Girolamo "Mino" Bizzarri, nato a Roseto degli Abruzzi (TE) l’1/06/1967, è stato uno degli attaccanti più prolifici del calcio italiano tra gli anni '80 e i primi Duemila. Alto 1,80 metri per 76 kg, Bizzarri ha calcato i campi dalla Serie D alla Serie A, lasciando una scia di gol in ogni categoria: ben 211 reti in 535 presenze ufficiali a fine carriera.
La sua è stata una carriera tanto ricca di successi quanto segnata da un carattere indomito. Soprannominato per la sua irrequietezza sportiva un "attaccante vagabondo", Bizzarri cambiava squadra quasi ogni anno, ma ovunque andasse, il risultato non cambiava: i suoi ottimi mezzi tecnici, e in particolare il suo forte sinistro, lo rendevano un bomber implacabile.
L'Inizio Travagliato e l'Amnistia Mondiale
La storia calcistica di Mino Bizzarri è degna di un romanzo, come raccontato nel libro "Porte scorrevoli" scritto con Fabio Di Giulio. Un evento del 1982 rischiò di chiudere la sua carriera prima ancora che iniziasse. A soli quindici anni, durante un torneo giovanile, "Mino" perse il controllo per un rigore non concesso e colpì l'arbitro, causandogli la rottura di naso e mandibola. La sentenza fu una squalifica di cinque anni.
Fu il destino, o meglio la gloria azzurra, a salvarlo. L'11 luglio 1982, l'Italia si laureò Campione del Mondo e la Federazione, in occasione dei festeggiamenti, concesse l'amnistia al giovane talento, ridandogli la possibilità di sognare. Dopo i primi calci nel Roseto, l'attaccante passò al Teramo (C2, 1983-84) e, nell'ottobre dello stesso anno, approdò alle giovanili del Torino sotto la guida di Sergio Vatta, disputando il prestigioso Torneo di Viareggio nel 1985.
La consacrazione a Siracusa e la grande stagione alla SPAL
Dopo una prima esperienza difficile tra i professionisti con la Sanremese e una parentesi sfortunata e minata dagli infortuni alla Casertana, per Mino Bizzarri arrivò la svolta in Sicilia.
Nel campionato 1989-90, dopo la promozione in C1, Bizzarri sbarcò a Siracusa. Nonostante le difficoltà societarie, sotto la guida di Paolo Lombardo la squadra raggiunse una tranquilla salvezza, con l'attaccante che siglò sei reti in 27 presenze. L'anno successivo, con la rivoluzione in panchina e l'arrivo di Adriano Cadregari, Bizzarri esplose definitivamente: vinse la classifica dei marcatori in Serie C1 con ben quindici reti.
Dopo la bellissima stagione in azzurro, tentò il salto in Serie B con il Taranto, ma l'esperienza durò solo nove partite senza reti, concludendosi con uno scambio che lo portò alla Reggina (C1) nel novembre 1991. In Calabria, Bizzarri visse due annate intense, siglando 24 gol in 49 gare.
Le sue stagioni migliori, tuttavia, arrivarono con la SPAL tra il 1993 e il 1995: al primo anno realizzò 22 reti (in 32 presenze), bissando l'anno seguente con 21 marcature (in 29 presenze). Un rendimento eccezionale che lo riportò in B.
Nel 1995-96, Bizzarri tornò in Serie B con il Cesena (8 reti in 31 presenze). La tappa successiva, il Brescia, fu quella della consacrazione: acquistato nell'ottobre 1996, l'attaccante contribuì in modo determinante alla promozione delle Rondinelle in Serie A con undici gol.
L'esordio nella massima serie fu un sogno che si realizzava, avvenuto a San Siro contro la sua squadra del cuore, l'Inter, davanti a 70.000 spettatori. Nonostante la stagione fosse segnata da un grave infortunio, Bizzarri riuscì a lasciare il segno con tre reti, tra cui una memorabile doppietta al Milan, pur non potendo evitare la retrocessione.
Dopo le esperienze con Ravenna (B) e Modena (C1), dove continuò a segnare con regolarità (18 gol in due stagioni), la sua carriera incappò in un momento difficile. Nel 2000-01, alla Pistoiese, fu coinvolto in un'indagine per una presunta combine in Pistoiese-Atalanta (Coppa Italia). Bizzarri fu prosciolto dopo un lungo processo, ma l'episodio aveva lasciato il segno.
Ripresosi, tornò a segnare con il Brescello in C2 (12 reti, con il "suo" Cadregari in panchina) e concluse la sua avventura tra i professionisti alla Reggiana (C1). L'attività agonistica si concluse con un ritorno a casa, a Roseto, e le ultime esperienze come giocatore-allenatore in campionati minori, appendendo le scarpette al chiodo a quarant'anni, dopo una lunga e indubbiamente gloriosa carriera.
Autore: Nicolas Lopez
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