C'è da fare una doverosa, quanto fondamentale, premessa: vincere non è mai facile e, soprattutto, non è mai scontato. Però, tutto va contestualizzato. L'euforia di taluni addetti (o pseudo addetti) ai lavori verso il Palermo sa più di ruffianeria (leggasi anche paraculaggine) verso i tifosi rosanero, che invece meritano applausi e grande rispetto, che reale valutazione del percorso delle aquile.
Sia chiaro, sin qui il Palermo non ha sbagliato nulla in campionato. E non sbagliare nulla, o quantomeno sbagliare poco, è un grandissimo merito del lavoro svolto da società, staff tecnico (Pergolizzi in testa) e calciatori a cui si aggiunge proprio il "dodicesimo" uomo che è quell'impagabile pubblico palermitano che gremisce il Barbera.
Da qui a parlare di perfezione, però, ce ne passa. Bisogna, dicevamo, contestualizzare. Perché i numeri dicono molto ma non possono dire tutto. Le dieci vittorie su dieci gare disputate, i venticinque gol fatti ed i soli sei subiti raccontano la prepotente supremazia dei rosanero ma dicono poco su tutto il resto.
Ed il resto è tutt'altro che nulla in questo caso. Innanzitutto, e se non ci si inventasse dall'oggi al domani esperti di serie d lo si saprebbe, il girone "I" da diversi anni, e per varie ragioni, non esprime un grandissimo livello tecnico-tattico. Non a caso lo scorso campionato il Bari fu "dirottato" verso questo raggruppamento anziché lasciarlo nel girone "H" che sarebbe stata la collocazione naturale per i pugliesi.
E proprio col Bari si può già fare un raffronto. Anche i galletti, come le aquile, avevano una rosa di livello professionistico, con stipendi da calcio che conta e non certo da dilettanti. Ed in serie C ci sono finiti con un passo deciso seppure accompagnato da un gioco che in campo non si è mai visto (e forse avrebbe meritato approfondimento nella riconferma di Cornacchini poi esonerato in questo avvio di stagione di Serie C).
Eppure, proprio il Bari ha trovato avversarie più agguerrite, una su tutte la Turris, che le hanno reso la vita in D, se non difficile, più "interessante". Turris telecomandata, invece, quest'anno nel girone "G". Una scelta che inevitabilmente ha avvantaggiato proprio il Palermo.
I valori espressi sin qui nel girone "I" parlano chiaro: il campionato è livellato verso il basso, molto più dell'anno scorso dove anche la Nocerina fece una prima parte di stagione di altissimo livello.
Inevitabile, quindi, che il Palermo riesca a primeggiare con maggiore facilità. La visione della perfezione rosanero è da stolti (letteralmente). Questo, e va ribadito, non toglie niente alla società siciliana che sta facendo il suo e lo sta facendo nel migliore dei modi. E questo sì che va esaltato.
E per coloro che non fossero convinti, basta dare un'occhiata, ancora una volta, al girone "H" dove l'equilibrio regna sovrano a causa di tante squadre che esprimono valori di categoria superiore. Lo stesso Taranto, all'esonero di Nicola Ragno, era appena a quattro punti dalla capolista.
Questo Palermo avrebbe i mezzi per vincere anche il girone "H" ma difficilmente sarebbe a punteggio pieno dopo le prime dieci giornate e tanto basta a chiarire il concetto. E diciamolo una volta e chiaramente: la perfezione, se esiste, è tale proprio perchè non la si raggiunge mai.
Nelle valutazioni serve equilibrio, non isteria o la critica sprezzante. Già, perchè chi oggi loda domani è pronto a sfoderare la sciabola sempre sull'onda di un emotività che del professionale ha ben poco. Equilibrio non è una parola magica ma un dovere, soprattutto per chi commenta e rischia, ahinoi, suo malgrado, di influenzare opinioni e comportamenti.
Ed ora che i rosanero si riprendano il posto che spetta loro nel calcio che conta: volate in alto aquile e non ascoltate chi vi liscia le penne: la vostra forza sta nell'umiltà che avete dimostrato sin qui. E questo dimostra quanto nel dna del Palermo ci sia il professionismo vero, quello che spesso alberga proprio nei cuori dei "dilettanti".
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