La querelle tra il Football Club Trapani 1905 e il Libero Consorzio Comunale di Trapani torna a infiammare il dibattito cittadino. Al centro della disputa vi è la gestione dello Stadio Provinciale, teatro delle partite casalinghe della formazione granata impegnata nel campionato di Serie C. Una controversia che si protrae ormai da mesi, alimentata da dichiarazioni contrastanti e da una situazione amministrativa ancora irrisolta.
Nelle scorse ore aveva preso a circolare la voce secondo cui Valerio Antonini, presidente e principale finanziatore del club siciliano, stesse valutando di riappropriarsi dell'impianto sportivo con modalità non convenzionali. Una notizia che lo stesso Antonini ha voluto smentire con nettezza, affidando la propria replica a un articolato post pubblicato sui propri canali social.
Lungi dall'ipotizzare azioni di forza, Antonini ha reso noto che proprio nella giornata odierna si è tenuto un incontro tra il presidente del Libero Consorzio Comunale, Salvatore Quinci, e i legali del Trapani Calcio. L'obiettivo del tavolo tecnico era verificare e certificare l'entità delle spese sostenute dalla società per i lavori di adeguamento e ristrutturazione dello stadio, nonché calcolare una possibile compensazione parziale con i canoni di concessione e le bollette ancora non saldate.
Secondo la ricostruzione di Antonini, gli investimenti effettuati sull'impianto ammonterebbero a «milioni e milioni di euro», una cifra che il patron ritiene determinante nell'ambito di qualsiasi valutazione giuridica ed economica della vicenda. In questo quadro, la compensazione tra spese sostenute e obbligazioni arretrate potrebbe, a suo avviso, avvicinarsi ai tre milioni di euro complessivi.
Sul piano contrattuale, Antonini ribadisce con fermezza che la concessione dello Stadio Provinciale al Trapani Calcio risulterebbe già rinnovata automaticamente fino al 30 giugno 2027, rendendo dunque infondate, a suo dire, eventuali pretese di sfratto immediato da parte dell'ente provinciale.
Il dirigente sportivo non esclude tuttavia la possibilità che la questione approdi in sede giudiziaria. In caso di ricorso al tribunale, ha anticipato, il club sarebbe pronto a depositare una consistente serie di registrazioni audio — una decina, stando alle sue parole — nelle quali si potrebbero sentire le voci di diversi presidenti che si sono succeduti alla guida del Libero Consorzio. Tali registrazioni, sempre secondo Antonini, attesterebbero che la convenzione avrebbe dovuto essere estesa ad almeno dieci anni, proprio in ragione dell'entità dei lavori straordinari realizzati dal club sull'impianto.
Il post di Antonini si conclude con una riflessione amara sull'immagine della città di Trapani, evidentemente rivolta a quanti — imprenditori e osservatori — in queste ore gli avrebbero chiesto ragguagli sulla vicenda. Le parole del patron sono inequivocabili: "Ai tanti imprenditori che mi hanno chiesto in queste ore se veramente a Trapani le istruzioni sono una specie di Robin Hood al contrario, confermo e sottoscrivo. Motivo per cui l'immagine della città è stata calpestata e distrutta in maniera brutale e NESSUN IMPRENDITORE SERIO si avvicinerà mai più in queste condizioni".
Una presa di posizione che trasforma il contenzioso sportivo-amministrativo in una questione di attrattività economica e reputazione territoriale, lanciando un segnale d'allarme sull'ambiente in cui si trovano a operare i privati che decidono di investire nel comprensorio trapanese.
La vicenda rimane aperta. L'esito dell'incontro tecnico di oggi e le eventuali decisioni del Libero Consorzio Comunale — presieduto da Salvatore Quinci, il quale sembrerebbe preferire una soluzione negoziale rispetto a un conflitto legale dalle conseguenze incerte — determineranno i prossimi passi di una disputa destinata a tenere banco ancora a lungo, sia negli ambienti sportivi che in quelli istituzionali.
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