Nel dopogara della sfida tra Cittadella e Trento, Manuel Iori ha espresso tutta la propria amarezza per una prestazione che ha lasciato ferite profonde, evitando di cercare giustificazioni superficiali per il risultato maturato sul campo. Il tecnico ha esordito con una riflessione molto dura sull'attuale stato del gruppo, sottolineando come la sconfitta sia figlia di limiti strutturali.
«Questa partita dice che non siamo pronti» ha dichiarato con fermezza l'allenatore granata, mettendo subito in chiaro che il problema non risiede in un singolo episodio, ma nell'anima della formazione. Nonostante alcune decisioni arbitrali discutibili in occasione della prima rete avversaria, Iori ha preferito non soffermarsi sulla direzione di gara per guardare in faccia la realtà della prestazione.
«Puoi parlare di episodi quanto vuoi, ma la verità è che dovevamo fare molto meglio» ha ammesso il tecnico, spostando il focus sull'incapacità dei suoi uomini di gestire il vantaggio tattico. Il Cittadella ha infatti giocato per gran parte del match in superiorità numerica, eppure ha incassato tre gol che pesano come macigni sulla valutazione finale.
«Non siamo stati squadra» ha ribadito con forza l'allenatore, evidenziando una preoccupante mancanza di coesione e di spirito di sacrificio collettivo. Secondo Iori, la fragilità mostrata nei momenti cruciali della partita è lo specchio di un problema che si trascina ormai da tempo e che emerge puntualmente durante gli impegni ufficiali.
«Durante la settimana li vedo bene, poi la domenica cambia tutto» ha proseguito Iori, palesando il proprio sconcerto per la differenza di rendimento tra gli allenamenti e il campionato. Il tecnico ha messo sotto accusa la tenuta psicologica dei calciatori, sottolineando come manchi quella determinazione feroce necessaria per competere a certi livelli.
«Serve avere qualcosa dentro, quella fame, quella cattiveria che ti fa fare il salto. E noi questo salto non lo facciamo mai» ha spiegato con estrema lucidità, rimarcando come la squadra fallisca sistematicamente ogni volta che si presenta l'opportunità di dare una direzione diversa alla propria stagione.
«Quando c’è da fare il salto, questa squadra non lo fa» ha insistito l'allenatore, tornando poi sulla questione della superiorità numerica che, paradossalmente, ha complicato i piani dei granata invece di semplificarli. «In realtà è stato peggio» ha confessato Iori, confermando che il difetto principale risiede nell'approccio mentale dei singoli.
Il tecnico ha poi difeso le sue scelte iniziali sulla formazione, spiegando che l'idea era quella di puntare sul dinamismo, ma ha anche chiarito che nessun modulo può sopperire alle mancanze caratteriali. «Non puoi vincere se tre o quattro giocatori sono sotto livello. Serve una prestazione completa, di tutti, dall’inizio alla fine» ha ammonito.
Iori ha infine concluso il suo intervento con un monito rivolto a tutto l'ambiente, invitando ognuno a fare un bagno di umiltà e a riconsiderare il valore reale della rosa attuale. «Forse pensiamo di essere qualcosa che non siamo» ha chiosato amaramente, lanciando un segnale chiaro per il prosieguo del torneo.
«Alla base di tutto c’è l’atteggiamento: loro sono stati più squadra di noi. Punto» ha terminato l'allenatore, chiudendo ogni possibile dibattito sulle cause tecniche della sconfitta e riportando l'attenzione esclusivamente sulla fame agonistica che è venuta a mancare nel confronto con il Trento.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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