La stagione elettorale della Federazione Italiana Giuoco Calcio entra nel vivo. Con le candidature ufficiali che cominciano a prendere forma, il panorama che si delinea per la successione di Gabriele Gravina alla guida della FIGC è quello di un confronto tra due figure di lungo corso, lontane per profilo ma accomunate da un'esperienza già consumata ai vertici dello sport italiano.
Da un lato Giovanni Malagò, 67 anni, per oltre un decennio presidente del CONI e volto riconoscibile dell'olimpismo nazionale, designato dalla Serie A con una larga maggioranza. Dall'altro Giancarlo Abete, 75 anni, già alla guida della stessa FIGC vent'anni fa, dimessosi dopo il disastroso Mondiale 2014, oggi pronto a ricandidarsi forte dell'appoggio della Lega Dilettanti.
La candidatura di Malagò ha ottenuto il sostegno di 18 club su 20 in Serie A, una soglia ritenuta essenziale per conferire credibilità all'operazione. Una maggioranza più ridotta — pur tecnicamente sufficiente con undici voti — avrebbe indebolito la sua posizione in partenza, considerato che la Serie A pesa appena il 18% dei voti complessivi in seno alla Federazione. Contrari si sono espressi soltanto la Lazio, il cui presidente Claudio Lotito mantiene una tradizionale postura oppositiva, e il Verona.
Il 20 aprile Malagò sarà convocato in Lega per illustrare il proprio programma, in un iter che rovescia la consuetudine: di norma è il candidato a presentare la propria visione prima di ricevere la designazione.
Secondo quanto riferito dal Fatto Quotidiano, il nome dell'ex presidente del CONI è stato lanciato per primo da Aurelio De Laurentiis. Ma il principale architetto dell'operazione sarebbe Beppe Marotta, presidente dell'Inter, che nelle scorse settimane avrebbe mobilitato gran parte della massima serie raccogliendo le firme necessarie. Un attivismo che ha generato malumori anche tra i club favorevoli alla candidatura — Juventus e Milan in testa — soprattutto per le voci di promesse relative alla redistribuzione dei seggi in Consiglio federale. In quota Serie A siedono attualmente, oltre al presidente Simonelli, Marotta stesso, Campoccia dell'Udinese e Chiellini per la Juventus: proprio quest'ultimo posto sarebbe quello più esposto a eventuali rinegoziazioni, con conseguente irritazione bianconera. Ciononostante, tutti i club si sono alla fine allineati alla richiesta.
La lunga stagione di Malagò al vertice del CONI si è conclusa tra le polemiche, con un governo che ne ha favorito la defenestrazione. La sua ultima esperienza con la Lega Calcio, nel 2018 da commissario, fu tutt'altro che limpida: fu indagato per presunte alterazioni al verbale dell'elezione di Miccichè, e in alcune intercettazioni si rivolse ai presidenti dei club con espressioni duramente sprezzanti.
Eppure la Serie A ha scelto lui, individuando in Malagò una figura autorevole, nota all'opinione pubblica anche grazie all'esperienza di Milano-Cortina 2026 — i cui numeri reali, al netto dell'immagine, vengono descritti come tutt'altro che positivi — e capace di farsi portavoce delle istanze dei club. Pesano anche i rapporti personali con diversi presidenti, tra cui De Laurentiis e Cairo.
Il paradosso è che quello di Malagò apparirebbe un profilo di discontinuità rispetto alla gestione Gravina. Eppure circolano con insistenza voci di un'intesa sotterranea tra i due, secondo cui l'ex presidente del CONI otterrebbe i voti della Serie A ma anche quelli del presidente uscente, in una logica di tutela dello status quo. Si parla persino di una possibile promozione a segretario generale dell'avvocato Viglione, considerato il vero deus ex machina della Federazione e stretto collaboratore di Gravina: uno scenario in cui, di fatto, non cambierebbe nulla.
Appena conclusa l'assemblea della Lega Calcio, Giancarlo Abete ha fatto sapere di voler chiedere alla Lega Dilettanti — che in termini di voti vale quasi il doppio della Serie A — di ricevere una delega analoga a quella conferita a Malagò dai club di massima serie. Le sue parole: "di investirmi delle stesse titolarità di cui è stato investito il presidente Malagò da parte delle società di Serie A, cioè di poter — attraverso una condivisione della candidatura — presentarmi seguendo la logica di discutere prima i contenuti e poi vedere quale è il punto di caduta sui nomi."
Una mossa che suona come risposta diretta all'operazione orchestrata da Marotta, e che punta a costruire un campo alternativo capace di aggregare chi — per ragioni diverse — si oppone alla candidatura dell'ex presidente del CONI. Tra questi, in primo luogo Lotito. Ma soprattutto il governo, dove Malagò conta numerosi avversari: dal ministro Andrea Abodi a Giancarlo Giorgetti, fino a Paolo Barelli di Forza Italia. In un momento in cui il calcio italiano ha particolare bisogno della collaborazione dell'esecutivo, presentarsi alle elezioni federali con l'opposizione dell'establishment politico rappresenta un rischio tutt'altro che trascurabile.
Sullo sfondo di questa contrapposizione si staglia lo scenario che più preoccupa il sistema: il commissariamento. È l'ipotesi che, secondo gli osservatori, il governo starebbe concretamente perseguendo. Le dichiarazioni filtrate dallo stesso Lotito — che avrebbe giustificato il mancato sostegno a Malagò non con ragioni personali, bensì con la necessità di una revisione strutturale delle norme federali — sembrano andare in questa direzione.
Il commissariamento consentirebbe di azzerare l'attuale Consiglio federale, procedere a riforme senza mediazioni e senza compromessi. È però anche lo spauracchio che spinge quasi tutte le componenti del sistema — probabilmente incluso lo stesso Abete — a cercare un accordo pur di scongiurarlo.
Non è inoltre da escludere che Abete, più che candidarsi in prima persona, stia operando per tenere aperto il campo a un terzo nome: tra le ipotesi circolate, quella di un ex calciatore di peso, come Demetrio Albertini.
Le scadenze sono ancora lontane. Il termine per la presentazione delle candidature è fissato al 13 maggio; il voto è previsto per il 22 giugno. Un mese e mezzo in cui, come spesso accade nel calcio italiano, tutto può ancora cambiare. Compresa, forse, la lista dei candidati in campo.
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