Il calcio italiano torna a fare politica, e lo fa con i suoi protagonisti di sempre. A distanza di poche ore dall'investitura ufficiale di Giovanni Malagò da parte delle società della Lega Serie A, Giancarlo Abete ha annunciato la propria intenzione di candidarsi alla presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio. L'appuntamento elettorale è fissato per il 22 giugno a Roma, ma la campagna è già entrata nel vivo.
Abete, 75 anni, già presidente federale dal 2007 al 2014, ha comunicato la propria mossa a margine della cerimonia di consegna del premio Bearzot, svoltasi presso il Coni. Le sue parole non lasciano spazio a interpretazioni: "Chiederò al consiglio direttivo della Lega nazionale dilettanti di investirmi delle stesse titolarità di cui è stato investito il presidente Malagò dalle società della Lega di A. Ovvero, attraverso una condivisione della candidatura, presentarmi prima nella logica di discussione dei contenuti per poi valutare quale è il punto di caduta dei nomi".
La mossa di Abete nasce come risposta diretta all'accelerazione impressa dalla massima serie. Il dirigente romano non ha nascosto la propria contrarietà rispetto ai tempi e alle modalità con cui è emerso il nome di Malagò, 67 anni, ex presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano: "Pensavo sarebbe stato più opportuno un percorso diverso, leggere e valutare il documento Gravina, capire quali tipi di responsabilità ogni componente prendeva nei confronti della Federazione, avere un programma condiviso e poi individuare la persona giusta. C'è stata questa accelerazione con l'investitura di Malagò. Se l'impostazione è questa noi seguiremo la stessa".
Un richiamo, dunque, a un metodo che Abete avrebbe preferito più collegiale e meno verticistico, prima di procedere con la designazione di un nome. La risposta, tuttavia, è stata simmetrica: di fronte a un fatto compiuto, il presidente della Lega nazionale dilettanti ha scelto di muoversi con la medesima logica.
Abete ha chiarito di aver già attivato i propri organi interni: "Ho già convocato gli organi direttivi, chiederò il via libera per poter dare la disponibilità." E ha esteso l'invito a tutto il sistema calcistico: "Il mio invito è che la stessa cosa facciano le componenti tecniche e le altre leghe. Perché abbiamo necessità di avere il contributo di tutte le componenti".
Al tempo stesso, il dirigente ha lasciato aperta la porta a uno scenario unitario, senza però escludere lo scontro diretto alle urne: "Ben vengano altre proposte perché l'obiettivo è di confluire in un programma condiviso e di un'unica candidatura. In questo caso non c'è da parte mia nessuna volontà di essere il candidato condiviso da tutti. Chi riterrà si giocherà la sua partita in sede elettorale".
A rendere la sfida particolarmente equilibrata è il sistema di ponderazione del voto adottato dalla Figc. Le delegazioni che partecipano all'assemblea elettorale del 22 giugno portano con sé pesi molto differenti: la Serie A conta su 20 delegati per un peso complessivo del 18%; la Serie B su 20 delegati per il 6%; la Lega Pro su 57 delegati per il 12%. Il mondo dilettantistico, guidato proprio da Abete, esprime 99 delegati con un peso del 34%, ovvero circa un terzo dell'intero elettorato. Completano il quadro l'Associazione Italiana Calciatori con 52 delegati e un peso del 20%, e l'Associazione Italiana Allenatori di Calcio con 26 delegati e un peso del 10%.
In questo schema, il controllo della Lega nazionale dilettanti garantisce ad Abete una base di consenso considerevole, superiore addirittura a quella del blocco della Serie A che ha lanciato Malagò. La partita, insomma, è tutt'altro che chiusa.
Sullo sfondo rimane la figura di Gabriele Gravina, presidente uscente della Figc, il cui documento programmatico era stato evocato dallo stesso Abete come punto di partenza per un confronto di merito. Il ruolo che Gravina intenderà svolgere nelle prossime settimane — e l'orientamento delle componenti tecniche e delle leghe minori — potranno risultare determinanti nell'orientare il voto finale.
Quel che appare evidente, al di là delle dinamiche interne, è che il calcio italiano si appresta a eleggere il proprio vertice federale attraverso una contesa tra figure già ampiamente rodate nel sistema. Una scelta che, comunque vada a finire il 22 giugno, dice molto su come il mondo del pallone intenda affrontare il futuro: guardando, ancora una volta, al passato.
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