggi ha impugnato la matita per affossare il proprio presidente. Solo con una Lega Nazionale Dilettanti unita, forte e rinnovata, il calcio di base potrà difendere la propria dignità e i propri diritti nel nuovo corso della FIGC.
Presidente Abete, il verdetto di oggi non è solo una sconfitta fisiologica contro lo sfidante Malagò. È una clamorosa mozione di sfiducia interna. Ne prenda atto, con quello stile e quel fair play che lo stesso nuovo presidente federale le ha appena riconosciuto, e consenta al mondo dei dilettanti di ripartire. Le dimissioni, oggi, sono l'ultimo vero atto d'amore possibile verso la sua e la nostra LND.
Autore: Marco Pompeo / Twitter: @Marco_Pompeo
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