Patrick Cutrone non ha dormito. O quasi. Ma dopo una notte come quella vissuta insieme ai suoi compagni del Monza, è difficile dargliene torto. L'attaccante, intercettato da Cronache di Spogliatoio, ha ripercorso con lucidità e trasporto le ore successive alla promozione in Serie A conquistata dalla formazione brianzola, soffermandosi sulla finale, sul suo ingresso decisivo in semifinale e sulla mentalità con cui ha affrontato l'intera seconda parte di stagione.
Cutrone non ha lasciato spazio all'ambiguità. Quando a gennaio ha firmato con il Monza, aveva già in testa un obiettivo preciso e irrinunciabile. «Io quando ho firmato qua a gennaio ho pensato 'io a giugno devo essere in Serie A'», ha dichiarato l'attaccante, «fin dall'inizio ero mentalizzato su questo, non avevo altro in testa». Una concentrazione totale che racconta molto dello spirito con cui il giocatore ha vissuto questa esperienza in Serie B: non un'avventura di passaggio, ma una missione con una scadenza definita.
Alla domanda su quante ore avesse dormito dopo i festeggiamenti, Cutrone è stato diretto: «Sinceramente ho dormito molto poco, ma non sono l'unico». Una risposta che fotografa lo stato d'animo collettivo di uno spogliatoio che ha trascorso la notte tra l'adrenalina e l'euforia di un traguardo a lungo inseguito.
Ma la serata non è stata solo gioia. Cutrone ha descritto un misto di sentimenti difficile da sintetizzare in una sola parola. «Io sinceramente ero lì con un misto di paura, perché comunque il Catanzaro ha fatto una grande partita ieri, ci ha messo sotto». La squadra calabrese ha tenuto in apprensione il Monza fino agli ultimi minuti, rendendo la qualificazione tutt'altro che scontata. «Comunque sai, 2-0, mancano 10 minuti e in qualsiasi momento poteva succedere qualsiasi cosa, quindi è stata dura, ma poi bello».
Il risultato finale ha avuto, nelle parole dell'attaccante, il sapore di qualcosa di più di una semplice vittoria: «È stata proprio una liberazione per come è andata la partita, perché comunque, ripeto, ieri è stata durissima e per come è andata è proprio stata una liberazione, ma da parte di tutti». Un sollievo condiviso, collettivo, che dice molto di quanto la posta in gioco pesasse sull'intera rosa.
Prima della finale contro il Catanzaro, il Monza aveva dovuto superare un ostacolo insidioso nella semifinale di ritorno contro la Juve Stabia. Ed è in quella partita che Cutrone ha lasciato il segno in maniera spettacolare, firmando una delle reti più discusse della fase playoff.
Entrato dalla panchina, l'attaccante ha prima trovato il gol su azione, poi — dopo che gli avversari avevano pareggiato — ha realizzato una rete dal centrocampo che ha fatto il giro delle cronache sportive. Una giocata nata da una lettura tattica precisa, non da un colpo di fortuna improvvisato. «Sapevo che dovevo entrare e dare la scossa alla squadra, perché serviva quello in quel momento. E comunque sapevo anche che c'erano degli spazi, perché comunque loro dovevano provare a fare gol».
Dopo aver segnato il primo gol, Cutrone ha visto la Juve Stabia rimettere in parità le cose e ha subito ricaliibrato la propria lettura della partita: «Poi loro sono stati bravi a reagire, hanno fatto l'1-1 e poi lì ho pensato che ci saranno ancora più spazi adesso».
Quando si è trovato con il pallone a centrocampo, la decisione è stata immediata e ragionata al tempo stesso. «Ho avuto la fortuna di avere quel pallone al centrocampo e poi diciamo che lì ho tirato. Dico la verità, ho avuto subito l'idea di calciare, perché ho detto non c'è il portiere». Ma non si è trattato solo di opportunismo: Cutrone ha spiegato anche perché ha escluso l'opzione di fare qualche tocco in più. «Avevo il loro terzino, che è un giocatore molto veloce, quindi ho detto se provo a fare qualche tocco in più magari mi supera in velocità. Quindi ho detto calcio subito e cercando di centrare appunto la porta, poi è andata bene».
Una sintesi perfetta di istinto e calcolo, quella descritta dall'attaccante: la capacità di leggere la situazione in frazioni di secondo e tradurla in una scelta tecnica vincente.
Ciò che emerge dal racconto di Cutrone è la coerenza di un percorso costruito con determinazione sin dal momento dell'arrivo in Brianza. L'attaccante non si è lasciato distrarre da altre prospettive, ha focalizzato ogni energia sull'obiettivo della promozione e, quando la squadra ne ha avuto bisogno, ha saputo farsi trovare pronto nei momenti decisivi. La semifinale e la finale hanno entrambe lasciato il segno, ciascuna a modo suo: la prima con un gol da centrocampo destinato a restare nella memoria, la seconda con una notte di tensione e poi di liberazione collettiva.
Il Monza torna in Serie A. E Patrick Cutrone, almeno quella notte, non ha dormito.
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